31 Dicembre 2020

Utero in affitto e "due padri": la nostra lettera alla Corte Costituzionale, che si pronuncerà il 27 gennaio

Condividi questo articolo

Con un'ordinanza -la n. 8325/ 2020- la Corte di Cassazione richiede nuovamente alla Corte Costituzionale che una bambina-o nata-o da utero in affitto possa essere iscritta-o all'anagrafe come figlia-o di due padri, il padre "biologico" e l'altro definito padre "intenzionale". La Cassazione a Sezioni Unite si era già chiaramente pronunciata contro questa possibilità, ma sorprendentemente la Prima Sezione ha inteso riaprire la questione e ora si attende il pronunciamento della Corte Costituzionale, previsto per il 27 gennaio. Corte alla quale noi della Rete Italiana contro l'Utero in Affitto abbiamo indirizzato la seguente lettera.

"La sentenza n. 12193/2019 delle Sezioni Unite della Cassazione ha offerto consistenza giuridica a quello che noi donne della Rete Italiana contro l’Utero in Affitto sosteniamo da sempre: e cioè che il primo diritto, interesse e bisogno di ognuna-o che nasce è non essere strappato alla madre che l’ha partorito, oltre che sapere che è proprio da lei che è venuto al mondo. 

Alcuni mesi prima della sentenza ci eravamo infatti rivolte a Sindaco, Giunta e Consiglio Comunale di Milano perché decidessero di interrompere le trascrizioni in automatico –che si andavano ormai consolidando come consuetudine- degli atti di nascita esteri di bambine e bambini nati da utero in affitto. Atti di nascita in cui la verità sulle origini delle creature veniva sostituita e “surrogata” dalla pretesa di essere indicati come padri o madri in assenza di legame genetico, sulla base della semplice “intenzione” -nonché del fatto di avere pagato per questo supposto “diritto”- perfezionando in questo modo la cancellazione della madre prevista dai contratti di surrogazione. 

Abbiamo chiesto che nell’atto di nascita venisse indicato solo il genitore biologico, suggerendo eventualmente l’istituto dell’adozione in casi particolari da parte del-della partner del padre come strada possibile per garantire la continuità affettiva. Siamo state ascoltate. Il Comune di Milano ha bloccato le trascrizioni ben prima della sentenza 12193/2019 che ha indicato con chiarezza questa strada. 

Abbiamo perciò appreso con stupore dell’ordinanza n. 8325 del 2020 con cui, a pochi mesi da quella sentenza, la stessa Cassazione (prima sezione) riapre nuovamente la questione. L’ordinanza propone la questione di costituzionalità dell’art. 12, comma 6, della legge n. 40 del 2004 (l’articolo di legge che vieta e sanziona il ricorso a utero in affitto in Italia), degli artt. 18 del d.p.r. n. 396 del 2000 e 64, comma 1, lett. g, e della legge n. 218 del 1995 nella parte in cui non consentono che si riconosca l’inserimento del cosiddetto “genitore d’intenzione” nell’atto di stato civile di un minore nato da utero in affitto. Secondo l’ordinanza, la sentenza delle Sezioni Unite si porrebbe in contrasto insanabile con il parere espresso in materia dalla Grande Camera della Corte Europea.

Non è nostro compito né intenzione addentrarci nei formalismi di questioni giuridiche di cui ci pare di poter rilevare la pretestuosità. La sostanza è nel reiterato tentativo di far rientrare dalla finestra ciò che credevamo definitivamente cacciato dalla porta: il riconoscimento di genitorialità piena per chi genitore non è sulla base di un supposto “diritto” economicamente acquisito, là dove i soldi possono tutto, anche violare la dignità di una donna con ogni evidenza in stato di bisogno (di più d’una, considerando anche le fornitrici di ovociti) e pregiudicare il destino di una creatura a cui viene inflitta una ferita così profonda e insanabile: dove sarebbe l’amore di genitore, quando è il proprio desiderio a contare più di tutto e tutti?

Consentire la trascrizione integrale all’anagrafe degli atti di nascita realizzati all’estero per le nate e i nati da utero in affitto (per non parlare dell’eventualità di giudicare incostituzionale il divieto di surrogazione espresso dalla legge 40) spalancherebbe le porte a una pratica di cui la stessa Corte Costituzionale ha ribadito l’illegittimità, affermando che offende in modo intollerabile la dignità della donna e mina nel profondo le relazioni umane” (sentenza 272/2017). 

Esprimiamo pertanto l’auspicio che la Corte Costituzionale voglia attenersi a quanto già limpidamente espresso e ribadito e voglia respingere in toto quanto proposto dall’ordinanza 8325/2020 della Cassazione".

Rete Italiana contro l'Utero in Affitto.   


Buona parte delle notizie pubblicate da Feminist Post non le leggerai altrove. Per questo è importante sostenerci, anche con un piccolo contributo: Feminist Post è prodotto unicamente grazie a lavoro volontario di molte e non gode di alcun finanziamento.
Se pensi che il nostro lavoro possa essere utile per la tua vita, saremo grate anche del più piccolo contributo.

