8 Febbraio 2021

Quando sono "ritornata" a essere donna. E da transman mi sono ritrovata femminista

Condividi questo articolo

Una testimonianza splendida della nostra nuova collaboratrice Valentina Beoni.

Quando mi identificavo ancora come uomo transessuale, mi capitava spesso di reagire male ai commenti sui social e in particolare a quelli delle femministe radicali (che chiamavo "TERF"). Avevo anche litigato con Magdalen Berns, gender critical e youtuber britannica scomparsa nel 2019, perché alla sua affermazione "you are not a male" (tu non sei un maschio) io l'avevo riempita di insulti.

Appena ho deciso di interrompere il percorso di transizione ho pensato di andarla a cercare per chiederle scusa, e dopo aver scoperto che era deceduta ho letto sotto i suoi video commenti di attivisti trans del genere "una di meno" oppure "finalmente".

Premetto che nonostante la mia decisione di "ritornare" donna, avevo continuato a partecipare ai gruppi di attivismo trans, pensando di poter in qualche modo contribuire o aiutare anche con la mia esperienza. Ma quando mi sono imbattuta in quei commenti ho preso la decisione drastica di non essere più attivista trans, oltretutto mi son resa conto che non faceva per me e che la mia esperienza di detransitioner era molto screditata ed ero spesso insultata (non all'interno del gruppo di cui facevo parte, ma soprattutto da persone trans all'esterno, attiviste o non).

Quando sono "ritornata" a essere donna. E da transman mi sono ritrovata femminista

Sono sempre stata una persona molto aperta, forse troppo, e anche un po' ingenuamente ho sempre pensato ci potesse essere un compromesso per mettere tutti d'accordo. Mi ricordo che (sempre sui social) cercavo di convincere gli integralisti religiosi a considerare normale l'omosessualità (e a volte ci riuscivo pure!). Oggi però, mi rendo conto che mettere tutti d'accordo non sempre è possibile. Ci sono questioni su cui è necessario prendere una posizione e portare avanti la propria idea.

Ho smesso quindi di essere una "mediatrice di conflitti" ad ogni costo. C'era da decidersi: o il femminismo liberale o il femminismo radicale. La questione che più mi premeva capire riguardava il genere e le varie domande che da esso nascono. Che cos'è l'identità di genere? Il genere è un costrutto sociale? Il genere va abbattuto o ne va creato uno nuovo o addirittura più di uno?

La mia esperienza di donna in detransizione mi ha fatto comprendere una cosa molto basilare: il sesso non si può cambiare e credere di poterlo fare è un delirio. Al tempo stesso una persona, credo, dovrebbe essere libera di poter intraprendere la transizione se pensa che modificare il proprio corpo possa farla sentire a suo agio. Questo mio pensiero sembra essere conflittuale, contraddittorio. Eppure ci sono persone transessuali che abbracciano questo pensiero e questa cosa mi fa sentire sollevata.

Mi sono avvicinata così al gruppo Radfem Italia e ho preso un po' di informazioni sul femminismo radicale. Di solito quando faccio scelte di questo tipo guardo sia l'idea che sta alla base di un movimento sia le varie posizioni sulle tematiche importanti ma non solo: mi piace relazionarmi con le persone che questa idea la rappresentano. Nel femminismo radicale ho trovato una vera e propria comunità, ho trovato delle sorelle, delle donne che credono profondamente in quello che fanno e si adoperano nel concreto per realizzarlo, senza aggrapparsi a semplici slogan. Ho trovato delle persone genuine, sincere, che non hanno paura di dire quello che pensano davvero, anche a costo di perdere le "grazie" della mainstream community.

Sono contenta di essermi ritrovata donna e soprattutto di essermi ritrovata femminista.

Valentina Beoni


When I “rebecame” a woman. And from transman I ended up a feminist

A splendid testimony from our new collaborator Valentina Beoni

When I still identified as a transexual man, I often reacted badly to comments on social media especially to those of radical feminists (that I called TERF). I had even argued with Magdalena Berns, gender critical and British youtuber that passed in 2019, because at her affirmation “you are not a male “I covered her in insults.

 As soon as I had decided to interrupt my transition process, I thought about looking her up to apologise, and after discovering she had passed, I read comments of gender trans activist “one less” or “finally” under her videos.

I state that even though I had decided to “rebecome” a woman, I had continued to participate in trans activist groups, thinking I could in some way contribute or help through my experience. However, when I stumbled upon those comments, I took the drastic decision to stop being a trans activist, furthermore I realised that it was not for me and that my experience as a detransitioner was very discredited and I was often insulted (not within the group I belonged to, but in particular by trans people on the outside, activist and non).

