26 Febbraio 2021

Fare soldi "smembrando" e rivendendo il corpo della donna: il potere globale dell'industria dell'identità di genere

Condividi questo articolo

Quelle che vedete nell'immagine non sono bambole. Sono sex toys a forma di bambino utilizzati da feticisti che li inseriscono all'interno del loro corpo per poterli poi "partorire". Il fatto che esista un commercio online di questi oggetti testimonia la grande diffusione e l'accettazione sociale di questo tipo di parafilia che la clinica definisce autoginefilia. Oltre a utilizzare abbigliamento e accessori femminili, come nella pratica del cross-dressing, gli autoginefili feticizzano a scopo erotico mestruazioni -facendo uso di tamponi reperiti nei cestini dei rifiuti dei bagno femminili-, aborto e parto. L'articolo che segue ci racconta l'industria dell'identità di genere che fa profitti su questa forma di oggettificazione del corpo femminile.


Nel corso dell’ultimo ventennio l’accettazione sociale degli uomini affetti dal feticismo sessuale (o dalla parafilia) della transessualità, definita autoginefilia in ambito clinico, è stata legittimata e ribrandizzata dalla creazione del transgenderismo (non stiamo parlando della vera minoranza transessuale, ma della libera identità di genere, ndr)

Questo processo di normalizzazione è anche stato sdoganato in ambito culturale, presentato come progressista da Hollywood, dai politici e dai governi e pubblicizzato da ONG fondate per promuoverlo. È ora di prestare maggiore attenzione a questo particolare aspetto del colpo di stato culturale messo in atto dall’industria dell’identità di genere. Industria è la parole chiave. La trasformazione di un feticismo basato sull’oggettificazione del corpo della donna in una fonte di guadagno è infatti la vera origine dell’ideologia di genere, che non è da individuarsi né nell’identità né nel genere, sistemi di stereotipi basati sui due sessi. La normalizzazione di questa parafilia viene utilizzata su tutti come uno strumento di mercificazione e di controllo.

Fare soldi "smembrando" e rivendendo il corpo della donna: il potere globale dell'industria dell'identità di genere

La minaccia più grande costituita dagli uomini affetti da autoginefilia non consiste nel rischio che possano essere predatori sessuali. Gli autoginefili non sono né più né meno pericolosi di qualsiasi altro uomo. Il nodo della questione è che sono uomini, e che una buona percentuale degli individui di sesso maschile costituisce un vero e proprio pericolo per donne e bambine.
Aprire le porte di spazi e ambienti sportivi riservati alle donne agli uomini è assurdo e rischioso, ma il rischio peggiore e più sottovalutato dall’opinione pubblica è costituito dalla normalizzazione e dalla trasformazione di un feticismo che si basa sull’oggettificazione della biologia del corpo femminile in una scelta di identità e in un fatto di libertà.

I feticismi sono per loro stessa definizione compulsivi e ossessivi e tendono a intensificarsi nel tempo. Nell’autoginefilia l’”oggetto” del feticismo è il corpo femminile. E' questo che la rende così pericolosa, soprattutto quando viene associata al capitalismo e alla tecnologia. Il fatto che un uomo possa soffrire di questo feticismo nella privacy della propria camera da letto è una brutta notizia; il fatto che questa parafilia consenta a chi ne è affetto di invadere gli spazi riservati alle donne è un abuso; il fatto che uomini al potere e al governo vedano il corpo femminile come un territorio da colonizzare e sfruttare è terrorizzante, e l’esistenza di persone che godono esercitando un sopruso dovrebbe toglierci il sonno e spingerci a lottare per trovare il modo di fermarle.

Fare soldi "smembrando" e rivendendo il corpo della donna: il potere globale dell'industria dell'identità di genere

In genere chi è affetto da autoginefilia deve passare dal travestitismo domestico a quello in pubblico per riuscire a mantenere la propria soddisfazione sessuale. Cinquant’anni fa accadeva molto di rado che gli uomini si appropriassero fino a questo punto della biologia femminile, facendo uso di tecnologia e farmaci. Non erano comportamenti socialmente accettabili, e la tecnologia dell’epoca non consentiva agli uomini di nascondere a un pubblico ignaro il proprio feticismo. Oggi le cose sono cambiate: l’accettazione di questa feticizzazione del corpo della donna finalizzata al raggiungimento del proprio piacere sessuale è stata imposta alla società dalle élite e pubblicizzata. I più giovani la praticano per moda, procurandosi danni fisici mentre rimpolpano le tasche dei promotori della parafilia.

