Bambine/i con disforia di genere: dare tempo al tempo è la cura migliore
Lo conferma un recentissimo studio tedesco: nel giro di 5 anni dalla diagnosi quasi 7 minori con disforia su 10 "desistono" facendo pace con il proprio sesso biologico: nuove prove contro la medicalizzazione precoce che quasi sempre invece è il primo passo verso la transizione

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… perché a undici anni, sia pure precoci, si sogna vasto e confuso senza riferimento alle cose reali, inventando il futuro, e sentendo solo il terrore la baldanza e l’inafferrabile acerbità della vita: tutto allora, del nostro corpo e del nostro spirito, c’ingombra e ci atterrisce; e per dimenticare questa sgraziata crescita di noi stessi, ci si guarda intorno a scoprire un modello di vita riuscita nel quale si esaltino, placandosi, ammirazione e immaginazione”. (Maria Bellonci, “Lucrezia Borgia”).
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Un recentissimo studio tedesco offre dati significativi a dimostrazione che lasciar passare del tempo è nella grande maggioranza dei casi la migliore terapia contro la disforia di genere nelle/nei minori.

In Germania, come in tutti Paesi occidentali, si è registrato un aumento vertiginoso dei casi di disforia e di incongruenza di genere, soprattutto tra le bambine. Lo studio evidenzia un aumento di otto volte delle diagnosi in un decennio e un registro internazionale ha mostrato un aumento da 47 su 100.000 a 479 su 100.000 tra i sedicenni. In oltre il 70 per cento dei casi sono presenti comorbidità psichiatriche (disturbi depressivi, disturbi d’ansia, disturbi di personalità, instabilità emotiva di tipo borderline, ADHD e PTSD). Tra le ragioni dell’aumento dei casi lo studio include anche la possibilità di sovradiagnosi.

Lo studio ha registrato un alto tasso di desistenza, in buona sostanza la risoluzione spontanea della disforia lasciando passare tempo: dopo 5 anni dalla diagnosi desiste il 63,6%; i tassi di desistenza sono superiori al 50% in tutte le fasce d’età, variando dal 72,7% nelle ragazze di età compresa tra 15 e 19 anni al 50,3% nei maschi di età compresa tra 20 e 24 anni. L’alto tasso di desistenza osservato, con il 63,6% degli individui che non mantengono la diagnosi dopo cinque anni, sottolinea la natura in gran parte dei casi transitoria dell’ideazione transgender durante l’infanzia e l’adolescenza.

Con tassi di desistenza così elevati, la tesi contro la medicalizzazione dell’incongruenza di genere è ancora più forte di quanto affermato nella Cass Review.

* una sintesi dello studio potete leggerla qui in inglese 

** qui invece lo studio in tedesco

Del resto la stessa Società Italiana di Pediatria indica da tempo tassi di desistenza molto simili: solo nel 12-27 per cento dei casi la disforia permane nel passaggio all’adolescenza. Hanneke Kouwenberg, esperta olandese in transizione, sostiene che l’unica vera cura per la disforia dei bambini è proprio la desistenza, cioè dargli il tempo per fare pace con il proprio sesso biologico, sostenendoli e curandoli per eventuali comorbidità.

Viceversa il blocco dello sviluppo puberale con triptorelina -che interrompe la transizione fisiologica verso l’età adulta- è nei fatti una profezia che si autoavvera: in oltre il 90 per cento dei casi quando cominci con i blocker prosegui con ormoni e chirurgia.

Il Cass Review ha avvisato anche dei rischi di irreversibilità della transizione sociale (la famosa “carriera alias” nelle scuole): una volta che l’hai intrapresa tornare indietro è molto difficile: “Quando si prendono decisioni sulla transizione sociale dei bambini in età prepuberale” scrive la pediatra “si dovrebbe garantire che possano essere visitati prima possibile da un professionista clinico con esperienza in materia”.

MARINA TERRAGNI

 

 

 

 


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