9 Gennaio 2021

La bambina di Baressa. E sua madre

Condividi questo articolo

Michela vive a Baressa, Oristano, e ha una bambina. Nel luglio 2018, a nemmeno 3 anni, la bambina è stata prelevata dalle forze dell'ordine che sulla base di una sentenza di affidamento esclusivo l'hanno consegnata suo padre, l'ex-marito di Michela, da lei ha accusato di maltrattamenti. L'uomo vive a Viterbo, molto lontano da Baressa. Da tempo Michela non vede sua figlia. Lunedì 11 gennaio dovrà comparire presso il Tribunale di Oristano per rispondere del reato di sequestro di minore. Qui la storia, come la racconta Patrizia Cadau, consigliera comunale a Oristano.

Che fine ha fatto la bambina di Baressa? Che cos'è successo alla bambina orfana di madre viva e soprattutto, che cosa è successo alla madre, Michela, a cui quella bambina è stata sottratta dalle forze dell'ordine, in un pomeriggio torrido del luglio 2018 nel cuore della Sardegna, sotto i miei occhi?
Io non dimentico Michela e Bea, che non aveva manco tre anni quando fu costretta a lasciare la sua casa. Strappata dalle braccia di sua madre. Ero lì, non invento nulla e tutto avevo denunciato e riportato in tempo reale. E soprattutto non ho paura di denunciare che entrambe sono finite nell'imbuto comodo del dimenticatoio, nel tritacarne del silenzio assoluto e complice, del sistema mafioso che ingoia i protagonisti di storie come queste, dove gli orchi sono tutelati e le vittime rimangono a patire nell'inferno dell'ingiustizia. E nel silenzio collettivo.
E qui non stiamo parlando di un'ingiustizia di ordinaria amministrazione: parliamo di una bambina sequestrata dall'amore della sua famiglia per essere trasportata da Oristano a Viterbo, e consegnata ad un padre denunciato per maltrattamenti. Un padre potentissimo, si dice. Un padre potentissimo, si sa.
Dicevamo: che fine ha fatto la bambina scomparsa? A noi non è dato saperlo. La mamma non può vederla da tempo, la può sentire in tempi contingentati in cui piange e dice che vuole tornare da lei, a casa sua; i nonni materni, le zie e gli zii che l'hanno amorevolmente cresciuta da quando aveva pochi mesi, non possono neppure sentirla.
E però udite udite: lunedì mattina, Michela, la mamma di Baressa, dovrà comparire in tribunale a Oristano, perché imputata dell'accusa di "sequestro di minore". Non è uno scherzo. Quando con la bambina in fasce si rivolse alla Polizia per le violenze subite, e fu allontanata dalla casa in cui quelle violenze venivano subite, tornò a casa dei suoi genitori. Ed è per questo che viene accusata di sequestro di minore.
Ma torniamo alla domanda iniziale. Dov'è Bea? Come passa il suo tempo? Perché non frequenta una scuola materna? Dove sono finiti i nonni paterni con cui pensavamo che la bambina stesse? Perché non si avviano indagini serie sulla bambina e sull'incredibile conflitto d'interessi che legherebbe il padre potente agli esecutori della giustizia?
Dove sono i politici, le femministe, gli avvocati, gli indignati, i paladini del 25 novembre, quelli che vogliono le stanze rosa nelle questure e le pari opportunità? Ci sono, ma ben nascosti dietro un muro di convenienza e ipocrisia.
Io, invece, sarò al fianco di Michela, lunedì 11 mattina, alle 10.30, davanti al tribunale di Oristano. Sarò insieme a lei, per la sua bambina. Invito chiunque, le persone perbene del nostro territorio, i cittadini e le cittadine e le persone di buona volontà a raggiungerci e a portarle credibilità, affetto, solidarietà. Invito i giornalisti a raggiungerci per raccontare ancora questa storia che è una storia di violenza ai danni di una bambina, a cui hanno strappato il futuro, la famiglia, il mondo, l'identità. E a cui dobbiamo garantire tutto il nostro impegno per restituirglielo.

Patrizia Cadau

Anche Udi sostiene Michela: ecco il comunicato.