Puoi darci il tuo contributo cliccando qui: Patreon - Feminist Post
   — oppure —
Puoi inviare a: ASSOCIAZIONE CULTURALE BLU BRAMANTE
Causale obbligatoria: FEMINIST POST
IBAN: IT80C0200812914000104838541
Potrebbe interessarti anche
2 Febbraio 2023
Nascere da "madre surrogata" morta
Docente dell’università di Oslo propone di utilizzare corpi di donne in coma irreversibile, danneggiabili senza complicazioni etiche, per condurre gravidanze per conto terzi. Ma anche uomini in stato vegetativo (così le femministe non si arrabbiano) innestando gli embrioni nel fegato. E i bambini? Tema non considerato
Può essere stato d'ispirazione Habla con ella, film di Pedro Almodovar in cui la giovane danzatrice Alicia, in coma per un incidente, resta incinta a opera di Benigno, l'infermiere che si occupa di lei. Anna Smajdor, docente di Bioetica Medica Università di Oslo, riprende e approfondisce un suggerimento avanzato nel 2000 dalla ricercatrice israeliana Rosalie Ber "per aggirare i problemi morali della maternità surrogata gestazionale" utilizzando come uteri in affitto donne in stato vegetativo persistente (PVS). Alla pratica dà il […]
Leggi ora
16 Gennaio 2023
Gli psicoanalisti italiani: stop ai puberty blockers
La Società Psicoanalitica Italiana critica sui bloccanti per la pubertà ai bambini: trattamento pericoloso e sperimentale. E si unisce a femministe gender critical e genitori nel chiedere dati scientifici e un dibattito pubblico sul migliore trattamento per i minori che soffrono disforia di genere
Da anni noi femministe gender critical lottiamo contro lo scandalo della medicalizzazione dei bambini nel nome dell’identità di genere. E da anni veniamo bollate come fasciste, reazionarie, bigotte. Oggi finalmente una società scientifica accreditata italiana, la Società Psicoanalitica Italiana (SPI), prende posizione, unendosi a noi nel lanciare un grido di allarme: l’uso di bloccanti della pubertà è un trattamento sperimentale che non ha una solida base scientifica, e causa gravi effetti collaterali. Soprattutto, nella maggior parte dei casi la disforia […]
Leggi ora
31 Dicembre 2022
Nuovo NO della Cassazione alla registrazione dei "due padri" da utero in affitto
Per la seconda volta la Corte Suprema ribadisce: quegli atti di nascita formati all’estero non possono essere registrati dalle anagrafi italiane. Per il/la partner del padre biologico la strada è solo l’adozione. La maternità surrogata resta un elevato disvalore e viola la dignità della donna. Il sindaco Sala smetta subito di trascriverli, come richiesto nel nostro esposto
Le sentenze vanno lette con attenzione perché il diavolo, per così dire, si nasconde nei dettagli. Ma nessun dubbio sul fatto che la Cassazione a Sezioni Unite con la sentenza 38162 depositata ieri torna a respingere la richiesta di registrazione integrale e automatica degli atti di nascita dei bambini nati all'estero da utero in affitto, consentendo all'anagrafe unicamente l'indicazione del genitore biologico. La domanda era molto semplice. In breve: l'atto di nascita realizzato in Canada di un bambino nato da […]
Leggi ora
21 Dicembre 2022
Un esposto contro Beppe Sala
Il sindaco di Milano ha deciso unilateralmente di registrare gli atti di nascita dei figli "di coppie omogenitoriali", compresi i nati da utero in affitto, pratica che in Italia è un reato e che anche l'Europa stigmatizza come sfruttamento. Di fronte al rifiuto di ogni confronto politico la Rete per l'Inviolabilità del Corpo Femminile si rivolge alla magistratura perché valuti un'eventuale violazione della legge: l'anagrafe, infatti, è di stretta competenza dello Stato centrale
Lo scorso 2 luglio 2022 in occasione del Gay Pride il sindaco di Milano Beppe Sala annunciava pubblicamente dal palco della manifestazione di avere “da ieri riattivato il riconoscimento dei figli nati in Italia da coppie omogenitoriali. È con grande gioia che ho firmato ieri io personalmente nel mio ufficio” aggiungendo che “Milano vuole essere la capitale dei diritti e dei doveri!”. La pratica dell’utero in affitto -o gestazione per altri- non può essere a nessun titolo considerata un diritto. […]
Leggi ora
21 Ottobre 2022
Donne-contenitori: prolife e pro-utero in affitto la vedono allo stesso modo
Per gli uni e per gli altri il corpo femminile deve mettersi a disposizione per "produrre" il nascituro rinunciando alla possibilità di scelta una volta che la gravidanza è avviata. Ma una nuova vita inizia davvero solo quando c'è il sì materno: fatto inaggirabile e irraggiungibile dal diritto. Diversamente l'unica possibilità è la coazione
Sul ddl depositato da Maurizio Gasparri per modificare l’articolo 1 del Codice civile e introdurre nel nostro ordinamento il riconoscimento della capacità giuridica al concepito "con l’intento di prevenire l’aborto volontario, in qualsiasi forma, legale o clandestino che sia” si possono dire almeno tre cose. La prima: è altamente improbabile che il ddl arrivi nelle aule parlamentari. L'immediata conseguenza della sua approvazione sarebbe la sostanziale inapplicabilità della legge 194 perché l'aborto equivarrebbe di fatto a un omicidio. Nessuna delle forze di maggioranza […]
Leggi ora
4 Ottobre 2022
USA, coppia gay fa causa: l'utero in affitto è un "diritto", va pagato dall'assicurazione sanitaria
La richiesta dei due uomini punta a far riconoscere come "disabilità" il fatto di non disporre di un utero: pretesa assurda, invidiosa e rivelatrice. Se vincessero in tribunale in tutta l'America assicurazioni e datori di lavoro dovrebbero rimborsare le gestazioni per altri for men
Una coppia gay ha avviato una causa al tribunale del lavoro di New York chiedendo che l’assicurazione fornita dal datore di lavoro paghi al posto loro tutti i costi dell’utero in affitto, al fine di garantire “pari opportunità nell’accesso alle cure della fertilità”. A tutti gli effetti si richiede che una coppia di maschi gay diventi per legge una categoria protetta in quanto entrambi privi di utero e privi di accesso a un utero. Se vincessero la causa, in tutti […]
Leggi ora