Per la prima volta l’ONU contro l’utero in affitto (in Grecia)
La presa di posizione di Reem Alsalem, relatrice speciale sulla violenza contro le donne e le ragazze, che in una lettera esprime tutte le sue preoccupazioni al governo greco: la cosiddetta Gpa solidale ha creato un mercato che mette in pericolo le donne e i bambini. A dimostrazione del fatto che nessuna regolamentazione può rendere etica una pratica che è business e sfruttamento

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Reem Alsalem, relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne e le ragazze, ha espresso serie preoccupazioni riguardo alle pratiche di utero in affitto in Grecia in una lettera al governo greco datata 8 luglio 2024.

Si tratta della prima presa di posizione delle Nazioni Unite contro le pratiche di utero in affitto e arriva dopo che in Grecia si è registrato un aumento significativo degli “accordi di maternità surrogata”, con molte coppie internazionali che cercano questo “servizio” nel Paese grazie al suo ambiente legale favorevole. Questa tendenza solleva la preoccupazione che la Grecia diventi un centro per il turismo della compravendita di bambini.

La Grecia è uno dei pochi Paesi europei a permettere l’utero in affitto. Sebbene ufficialmente la Grecia permetta solo la maternità surrogata altruistica, le donne che diventano madri surrogate possono ricevere un compenso finanziario per “le spese ragionevoli relative al processo di maternità surrogata”. Ci sono varie condizioni per l’approvazione, volte a garantire che i genitori previsti siano idonei a crescere un bambino e che la madre surrogata non venga sfruttata. Tuttavia Alsalem sostiene che, sulla base dei dati disponibili, queste misure non sono sufficienti per affrontare le questioni etiche fondamentali associate a questa pratica.

Alsalem ha sottolineato che, nonostante il divieto di maternità surrogata commerciale, esiste ancora un rischio significativo di sfruttamento. Le donne vulnerabili possono sentirsi spinte a diventare surrogate a causa delle difficoltà economiche, anche se il denaro che ricevono si chiama ufficialmente “rimborso spese”. Questo quadro giuridico può portare a situazioni in cui le donne sono effettivamente coartate a diventare madri surrogate.

La lettera sottolinea come la pratica dell’utero in affitto sia in contraddizione con altre leggi greche contro la violenza sulle donne e il traffico di esseri umani, nonché con normative internazionali rettificate dal governo greco, in particolare la Convenzione di Istambul e il Protocollo di Palermo.

Una delle preoccupazioni principali è il benessere delle madri surrogate, che pagano un alto prezzo sia a livello fisico che emotivo. Anche con l’accesso all’assistenza sanitaria e psicologica, portare in grembo e dare alla luce un bambino per conto di qualcun altro può avere impatti negativi duraturi sulla salute e sul benessere di una donna. Alsalem sottolinea come questo aspetto sembri essere spesso trascurato e solleva domande sulla moralità di sottoporre le donne a tali rischi.

Un’altra preoccupazione sono i diritti e il benessere dei bambini nati attraverso queste pratiche. Alsalem scrive che “l’interesse del bambino deve essere una considerazione primaria in tutti gli accordi di maternità surrogata”. Accordi che invece tendono a dare la priorità ai desideri dei committenti rispetto all’interesse del bambino, portando potenzialmente a situazioni in cui i bambini sono trattati come merce piuttosto che come individui con diritti intrinseci.

Alsalem esorta la Grecia a rivedere la sua legislazione sulla maternità surrogata in modo da proteggere le donne che diventano madri surrogate e i bambini nati attraverso questi accordi. Il caso Grecia è una lampante dimostrazione che la pratica della maternità surrogata, anche quando regolata e sottoposta a restrizioni, resta etiamente problematica e comporta rischi che nessun quadro giuridico potrà risolvere.

Qui il testo completo della lettera di Reem Alsalem al governo greco.

Del mercato della surrogazione in Grecia vi avevamo già parlato qui. 

Maria Celeste


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