NOI STIAMO ANCORA E SEMPRE CON LA MADRE DI BARESSA

C'è una madre, Michela, che in silenzio continua a combattere  per poter tornare a stare con sua figlia. C'è una bambina che si è vista privata della mamma a soli due anni e mezzo in forza di provvedimenti che, pur di tutelare la cosiddetta bigenitorialità, arrivano ad estromettere (anche con l'utilizzo dell'esercito) la madre. Nelle numerose carte del processo non c'è alcuna valutazione medica che indichi uno stato psichico della madre anche solo potenzialmente pericoloso per la figlia. Eppure la donna sta scontando una pena come nemmeno la peggiore delle criminali. Oggi infatti la madre, per vedere sua figlia che si trova oltre il mare, a 600 km da lei, è costretta a farlo all'interno di una piccola stanza  con letto e cucinino,  la porta aperta ed una sorvegliante sempre presente seduta sull'uscio della porta a controllarle.  

La madre non può portare sua figlia a fare una passeggiata; non può portarla al parco giochi; non può farla parlare con i nonni; non può nemmeno chiederle se si ricorda di loro o dei parenti con cui ha condiviso i suoi primi anni di vita. La madre non può dire a sua figlia che le vuole bene. Non può farle ascoltare una canzone perché durante gli incontri non può usare il telefono. Non può nemmeno chiederle se mangia ancora i Pan di stelle. C'è una bambina coraggiosa che ha cercato tante volte la sua mamma, ma invano, perché non poteva essere con lei. La bambina ha dovuto imparare a lasciare andare via sua madre perché lo dice “una regola”: questo la madre ha dovuto insegnarle per guardarla negli occhi e non farle pesare l’ingiustizia. Oggi, a soli cinque anni, pur di convincersi che la mamma è sempre con lei, la bambina dice a sua mamma: "mamma, tu per me sei come il cielo, sei l'aria, sei il vento. Sei dappertutto". 

La macchina della giustizia non si concilia con lo scorrere veloce del tempo, specie quando c'è una bambina che cresce senza la sua mamma. 
Ancora una volta, lunedì prossimo, Michela sarà costretta a difendersi da accuse ingiuste. 
Nell'impossibilità di recarci personalmente, rilanciamo l'iniziativa di Patrizia Cadau per il sostegno alla madre di Baressa ed invitiamo chiunque si trovi nelle vicinanze, ad andare davanti al Tribunale di Oristano a dare sostegno alla donna e alla sua famiglia in questa insostenibile ed estenuante lotta per rivendicare un diritto naturale suo e di sua figlia.
Noi siamo sempre state al suo fianco e continueremo ad esserlo.

Qui una petizione contro le sottrazioni di Stato lanciata da Frida, un'altra mamma in difficoltà.


Buona parte delle notizie pubblicate da Feminist Post non le leggerai altrove. Per questo è importante sostenerci, anche con un piccolo contributo: Feminist Post è prodotto unicamente grazie a lavoro volontario di molte e non gode di alcun finanziamento.
Se pensi che il nostro lavoro possa essere utile per la tua vita, saremo grate anche del più piccolo contributo.