L’accettazione di questo processo ci costringe a partecipare a un gioco di ruolo sessuale collettivo e alla normalizzazione di una fantasia feticista (che male fa sognare un po’, del resto?) che vede la donna come un oggetto da smembrare, e che non è riservata agli uomini affetti da autoginefilia. Le nostre caratteristiche sessuali sono state, infatti, trasformate in una fonte di profitto. Vediamo al potere uomini afflitti da questa forma di feticismo e siamo costrette, per rivolgerci a loro “tutelandone la sicurezza” a utilizzare pronomi che cozzano con la realtà per consentire loro di portare avanti un rituale feticista che ci smembra nel nome del riscontro economico.

Anche l’appropriazione da parte delle donne della biologia maschile è stata normalizzata, ma per gli individui di sesso femminile non si tratta di un feticismo o di una parafilia. Niente di tutto questo ha a che vedere con la libertà d’espressione; si tratta della sete di denaro di Big Pharma e Big Tech, supportata dalla cultura dominante, dagli istituti bancari di tutto il mondo e dalle organizzazioni per i diritti umani.

Sfera privata e sfera pubblica

Non è moralista né dispregiativo voler riservare il sesso alla propria sfera privata; non c’è nulla di male nel desiderare di vivere in comunità dove la vita sessuale altrui non ci venga costantemente esibita. Perché? Perché vogliamo scegliere dove e con chi avere rapporti intimi. Ecco come mai abbiamo ancora (almeno per ora!) una dimensione intima, una sfera privata e una vita pubblica. La normalizzazione del sesso scollegato dalle nostre vite private e reso perennemente di dominio pubblico ci costringe a osservare la vita sessuale altrui, partecipandovi; polverizza la nostra privacy e ci trasforma in strumenti utili per legittimare le manifestazioni pubbliche di una parafilia. La violazione del nostro diritto alla privacy di fronte ai giochi di ruolo sessuali di individui di sesso opposto va di pari passo con la raccolta costante di dati sulle nostre vite e con l’impossibilità di tenere nascosti i propri movimenti.

Imporre agli altri la propria attività sessuale è una forma di abuso, di controllo e di destabilizzazione, proprio come la sorveglianza totale e costante che subiamo, sempre più sdoganata e normalizzata dalla cultura dominante e dalla sua manipolazione della società. La normalizzazione, tramite il transgenderismo, della parafilia della transessualità, ha trasformato in un diritto umano l’oggettivazione pubblica del corpo femminile finalizzata al piacere sessuale, costringendo le persone a mentire su questo fenomeno e a negare l’evidenza: le donne e altri membri della società vengono controllati, subiscono violenze e sono delegittimati, sia da questo processo sia dalle videocamere nascoste che ci seguono ovunque andiamo.

Con la metamorfosi dell’autoginefilia nel transgenderismo gli uomini affetti da questa parafilia sono incoraggiati a mostrarsi mentre mettono in atto la loro fantasia sessuale sul posto di lavoro, in aziende e luoghi istituzionali. La soddisfazione del loro feticismo consiste nello smembramento delle donne. Tutti gli altri sono costretti ad accettare la loro parafilia; le loro richieste di solidarietà e le loro norme sull’utilizzo dei pronomi vengono imposte dalle aziende e dalla politica. Le leggi promulgate da questi individui legittimano questo abuso sessuale inferto a tutti gli altri membri della società, tra cui i bambini, che ricevono lezioni sull’accettazione del “transgenderismo” già alle elementari. Le vittime di molestie tendono a dissociarsi dall’evento traumatico per riuscire a sopravvivere; bisogna fare attenzione, perché le lobby ci renderanno sempre più dissociati.

