No, il velo non è “femminista”
Non tutte le scelte, per quanto apparentemente libere, sono definibili come femminismo. La modestia dell'abbigliamento islamico è una resa all'idea dell'impurità della donna e dell'ingovernabilità della sessualità maschile. E non si capisce perché un settimanale di sinistra come l'Espresso faccia propaganda al modest fashion ***

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L’ultimo numero dell’Espresso, nella serie “Belle storie”, pubblica un testo di Francesca Barra dal titolo: “Indossare il velo è una scelta femminista”.

L’autrice intervista Aya Mohamed, definita “attivista italo-egiziana”. Aya (su Instagram @milanpyramid) “sui social spiega come intende la fede: «Il femminismo non è unico e universale per tutte le donne al mondo, per questo sono consapevole del fatto che ogni popolo porta avanti la propria cultura. Per me il velo è una libera scelta al pari di una minigonna»
Dice Aya: «Condividevo con gli altri il modo in cui combinavo il velo al mio stile. Non era così popolare nei negozi mainstream, oggi molti brand fanno collezioni anche modest fashion. C’è maggiore apertura e attenzione». Oggi Aya affianca la sua passione per la moda a eventi culturali, facendo convergere la musica, la moda, il cibo e l’arte.

“A diciotto anni ha iniziato a indossare il velo per scelta e solo lei in casa, perché le sue sorelle non lo fanno e sua madre interpreta in modo differente da lei il velo, indossando un altro copricapo. «Indossare il velo è una scelta femminista, soprattutto oggi. Io credo in un femminismo intersezionale perché lo sono le nostre esperienze. Il femminismo non è unico e universale per tutte le donne al mondo, per questo sono consapevole del fatto che ogni popolo porta avanti la propria cultura. Per me il velo è una libera scelta al pari di quello delle suore o di una minigonna. Le suore e le ragazze musulmane sono diverse, ma il loro committment nelle rispettive fedi è la prima cosa che vediamo. Quando una donna viene uccisa perché non indossa il velo, questo omicidio non può diventare un’etichetta per tutti i Paesi musulmani. Il problema in quel caso è politico, non religioso. Il problema è la teocrazia errata non basata sul Corano. Quando si impedisce a una donna musulmana di guidare non è scritto nel Corano e non è un divieto applicato in tutti i Paesi musulmani. Dobbiamo distinguere. Il velo è un codice di abbigliamento, l’Islam è anche uno stile di vita con regole per uomini e donne. Quando lo indosso, le persone sanno che sono musulmana. È il mio modo di manifestarlo: un esercizio spirituale come digiunare o pregare».

Qualche osservazione:

  1. Non è affatto indispensabile che tutto sia “femminista”. Il femminismo non è obbligatorio.
  2. Il velo può essere una scelta: probabilmente nella stragrande maggioranza dei casi a livello globale non lo è, a giudicare per esempio dalla straziante lotta delle iraniane che pagano con la vita il fatto di volerselo levare, ma per alcune come Aya rientra nel novero delle libere scelte. In ogni caso non si tratta di una scelta “femminista”.
  3. Non tutte le libere scelte sono “femministe” (e ovviamente intersezionali, comme il faut). Esistono anche libere scelte per nulla “femministe”.
  4. Una donna che fa infibulare la propria figlia e che dichiara di esercitare una libertà di scelta non è affatto “femminista”; una donna che sceglie sia pure liberamente di prostituirsi non è “femminista”.
  5. La scelta di indossare il velo non può essere definita “femminista” perché, sia pure adottata senza costrizioni, asseconda l’idea della donna come portatrice di impurità e disordine per il fatto di suscitare con l’esposizione delle suo chiome l‘incontenibile e ingovernabile desiderio sessuale degli uomini: nella jāhiliyya preislamica, il periodo dell’ignoranza precedente alla venuta di Maometto, le donne che esponevano le proprie membra e manifestavano la propria voracità sessuale erano le principali promotrici del caos. Il velo così come gli altri indumenti che nascondono il corpo femminile peccaminoso e impuro non sono definibili “femministi”, ma costituiscono la resa all’idea di una sessualità maschile predatoria e a quella di una sessualità femminile minacciosa per l’ordine costituito. Dunque rappresentano precisamente il contrario del femminismo.
  6. Se tutte indossassimo liberamente il velo il mondo certamente non diventerebbe più “femminista”.
  7. Davvero non è chiaro, in conclusione, per quale ragione il femminismo liberale sostenuto dalla sinistra progressista si impegni tanto nella propaganda al velo islamico.  MARINA TERRAGNI
  8. *** Aya Mohamed, come si può vedere dal suo profilo Instagram, è testimonial “modest fashion” per i più grandi brand di moda. Forse dichiararsi femminista fa parte del marketing 

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