SPAGNA: COME LA LEY TRANS STA DANNEGGIANDO LE DONNE
L'associazione Contra el Borrado de las Mujeres documenta oltre cento episodi in cui l’applicazione della cosiddetta "legge Trans" avrebbe inciso sull’applicazione delle norme contro la violenza maschile, sull’accesso agli spazi riservati alle donne e sulla trasparenza dei dati istituzionali

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Una mappa elaborata dalla spagnola Alianza Contra el Borrado de las Mujeres – Alleanza Contro la Cancellazione delle Donne- raccoglie e localizza oltre un centinaio di casi in cui l’applicazione della legge sull’autodeterminazione del sesso anagrafico, la cosiddetta Ley Trans, avrebbe prodotto effetti controversi sul funzionamento delle leggi contro la violenza maschile, sulle politiche di uguaglianza e sulla tutela degli spazi riservati alle donne.

Molto prima dell’approvazione della norma, le organizzazioni femministe avevano già segnalato il rischio di conflitto tra l’autodeterminazione del sesso legale e le tutele fondate sulla categoria giuridica del sesso. I casi documentati mostrerebbero come, in alcune situazioni, il cambio anagrafico abbia impedito l’applicazione della legge contro la violenza sulle donne, trasferendo i procedimenti dai tribunali specializzati a quelli ordinari, con la conseguente perdita di protezioni specifiche per le vittime.

La mappa riporta episodi in cui uomini condannati o indagati per violenza contro partner o ex partner non sono stati giudicati ai sensi della normativa sulla violenza maschile perché le aggressioni sono avvenute dopo il cambio del sesso registrale. In altri casi, l’incertezza sulla competenza giudiziaria avrebbe rallentato i procedimenti, incidendo sulla sicurezza delle vittime.

Il rapporto segnala inoltre un possibile uso opportunistico della legge in ambiti diversi: dall’accesso a concorsi pubblici con prove fisiche differenziate, si sottolinea in particolare l’elevato numero di richieste di cambio di sesso anagrafico provenienti da appartenenti a forze armate, polizia, vigili del fuoco, all’occupazione di quote riservate alle donne nelle liste elettorali, fino alle richieste di affidamento dei figli. 

Un capitolo rilevante riguarda l’accesso agli spazi riservati alle donne, come spogliatoi nei luoghi di lavoro, strutture sportive e carceri femminili. La mappa include casi denunciati da lavoratrici, famiglie e associazioni, oltre a episodi che coinvolgono detenuti condannati per reati sessuali o violenti che, dopo il cambio anagrafico, hanno chiesto il trasferimento in sezioni femminili. Il dossier sottolinea che il cambio del sesso registrale non prevede la verifica dei precedenti penali.

Il documento critica anche il ruolo dei media, accusati di confondere sistematicamente sesso e genere nel racconto di questi casi, contribuendo — secondo le autrici — a distorcere le statistiche sulla criminalità e a oscurare la responsabilità maschile in reati come stupri e femminicidi.

Infine, si denuncia una mancanza di trasparenza istituzionale. A fronte di richieste ufficiali di accesso agli atti, il Ministero della Presidenza, Giustizia e Rapporti con il Parlamento avrebbe dichiarato di non disporre di dati aggregati su numero, distribuzione territoriale, sesso dei richiedenti, casi respinti o possibili frodi. Una lacuna informativa che, secondo l’Alleanza non sarebbe casuale ma indicherebbe una volontà di non rendere pubblici gli effetti reali della legge.

La mappa, concludono le promotrici, mette in discussione le dichiarazioni ufficiali sull’assenza di impatti negativi della legge sui diritti delle donne e sollecita un dibattito pubblico basato su dati verificabili.

Traduzione e adattamento Efferre

Qui potete trovare il dossier originale  e consultare la mappa


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