I have always been a very open person, maybe too much so, and a bit naively I always thought there could be a compromise that could get everyone to agree. I remember that (on social media) I had tried to convince religious fundamentalist to consider homosexuality normal (and sometimes I even succeeded). Today though I realise that trying to get everyone to agree is not always possible. There are matters where you must take your stand and move forward with your idea.

So, I stopped being a “conflict mediator” at any cost. There was to decide: either liberal feminism or radical feminism. The issue that mattered to me the most regarded gender and the various questions born from it. What is gender identity? Is gender a social construct? Should gender be demolished, should a new one be created or even more than one?

My experience as a detranstioning woman made me comprehend a very basic notion: sex cannot be changed and to think it can be is delirious. At the same time a person, I think, should be free to be able to transition if they think that modifying their body can make them feel more comfortable in their own skin. This belief of mine seems to be conflicting, contradictory. However, there are transexual people that share my belief, and this is reassuring to me.

This is why I approached the group Radfem Italia and I gathered some information on radical feminism. Usually when making these kinds of choices I look both at the ideal that is at the base of the movement and at the various positions not only on important thematics: I like to relate to the people who represent this ideal. Within radical feminism I found an actual community, I found a sisterhood, women who strongly believe in what they do and make every effort to achieve it, without resorting to simple slogans. I found some genuine, sincere, people who are not afraid to say what they truly think, even at the cost of losing the “grace” of the mainstream community.

I am glad I rediscovered myself as a woman and especially as a feminist.

Valentina Beoni


Buona parte delle notizie pubblicate da Feminist Post non le leggerai altrove. Per questo è importante sostenerci, anche con un piccolo contributo: Feminist Post è prodotto unicamente grazie a lavoro volontario di molte e non gode di alcun finanziamento.
Se pensi che il nostro lavoro possa essere utile per la tua vita, saremo grate anche del più piccolo contributo.

