Stop al “lavoro sessuale”. Da Julia Klöckner ad Alice Schwarzer a Herta Däubler-Gmelin l’appello per abolire la prostituzione in Germania
Cresce il fronte trasversale che vuole adottare il Modello Nordico. Dopo CDU/CSU anche alcune voci dell'SPD e dei Verdi ammettono l'errore della riforma del 2002 che ha trasformato il Paese nel "bordello d'Europa"

Condividi questo articolo

Alla cerimonia di consegna dell’HeldinnenAward della Fondazione Alice Schwarzer, lo scorso novembre, la Presidente del Bundestag Julia Klöckner ha pronunciato parole chiare.

“Nel cuore della nostra società esiste un mercato di schiave. Donne provenienti dalle istituzioni per poveri d’Europa vengono picchiate, costrette a farsi sputare in faccia e a strisciare in ginocchio davanti ai loro clienti”.

Julia Klöckner ha definito fallito il tentativo tedesco di trasformare la prostituzione in una “professione come le altre”.

“Da oltre due decenni osserviamo che in Germania la nostra legislazione non protegge a sufficienza le persone coinvolte nella prostituzione. Al contrario: la Germania è diventata il bordello d’Europa”.

Già in precedenza, nel suo discorso di apertura, Alice Schwarzer aveva richiamato la Convenzione ONU per la lotta contro la tratta di esseri umani del 1949: “La prostituzione e il male che l’accompagna, la tratta di esseri umani, sono incompatibili con la dignità e il valore della persona umana”. E ciò indipendentemente dal “consenso” della persona. Allo stesso modo, stabiliva la Convenzione,  “chiunque gestisca un bordello deve essere punito”. Questo avveniva 76 anni fa.
Schwarzer ha poi chiarito un punto centrale: “Se vogliamo una vera parità nella società, non la otterremo mai finché esisterà la prostituzione – finché le donne resteranno il sesso comprabile”. Da qui la richiesta di punire i clienti, come già avviene da tempo in paesi quali Svezia, Irlanda o Francia. “Perché? Perché sono loro a creare il mercato”.

È la stessa richiesta avanzata anche dalle due premiate della serata del 4 novembre, insignite del riconoscimento presso la Rappresentanza del Baden-Württemberg: Sabine Constabel e Cathrin Schauer-Kelpin.

Da oltre trent’anni entrambe lavorano come assistenti sociali accanto alle donne coinvolte nella prostituzione, accompagnandole nei percorsi di uscita. Sabine Constabel opera a Stoccarda con il caffè per prostitute La Strada, nel cuore del quartiere a luci rosse, ed è presidente dell’associazione Sisters – per l’uscita dalla prostituzione. Cathrin Schauer-Kelpin è invece attiva con una casa rifugio al confine ceco e con l’associazione KARO. Entrambe sono al fianco delle donne, ma contro il sistema della prostituzione.

«Ho visto sofferenze inimmaginabili: donne picchiate fino a sanguinare, ferite, spezzate. E quasi tutte avevano già subito violenze durante l’infanzia. Queste storie non sono romanzi gialli: sono tragedie che accadono in mezzo a noi», – ha dichiarato, visibilmente commossa, Cathrin Schauer-Kelpin. «Resto indignata davanti a un sistema che maschera povertà, violenza e abuso con parole rassicuranti. Resto indignata di fronte a strutture che trasformano i corpi delle donne in merce e lo chiamano autodeterminazione sessuale. Resto indignata quando la politica e la società scelgono di voltarsi dall’altra parte».

Sabine Constabel ha poi denunciato: «Là fuori si continua a parlare di lavoro sessuale volontario. Ma la maggior parte delle donne che ho incontrato aveva già subito violenze sessuali da bambine o da adolescenti».

E ha aggiunto: «Dobbiamo avere il coraggio di applicare anche in Germania il divieto di acquisto di prestazioni sessuali». A fare eco alle sue parole è stata la Presidente del Bundestag Julia Klöckner: «Dobbiamo finalmente vietare anche qui l’acquisto di prestazioni sessuali».

Il discorso di Klöckner ha avuto grande risonanza: la notizia è stata ripresa da tutti i principali media, dalla Bild allo Spiegel.

Il giorno successivo alla premiazione è intervenuta anche Nina Warken. La Ministra della Salute e presidente dell’Unione femminile della CDU ha dichiarato: «Come altri Paesi, anche la Germania ha bisogno di un divieto rigoroso dell’acquisto di prestazioni sessuali da parte dei clienti».

