Tutta la verità su Imane Khelif (o quasi)
"Non ho visto gli esami". "L'IBA è screditata". "Il giornalista algerino cerca fama". La medaglia d'oro della boxe ospite da Massimo Giletti contrattacca

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Imane Khelif e Massimo Giletti a Lo Stato delle cose

Speravamo che l’intervista di Massimo Giletti a Imane Khelif nel corso di “Lo Stato delle cose” avrebbe definitivamente gettato luce sulla vicenda. È femmina! No, è maschio! Purtroppo, passato il rumore assordante degli applausi a scena aperta, restano solo dubbi.
Tralasciando il penoso stralcio in cui si accusa per l’ennesima volta Angela Carini di aver fatto una “pessima figura”: Khelif magnanimamente l’ha perdonata – yawn – entriamo nel vivo della questione.

Giletti chiede a Khelif come ha reagito alla notizia della squalifica ai Mondali di Nuova Delhi nel 2023 quando “l’IBA dice di aver trovato cromosomi maschili (XY) nel suo DNA”. La risposta di Khelif suona confusa: “Prima che venissi esclusa dalla coppa del mondo del 2023 avevo già vinto l’argento nel 2022 a Istanbul. Al Campionato mondiale del 2023 ho fatto 4 incontri, ne ho vinti 4 di fila. (…) Ma prima della finale sono stata esclusa senza una motivazione ufficiale, senza niente di certo. Mi hanno detto che avevano fatto degli esami nei giorni precedenti all’incontro e quindi questi esami … io naturalmente volevo dei chiarimenti … io vorrei anche sottolineare al pubblico, all’opinione pubblica che ciò che è stato fatto dalla Federazione internazionale di boxe è una cosa assolutamente casuale (…)”.

Perché Khelif dice che non c’è stata una motivazione ufficiale all’esclusione? Non c’erano gli esami del DNA?

Giletti incalza: “Quel cromosoma maschile che dicono di aver trovato delle tracce nel suo DNA, lei li ha mai visti questi esami?”.
Khelif: “Io questi esami della Federazione internazionale di boxe no, non li ho visti, neanche successivamente alla mia esclusione”. È una dichiarazione di un certo peso. Khelif stava facendo una competizione mondiale, era in finale.

È davvero incredibile che non abbia visto gli esami prima e dopo l’esclusione. Chiaramente non avendoli visti non può dirci cosa c’era scritto. 

Continua Khelif: “Infatti quel giorno mi hanno portato un foglio e mi hanno chiesto di firmare questo pezzo di carta in cui dichiaravo che non avrei gareggiato. Dopodiché la situazione mi sembrava irreale, non ci credevo. Essere in finale e poi non avere la possibilità di gareggiare. Io stavo sognando la medaglia d’oro e questo sogno è svanito”.

È mai possibile che Imane Khelif, finalista che ha dietro la Federazione algerina di boxe, firmi un documento di squalifica senza capire perché, “alla cieca”?

Andiamo avanti. “Poi hanno inviato questi esami ma non erano particolareggiati, erano molto generici e di conseguenza noi come Federazione algerina per la boxe ci siamo opposti e abbiamo presentato appello”.

Non c’è una contraddizione? Se la federazione algerina ha fatto appello allora ha visto gli esami. Eppure, a suo dire, sono “generici”. In che senso?

Come mai Khelif non ha mai risposto con un esame cromosomico fatto da un laboratorio indipendente di sua scelta? Come mai non li ha denunciati per aver dichiarato il falso?  Khelif: “Dopo l’appello abbiamo visto che la credibilità della federazione internazionale di boxe non esiste più, non hanno più nessuna credibilità. Dopo questa nostra richiesta. (…) Allora dopo aver presentato l’appello con la Federazione algerina della boxe, dopo che ero stata esclusa dalla coppa del mondo, quello stesso giorno hanno respinto il mio appello e hanno fatto una nuova votazione, allora dico se tutto fosse avvenuto in maniera regolare perché avrebbero dovuto indire nuove votazioni per escludermi?”.

Strano. L’IBA sostiene che l’appello venne ritirato da Khelif. Chi ha ragione? Khelif naturalmente. A suo dire l’IBA è un’organizzazione screditata. Eppure ha offerto a Khelif di rifare il sex test, un semplice tampone, gratis.

Altra domanda: il testosterone. Giletti chiede del livello molto alto rispetto alle donne. Khelif: “Io credo che la donna, la donna sportiva e la donna ordinaria possono naturalmente essere diverse perché (è) una donna che fa sport, solleva pesi e fa altri tipi di attività. Tuttavia posso assicurarvi che io sono sempre molto attenta ai miei ormoni. Noi prendiamo tutte le precauzioni (…)”.

Bene, Khelif dice che ci sono livelli di testosterone diversi tra la donna sportiva e quella ordinaria. Il livello di testosterone di Imane Khelif però è compatibile con quelli di un uomo, non quelli di una donna.

Infine Giletti parla delle rivelazioni del “giornalista algerino”, non lo chiama nemmeno per nome. Non è difficile da pronunciare. Per lui Djaffer Ait Oudia è un signor nessuno. Nemmeno Khelif lo nomina. Giletti dice: “Una rivista francese ha rilanciato l’esistenza di presunti referti medici che attesterebbero secondo questo giornalista che lei è davvero un uomo, addirittura parla di un pene, addirittura va nella intimità, nella morbosità della cosa”. (I referti medici sono morbosi?). “Li ha denunciati?”.
Khelif: “I miei avvocati mi hanno avvisata, abbiamo subito provveduto ai passi legali necessari. Tutta la mia squadra di avvocati sta lavorando su questo. E quindi ci vedremo in tribunale. E non possiamo chiaramente aggiungere altri dettagli perché la causa è ancora in corso. Tuttavia vorrei dire una frase “il successo ha i suoi nemici, ogni persona che ha successo si ritroverà con dei nemici”.
Giletti suggerisce di denunciarlo anche in Francia.“Si certo partiremo con una denuncia contro questo giornalista che non credo sia molto conosciuto. Cercava un po’ di fama”.

La denuncia è per fake news? È partita o è solo una minaccia come quella fatta a Musk e JK Rowling?

Giletti: “Questo giornalista ha detto di averla denunciata perché il suo avvocato ha detto delle cose su di lui a Bild. Quest’uomo cosa vuole da lei?
Come per l’IBA Khelif parte con il classico character assassination: dice che agisce per invidia e poi perché odia il successo. È “un algerino di cittadinanza francese quindi io credo che abbia un po di odio per il suo paese di origine e che lo abbia sfogato su Imane Khelif. Comunque ci vedremo in tribunale”.

L’ultima domanda doveva essere risolutiva. Giletti in fondo l’ha chiesto in tutti i modi: “A chi dice che lei è un uomo, guardando la camera, che cosa vorrebbe dire”. E dai Khelif diccelo: “Sono una donna”. “No, sono un uomo”. “Ecco il test!”. Invece guizza via ancora una volta come un’anguilla: “Ma cosa potrei dire? Gli dirò che io sono una medaglia d’oro, voi potete parlare, chiacchierare ma ricordate che Imane Khelif c’è”.

Scrosci di applausi in studio. Sipario.


Francesca Rossi


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