Puoi darci il tuo contributo cliccando qui: Patreon - Feminist Post
Potrebbe interessarti anche
25 Febbraio 2024
Il "latte" degli uomini
Il Servizio Sanitario Nazionale inglese assicura che il latte prodotto da un corpo maschile -stimolato con terapia farmacologica ad hoc- è buono per il neonato come quello di sua madre, che viene cancellata. Minimizzando i rischi per la salute del bambino ampiamente compensati dai benefici ideologici e simbolici. È il transumano, bellezze!
Il "latte" degli uomini è un esempio perfetto di quello che chiamiamo transumano. Il latte delle donne invece è umano, troppo umano, è il modello perfetto dell'umano che resiste e perciò l'allattamento naturale va degradato, sbeffeggiato, stigmatizzato come qualcosa di cui vergognarsi e da tenere nascosto. Anzi, è un atto perfino inutile e poco etico. Viceversa promuovere e magnificare l'"allattamento" maschile indica plasticamente la strada da percorrere. Secondo la prestigiosa rivista Pediatrics, organo dell’American Academy of Pediatrics, è «rischioso» definire […]
Leggi ora
15 Febbraio 2024
Come convincere i progressisti a mollare il gender
Terrorizzati dai transattivisti e preoccupati di sembrare “di destra” gli occidentali di sinistra sostengono la transizione dei minori anche in mancanza di studi che dimostrino che la “terapia affermativa” funziona e promuove il benessere di bambine e bambini non conformi al genere. “Ma tutti hanno diritto a una medicina basata sulle prove” sostengono alcuni liberal determinati a “rompere l’incantesimo”. E danno vita a DIAG -Democrats for an Informed Approach to Gender- per convincere i democratici USA e di tutto il mondo che continuare su questa strada è sbagliato e pericoloso. Per i bambini e per la sinistra. Un articolo di Bernard Lane
Un nuovo movimento di Democratici statunitensi vuole scoprire come rompere l'incantesimo dell'ideologia gender e riportare il partito ai valori liberali della scienza e della ragione. Democrats for an Informed Approach to Gender (DIAG) ha lanciato ieri su X Space (Twitter) un progetto per commissionare una ricerca su come raggiungere in modo più efficace gli elettori di sinistra che ritengono che la scienza sia ormai a favore della medicalizzazione "gender-affirming" dei giovani gender non-conforming. "L'unico modo per farla finita con questa […]
Leggi ora
6 Febbraio 2024
Giro di boa al New York Times: forti dubbi sugli ormoni ai bambini con disforia di genere
La principale testata woke del mondo ha sempre sostenuto senza tentennamenti le istanze transattiviste, a cominciare dal trattamento indecente riservato a JK Rowling. Oggi il giornale cambia rotta e in un lunghissimo articolo critica la “terapia affermativa” (puberty blocker, ormoni e chirurgia) per i minori trans, dando voce ad alcuni detransitioner fin qui censurati e ostracizzati. Perché ormai anche molti elettori democratici hanno forti dubbi. E c’è il rischio di perdere molti lettori: “get woke, go broke”
Da anni il New York Times è la principale testata woke del mondo e ha sempre sostenuto senza tentennamenti le istanze transattiviste, giubilando le voci critiche. Esemplare il trattamento riservato a JK Rowling. Nel 2022 una violentissima campagna abbonamenti aveva invitato a immaginare Harry Potter senza la sua creatrice: il massimo della cancel culture (vedere qui) Gesto misogino e aggressivo -l'iniziativa si è rivelata un boomerang e molte abbonate-i hanno minacciato la disdetta-. Qualche mese fa Il quotidiano ha pubblicato […]
Leggi ora
22 Gennaio 2024
Uomini incintA e altre meraviglie
La salute di "Marco", trans FtM incinta al quinto mese imbottita di testosterone e quella del suo bambino sono il minore dei problemi. Quello che conta per la stampa liberal che parla di "rivoluzione antropologica" è se "Marco" si dovrà chiamare madre o padre. Ma solo una donna può partorire anche se all'anagrafe il suo nome è maschile. In questo non è cambiato nulla dalla notte dei tempi. Intanto il fronte trans perde colpi: in un anno crollato del 60 per cento il numero di iscritti al WPATH, la più grande organizzazione per la salute transgender
La Repubblica online titola con triplo salto mortale sul "giovane rimastO incintA": incinto non si osa nemmeno al transfilico gruppo GEDI. La storia è quella di "Marco", ragazza in terapia con testosterone per assumere sembianze più simili a quelle di un uomo: barba, voce più grave -non per "diventare maschio" perché il sesso non può essere cambiato e ogni sua singola cellula resterà dannatamente XX-. "Marco" aveva conservato utero e ovaie e in seguito a un rapporto sessuale etero (un […]
Leggi ora
7 Gennaio 2024
New Hampshire: mai più chirurgia sui minori per il "cambio di sesso"
Lo stato americano ha approvato un disegno di legge che vieta ai chirurghi di effettuare sugli under 18 anni operazioni come la rimozione delle ovaie e del seno per le femmine e del pene e testicoli per i maschi. Il ddl afferma che questi interventi violano il "consenso informato" del paziente e sottolinea che gli studi non hanno dimostrato una diminuzione del rischio suicidio dei minori dopo gli interventi. Anzi: il pericolo aumenta
Il New Hampshire si appresta a vietare ai minori di 18 anni di sottoporsi ad interventi per il cambio di sesso. Giovedì scorso la Camera del New Hampshire ha approvato, anche con l’aiuto di alcuni deputati democratici, un disegno di legge in tal senso. L’House Bill 619 proibisce ai medici di eseguire “qualsiasi intervento chirurgico di riassegnazione del genere genitale”, cioè l’asportazione di utero, ovaie e seno nel caso delle donne; di testicoli e pene per l’uomo, a chiunque nel […]
Leggi ora
31 Dicembre 2023
La pubertà forse andrebbe bloccata a TUTTI: deriva transumana dell'Organizzazione Mondiale della Sanità
Con un vero e proprio blitz natalizio l’OMS annuncia di voler elaborare nuove linee guida gender-affermative e mette in piedi un panel formato per tre quarti da transattivisti favorevoli alla medicalizzazione dei bambini. Preferibilmente tutti, anche quelli che non soffrono di disforia. Perché scegliere di che sesso sei deve diventare un diritto universale. Una petizione internazionale chiede di fermare l’iniziativa
Pochi giorni prima di Natale l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha annunciato che svilupperà nuove linee guida sulla “salute delle persone trans e di genere diverso”, con particolare attenzione all’accesso agli ormoni e agli interventi chirurgici (quelle che definisce “cure inclusive di genere”). ”) e al riconoscimento giuridico dell’autoidentificazione di genere (self id). L’OMS ha inoltre annunciato di aver formato un gruppo per sviluppare le linee guida. Di questo gruppo di esperti fanno parte molti apparatchik della World Professional Association of Transgender Health (WPATH), tra cui […]
Leggi ora