Le prostitute invece dovrebbero restare impunite e poter contare su ampi programmi di sostegno per l’uscita. «La Germania non deve più essere il bordello d’Europa». Il giorno dopo, Anja Weisgerber (CSU) ha dichiarato nel programma televisivo ARD-Morgenmagazin: « L’obiettivo era registrare le persone coinvolte affinché potessero accedere alla previdenza sociale, all’assicurazione sanitaria e a quella contro la disoccupazione. In realtà, solo il 10–15% risulta registrato presso le autorità.  Ciò significa che la stragrande maggioranza lavora nell’ombra ed è quindi indifesa nei confronti di protettori e clienti», ha denunciato la vice presidente del gruppo parlamentare CDU/CSU. E ha lanciato un messaggio chiaro alla lobby pro-prostituzione: “Il 10% che lo fa volontariamente non giustifica l’abbandono del 90%”.

Il fronte delle donne dell’Unione che sostengono il cosiddetto Modello Nordico è ampio e in costante espansione.

È noto da tempo che la ministra della Scienza Dorothee Bär (CSU) è favorevole al cosiddetto Modello Nordico, che prevede la criminalizzazione dei profittatori del sistema – clienti, protettori, gestori di bordelli – e al contempo la depenalizzazione delle prostitute, accompagnata da concrete misure di uscita.

La stessa posizione è condivisa da  Mechthild Heil, presidente del gruppo delle donne CDU/CSU, e Elisabeth Winkelmeier-Becker (CDU). La deputata al Bundestag, ex giudice e per lungo tempo presidente della Commissione Giustizia, è impegnata da molti anni contro quella che definisce una situazione legislativa scandalosa.

Un fronte femminile così ampio e determinato difficilmente potrà essere ignorato ancora a lungo dall’Unione, tanto più che già prima del cambio di governo era stata presa una decisione chiara in merito. Nel febbraio 2024 il gruppo parlamentare CDU/CSU al Bundestag si era già espresso a favore del Modello Nordico.  A maggio il congresso della CDU aveva deciso di inserire la punizione dei clienti nel programma politico del partito. Una linea critica, dunque, che l’Unione aveva già definito prima delle elezioni.  Secondo quanto si dice nei corridoi del partito, sarebbe anche la posizione del cancelliere Friedrich Merz.

Eppure, questa richiesta non compare più nel contratto di coalizione. Dove è finita? Si dice che la SPD l’abbia stralciata durante le trattative. Anche tra i socialdemocratici – ai quali si deve, insieme ai Verdi,  la fatale riforma della prostituzione del 2002 – si moltiplicano le voci che chiedono un vero cambio di paradigma.

In prima linea due ex ministre: «La riforma è stata un errore!», afferma oggi l’allora Ministra della Giustizia Herta Däubler-Gmelin. Non ha ancora incontrato, dice,  «una prostituta che non smetterebbe se potesse». Anche l’ex Ministra della Salute Ulla Schmidt sostiene oggi la rete SPD pro Modello Nordico: «Le donne non sono una merce».

Già nell’autunno 2023, l’allora Cancelliere Olaf Scholz aveva dichiarato al Bundestag: «Trovo inaccettabile che gli uomini comprino le donne!»

Durante il periodo della coalizione semaforo, tuttavia, solo pochi deputati hanno portato avanti questa battaglia all’interno della SPD. Ad esempio Leni Breymaier, che nel frattempo ha lasciato il Parlamento, è stata presidente di Sisters per dieci anni. Anche l’ex presidente del partito e attuale presidente della commissione per la famiglia, Saskia Esken, si è espressa a favore della punizione dei clienti. Così come l’eurodeputata Maria Noichl, da molti anni impegnata a Bruxelles contro la legge tedesca e la lobby pro-prostituzione.

La socialdemocratica di Rosenheim ha contribuito in modo decisivo alla risoluzione del Parlamento europeo del settembre 2023: «Il sistema della prostituzione è intrinsecamente violento e profondamente disumano!». In una “relazione d’iniziativa”, di cui Noichl è coautrice, il Parlamento afferma con una chiara maggioranza di 234 voti contro 175: «È un dato di fatto che nei paesi in cui la prostituzione è legale è molto più facile per i trafficanti di esseri umani sfruttare il quadro giuridico per abusare delle vittime». E: «Gli acquirenti di sesso svolgono un ruolo chiave nell’ampliare questi mercati».
Pertanto, la punizione dei clienti non è una questione di “moralità”, come sostengono i critici, ma è uno strumento per  fermare la domanda di donne come merce e quindi di contenere il mercato.