L’industria dell’identità di genere è presieduta da un uomo ricco e potente affetto da questa parafilia che trasforma le donne in oggetti e vuole eliminare ogni confine sessuale tra l’uomo e la donna per trasformare i nostri corpi in fonti di reddito. Martine Rothblatt (transgender nata Martin, tra i più pagati manager dell'industria biofarmaceutica, ndr) è riuscito a oggettificare la sua stessa moglie fino al punto di averla trasformata in un robot di cui crea lui stesso idee e pensieri nell’ammirazione generale. Insieme ad altri uomini facoltosi colpiti da questo feticismo, sta trasformando la normalizzazione del suo problema psichiatrico in un diritto umano a scopo di lucro.

È il capitalismo a guidare le nostre esistenze. I nostri corpi sono mercificati più che mai. Il transgenderismo è l’ultimo schiaffo alla privacy delle cittadine e dei cittadini in un’esistenza in cui la sorveglianza costante è la norma e i feticismi altrui diventano parte integrante di un tessuto sociale in cui la collettività viene obbligata a vivere un colossale psicodramma basato su un gioco di ruolo sessuale.

Jennifer Bilek (traduzione di Duwayce)

(l'articolo originale qui)


Buona parte delle notizie pubblicate da Feminist Post non le leggerai altrove. Per questo è importante sostenerci, anche con un piccolo contributo: Feminist Post è prodotto unicamente grazie a lavoro volontario di molte e non gode di alcun finanziamento.
Se pensi che il nostro lavoro possa essere utile per la tua vita, saremo grate anche del più piccolo contributo.