Puoi darci il tuo contributo cliccando qui: Patreon - Feminist Post
   — oppure —
Puoi inviare a: ASSOCIAZIONE CULTURALE BLU BRAMANTE
Causale obbligatoria: FEMINIST POST
IBAN: IT80C0200812914000104838541
Potrebbe interessarti anche
24 Gennaio 2023
Il problema non è il rooming-in ma la solitudine delle mamme
Dopo la triste vicenda del neonato morto accanto alla mamma al Pertini di Roma per alcune/i la soluzione è tenere i bambini nei nidi e non in stanza. Ma il rooming-in è stato fortemente voluto dalle donne che un tempo in ospedale venivano separate dai bambini. Si tratta semmai di consentire alle neomamme di avere vicino una congiunta/o che le assista. Specie in tempi di personale carente
A partire dalla dolorosissima vicenda del neonato morto all'ospedale Pertini di Roma -probabilmente per soffocamento accidentale, la magistratura accerterà le cause: potrebbe anche trattarsi di "morte in culla" o di altro- molte e molti concludono che il rooming-in è una pratica pericolosa e sbagliata e che i bambini dovrebbero stare nelle nursery. Ricordo però che in passato le donne hanno molto lottato per ottenere il rooming-in e per ragioni più che evidenti: non separarsi dal neonato dopo la lunga convivenza […]
Leggi ora
16 Gennaio 2023
Gli psicoanalisti italiani: stop ai puberty blockers
La Società Psicoanalitica Italiana critica sui bloccanti per la pubertà ai bambini: trattamento pericoloso e sperimentale. E si unisce a femministe gender critical e genitori nel chiedere dati scientifici e un dibattito pubblico sul migliore trattamento per i minori che soffrono disforia di genere
Da anni noi femministe gender critical lottiamo contro lo scandalo della medicalizzazione dei bambini nel nome dell’identità di genere. E da anni veniamo bollate come fasciste, reazionarie, bigotte. Oggi finalmente una società scientifica accreditata italiana, la Società Psicoanalitica Italiana (SPI), prende posizione, unendosi a noi nel lanciare un grido di allarme: l’uso di bloccanti della pubertà è un trattamento sperimentale che non ha una solida base scientifica, e causa gravi effetti collaterali. Soprattutto, nella maggior parte dei casi la disforia […]
Leggi ora
14 Gennaio 2023
UK: il servizio sanitario fa marcia indietro sui servizi per la "maternità transgender" dopo la rivolta delle ostetriche
Lottare serve: in Gran Bretagna levatrici e infermiere si ribellano all’annunciata apertura di corsi e reparti dedicati a gravidanza e parto di persone “trans e non binarie”. E l’NHS stoppa l’iniziativa. Intanto negli USA si parla di trapianto di utero tra viventi: donne donatrici a vantaggio di uomini che desiderano vivere "esperienze fisiologiche femminili". Il vecchio sogno patriarcale di sempre: prendere il posto delle donne. Oggi agito dai neopatriarchi T
Lottare serve. La rivolta di ostetriche e infermiere ha sventato il piano del Servizio Sanitario Nazionale inglese (NHS) di organizzare servizi dedicati alla "maternità transgender". Il 16 dicembre scorso era apparso un annuncio per reclutare personale per gestire la formazione delle "persone trans e non binarie che partoriscono" in 40 servizi di maternità dell'NHS, annuncio che ha provocato l’immediata reazione di addette al settore. Un gruppo di circa 300 infermiere, ostetriche e psicologhe ha scritto una lettera aperta a Lizzie […]
Leggi ora
13 Ottobre 2022
Boldrini sbaglia
In nome della bigenitorialità e di un paritarismo ideologico la parlamentare PD propone una modifica dell'art. 37 della Costituzione che parla della relazione tra la madre e il figlio come meritevole di "speciale protezione". Sarebbe un gran regalo "costituzionale" alla lobby dei padri separati sostenuta in particolare dalla Lega. E accrescerebbe i rischi per madri e bambini
Laura Boldrini annuncia la sua intenzione di depositare immediatamente in Parlamento una serie di proposte che chiama "pacchetto diritti". Tra queste, l'idea di una modifica dell'art. 37 della Costituzione in cui si afferma che "La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l'adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione". L'intento di Boldrini è […]
Leggi ora
30 Settembre 2022
Il padre di Giorgia
Stigmatizzato anche da sinistra il volgare attacco di Rula Jebreal che fa ricadere su Meloni le colpe di un padre inaffidabile e assente. Assenza che piuttosto può offrire una chiave di lettura alla sua ascesa politica fino al controllo di un partito maschile. E anche la sua attenzione al tema della maternità
Nel suo volgare attacco, stigmatizzato da destra e da sinistra, Rula Jebreal sostiene -sulla base di uno scoop della stampa spagnola- che "il padre della Meloni è un famigerato trafficante di droga/criminale condannato che ha scontato una pena in una prigione" quando lei "afferma che i richiedenti asilo sono criminali che vogliono sostituire i bianchi" (sempre per la cronaca, Meloni ha annunciato che querelerà Jebreal per averle attribuito questa dichiarazione). La leader della destra non ha mai fatto mistero dell'abbandono […]
Leggi ora
15 Giugno 2022
Le madri non vanno lasciate sole
In attesa che si definiscano i dettagli del terribile figlicidio di Mascalucia, una cosa che vale per tutte: la maternità non può essere vissuta in solitudine. In mancanza di quel "villaggio" che serve a crescere ogni creatura che viene al mondo, servono luoghi di incontro e libera condivisione di esperienze e vissuti per le neo-mamme. Per massimizzare la gioia e dare corso alla sapienza femminile e materna, fondamento di civiltà
Il quadro del figlicidio di Mascalucia non è ancora del tutto chiaro: se il delitto sia stato premeditato (straziante l'ultimo abbraccio tra madre e figlia all'uscita dall'asilo), se la ragazza fosse capace di intendere e di volere, se abbia agito da sola e via dicendo. Gli inquirenti faranno il loro lavoro, il tribunale stabilirà responsabilità e pena, anche se nessuna pena potrà essere più grande di quella che la madre si è auto-inflitta con il suo terribile gesto. Ma una […]
Leggi ora