Anche la Ministra del Lavoro Bärbel Bas (SPD) ritiene il Modello Nordico «assolutamente degno di considerazione».
La sua città natale, Duisburg, è tristemente famosa per il suo quartiere a luci rosse, dove bande criminali come Hells Angels e Bandidos agiscono con particolare brutalità. «Vedo la miseria e vedo che la prostituzione forzata peggiora sempre di più», ha detto Bas dopo la sua elezione a Presidente del Bundestag in una intervista ad EMMA. «Così com’è ora, non può restare».
E come dovrebbe diventare, signora Bas?

Il capo della polizia di Duisburg, Alexander Dierselhuis, parla chiaro.
L’ex pubblico ministero specializzato in criminalità organizzata ha spiegato, come esperto nella Commissione Famiglia del Bundestag, perché l’argomento secondo cui la punizione dei clienti spingerebbe la prostituzione nel “sommerso” è semplicemente infondato: «Sappiamo dove sono i bordelli, ma non abbiamo la minima idea di ciò che accade al loro interno. Il sistema attuale è già un enorme campo oscuro».
Poiché i procedimenti per tratta spesso falliscono a causa della paura delle vittime, Dierselhuis sostiene la necessità di punire l’acquisto di sesso in quanto tale: «Avremmo così un reato facilmente dimostrabile e una porta d’ingresso alle indagini».

«La cosa più grave è che abbiamo un quadro legislativo che rende possibile tutto questo», afferma Jasmina Hostert, un’altra voce all’interno dell’SPD che si batte per la punizione dei clienti. La portavoce per la politica femminile del gruppo parlamentare SPD è originaria della Bosnia e conosce bene i mezzi con cui le donne dell’Europa orientale vengono attirate in Germania.
Hostert ritiene che il punto cruciale sia la domanda, ovvero i clienti:«Dobbiamo insegnare ai ragazzi che le donne non sono merce. Dobbiamo cambiare la mentalità, e questo è possibile attraverso il Modello Nordico».

Sempre più donne socialdemocratiche alla base sembrano condividere questa analisi. Il 16 e 17 novembre, alla conferenza federale delle donne della SPD, si sono confrontate due schieramenti: uno affermava «il lavoro sessuale è un lavoro come un altro». L’altro dichiarava: «La prostituzione è violenza contro le donne». La conferenza ha revocato la precedente opposizione al Modello Nordico, decidendo di affrontare apertamente entrambe le posizioni.

Maria Noichl parla di una vittoria parziale: «È un grande successo per il gruppo sempre più forte all’interno delle donne della SPD che combatte apertamente e a gran voce per il Modello Nordico».
E l’eurodeputata fa notare alle sue compagne di partito che «altre forze socialdemocratiche in Paesi come Svezia, Spagna o Francia hanno già compiuto questo passo schierandosi  dalla parte dei più deboli».

E Die Linke? In passato era favorevole alla prostituzione. Non è ancora chiaro se il partito, nel frattempo ringiovanito e femminilizzato, abbia cambiato linea. Esiste però anche al suo interno una rete chiamata La sinistra per un mondo senza prostituzione.

Infine, i Verdi. Sono loro gli ideatori dello slogan: “La prostituzione è un lavoro come un altro”. Per loro, le donne che si prostituiscono sono semplicemente  “lavoratrici del sesso”.

Ma anche in questa oscurità c’è una luce, e non piccola.

La presidente del partito Franziska Brantner sarebbe favorevole ad un divieto di acquisto di prestazioni sessuali “secondo il modello francese”. In Francia la prostituzione è considerata una grave violazione della dignità umana: i clienti vengono puniti, così come protettori e gestori di bordelli, mentre alle donne che vogliono uscire da sistema viene offerto sostegno. Brantner aveva già firmato, da eurodeputata l’appello di Bruxelles: “Per un’Europa senza prostituzione”. Nel 1996 un’alleanza trasversale di donne riuscì finalmente a introdurre la punizione dello stupro all’interno del matrimonio. Fino ad allora vigeva il cosiddetto diritto del marito. Fu la deputata SPD Ulla Schmidt a prendere l’iniziativa, e tutte aderirono.

Sarebbe auspicabile che oggi fossero di nuovo le donne della CDU/CSU a farsi promotrici dell’iniziativa legislativa, e sarebbe meraviglioso che, ancora una volta, tutte partecipassero. Perché non è in gioco solo il destino delle donne più povere tra le povere. È in gioco la dignità umana di tutti, di entrambi i sessi.

Ada Letizia

 


Questo articolo è prodotto grazie a lavoro volontario.
Gran parte delle notizie che leggi qui non le troverai su nessun altro media.
Se pensi che nostro lavoro sia utile, grazie se potrai sostenerci.
Anche il più piccolo contributo è prezioso!

Puoi fare un bonifico a:
Associazione RadFem Italia
IBAN: IT59W0306909606100000402734

Condividi questo articolo
Torna in alto