Puoi darci il tuo contributo cliccando qui: Patreon - Feminist Post
Potrebbe interessarti anche
31 Dicembre 2023
La pubertà forse andrebbe bloccata a TUTTI: deriva transumana dell'Organizzazione Mondiale della Sanità
Con un vero e proprio blitz natalizio l’OMS annuncia di voler elaborare nuove linee guida gender-affermative e mette in piedi un panel formato per tre quarti da transattivisti favorevoli alla medicalizzazione dei bambini. Preferibilmente tutti, anche quelli che non soffrono di disforia. Perché scegliere di che sesso sei deve diventare un diritto universale. Una petizione internazionale chiede di fermare l’iniziativa
Pochi giorni prima di Natale l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha annunciato che svilupperà nuove linee guida sulla “salute delle persone trans e di genere diverso”, con particolare attenzione all’accesso agli ormoni e agli interventi chirurgici (quelle che definisce “cure inclusive di genere”). ”) e al riconoscimento giuridico dell’autoidentificazione di genere (self id). L’OMS ha inoltre annunciato di aver formato un gruppo per sviluppare le linee guida. Di questo gruppo di esperti fanno parte molti apparatchik della World Professional Association of Transgender Health (WPATH), tra cui […]
Leggi ora
23 Dicembre 2023
Anche la Germania valuta uno stop agli ormoni per bambine/i con "disforia di genere"
Mentre ci si accinge ad approvare una delle leggi più permissive in materia di transizione dei minori un documento del Bundestag frena e invita alla cautela. Perché non ci sono prove scientifiche sufficienti sul fatto che la terapia affermativa farmacologica aumenti il benessere delle/gli adolescenti e che i suoi effetti siano reversibili. Serve un serio e approfondito dibattito finora impedito dall'attivismo transaggressivo e dalla pressione delle lobby Lgbtq+ sulla politica e sui media
Dopo anni di resistenza e di battaglia del femminismo radicale in tutto il mondo -oltre che di genitori auto-organizzati per resistere alla transpropaganda, come l'associazione GenerAzione D- la questione dei minori avviati alla transizione con bloccanti della pubertà, ormoni cross-sex e chirurgia è arrivata finalmente all'attenzione del Parlamento italiano. Da tempo il tema è oggetto di un aspro dibattito critico che dalla Svezia e dall'UK si è allargato a tutto il Grande Nord, fino ad Australia, Nuova Zelanda e Stati […]
Leggi ora
11 Dicembre 2023
UK: no sempre più netto all'autoidentificazione di genere (self-id)
La giustizia dà ragione al governo Sunak: la legge scozzese che voleva introdurre la libera scelta del sesso non è costituzionale. Intanto la ministra delle pari opportunità Kemi Badenoch definisce “terapia di conversione” la farmacologizzazione di bambine/i “non conformi al genere”. E annuncia una legge contro il turismo del self-id
Il governo centrale britannico di Rishi Sunak aveva imposto il veto costituzionale sulla legge scozzese sull’identità di genere. L’ Alta Corte di Giustizia Scozzese gli ha dato ragione, stabilendo la legittimità del blocco della riforma. La proposta scozzese, avanzata dalla deputata Shona Robison del Partito Nazionale, mirava ad eliminare la categorizzazione patologica del Gender Recognition Act (GRA), introducendo il concetto di autodeterminazione di genere (Self ID) e consentendo la modifica del sesso indicato nel certificato di nascita anche per coloro […]
Leggi ora
20 Settembre 2023
UK, non si può più dire "donna" o "madre": le disposizioni woke del General Medical Council
Decisione di inaudita violenza del registro dei medici britannici: la parola donna va cancellata a ogni livello. Non può essere nominata nemmeno quando si parla di maternità, di parto, di allattamento, di menopausa. Perfino il 999, numero delle emergenze, non può più chiedere di che sesso è la persona che chiede aiuto. I woke sanno benissimo che il corpo femminile è il principale ostacolo al progetto transumano. E vogliono cancellarlo perfino nel linguaggio
Continua a succedere: le donne e le madri vanno cancellate anche dal vocabolario, a ogni livello. Non si arrendono perché il simbolico materno è l'ostacolo più resistente al progetto transumano. Non ci arrenderemo neanche noi. Se lo scordino Il General Medical Council -ente pubblico che conserva il registro ufficiale dei medici nel Regno Unito- ha sostituito la parola "madre" con termini neutri nella sua guida alla maternità per il personale. La guida aggiornata per le dipendenti che rimangono incinte omette […]
Leggi ora
9 Agosto 2023
Spagna: detenuta incinta di compagno di cella trans
L’uomo -corpo maschile intatto e nessuna terapia ormonale- aveva chiesto e ottenuto di essere spostato nel carcere femminile di Alicante perché si “autopercepiva” donna (self-id). La gravidanza di una compagna di cella è il risultato. E la nuova Ley Trans, in vigore dal dicembre 2022, renderà più facili e frequenti questi trasferimenti
Nel Centro Penitenziario di Alicante Cumplimiento, noto come carcere di Fontcalent, un detenuto che si identifica come donna ha messo incinta una compagna di cella. Secondo il racconto confermato da diverse fonti penitenziarie, il detenuto stava scontando da diversi anni una pena nel modulo maschile del carcere, ma durante la sua permanenza ha iniziato a identificarsi come donna. Sui documenti continua a comparire come uomo e non si è mai sottoposto a trattamenti ormonali né tanto meno a interventi chirurgici. […]
Leggi ora
26 Luglio 2023
UK: marcia indietro dei laburisti sull'autodeterminazione di genere
Anche il Labour Party ha capito che la lotta per i diritti trans può costargli una larga fetta di elettorato femminile. E cambia strada sul self-id assicurando che difenderà il diritto a spazi riservati per le donne, primo fra i partiti progressisti a cambiare rotta. E la sinistra italiana? Ci arriverà per ultima, as usual. Ma ci arriverà
Mentre i progressisti italiani continuano a tenere duro sull'autodeterminazione di genere o self-id -punto programmatico di Elly Schlein alle primarie e sempre in cima ai pensieri del responsabile diritti del PD Alessandro Zan: saranno gli ultimi a cambiare idea ma la cambieranno- in vista delle prossime elezione politiche in UK i laburisti frenano con decisione: il tema è di grande rilevanza nella campagna elettorale in corso. Dall’opposizione il Labour ha sempre tenuto la linea del sostegno ai cosiddetti diritti LGBTQ […]
Leggi ora