31 Maggio 2021

Ero la ragazza più veloce del Connecticut. Finché non ho dovuto gareggiare con uomini

Un silenzio omertoso copre lo scandalo dell'invasione degli sport femminili da parte degli "ultracorpi" maschili. Ma finalmente alcune atlete, destinate a sicura sconfitta, cominciano a parlare
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Anna Vanbellinghen è un'atleta belga -sollevamento pesi- e alle prossime Olimpiadi di Tokyo dovrà affrontare tra le sue competitor anche il neozelandese Laurel Hubbard, primo atleta olimpico trans. Vanbellinghen dice che avere qualche chance con Hubbard è impossibile, che questa faccenda è "un brutto scherzo" per le atlete. E' la prima tra le olimpioniche rompere il silenzio, e finora l'unica. Vanbellinghen comprende che le atlete trans devono poter gareggiare e si augura che si trovi una soluzione, ma non può essere questa: "E' una cosa molto sleale, per lo sport e per le atlete".

Ero la ragazza più veloce del Connecticut. Finché non ho dovuto gareggiare con uomini

Tra le pochissime ad avere protestato contro questa palese ingiustizia, l'americana Chelsea Mitchell. Ecco che cosa racconta.

Febbraio 2020. Sono accovacciata sulla linea di partenza della corsa di 55 metri indoor del liceo. Questo dovrebbe essere uno dei giorni più belli della mia vita. Sto correndo nel campionato statale e sono classificata come la più veloce liceale femminile nei 55 metri. Dovrei sentirmi fiduciosa. Dovrei sapere che ho una forte possibilità di vincere.

Invece non posso che pensare come tutto il mio allenamento, tutto quello che ho fatto per massimizzare le mie prestazioni potrebbe non bastare, semplicemente perché c'è un corridore sulla linea con un enorme vantaggio fisico: un corpo maschile.

Ho vinto quella gara, e ne sono grata. Ma poi, volta dopo volta, ho perso.

Ho perso quattro titoli del campionato statale femminile, due premi all-New England e numerosi altri posti sul podio a favore di corridori maschi. Sono stato sbattuta al terzo posto nella corsa di 55 metri nel 2019, dietro due corridori maschi. Dopo ogni sconfitta, diventa sempre più difficile provare di nuovo.

È un'esperienza devastante. Mi dice che non sono abbastanza brava; che il mio corpo non è abbastanza buono; e che non importa quanto duramente lavoro, è improbabile che io abbia successo perché sono una donna.

Questa esperienza è il motivo per cui io e tre mie colleghe atlete abbiamo intentato una causa l'anno scorso con Alliance Defending Freedom contro la Connecticut Interscholastic Athletic Conference (CIAC): perché le ragazze e le donne non devono essere private del loro diritto a una competizione equa.

La CIAC permette ai maschi biologici di competere negli sport femminili. Di conseguenza, due maschi hanno iniziato a correre sulla pista delle ragazze nel 2017. Solo nelle stagioni 2017, 2018 e 2019 questi maschi hanno vinto 15 titoli del campionato statale di atletica femminile (titoli detenuti nel 2016 da nove ragazze diverse) e hanno avuto più di 85 opportunità di partecipare a competizioni di livello superiore per atlete donne.

Questo perché i maschi hanno enormi vantaggi fisici. I loro corpi sono semplicemente e mediamente più grandi e più forti dei corpi femminili. Per ogni singola ragazza in pista è una cosa ovvia.

Ero la ragazza più veloce del Connecticut. Finché non ho dovuto gareggiare con uomini

Ma i funzionari del Connecticut sono determinati a ignorare l'ovvio. E sfortunatamente, una corte distrettuale federale ha recentemente respinto la nostra causa. Questa decisione dice alle donne e alle ragazze che i loro sentimenti e le loro opportunità non contano, e che non possono aspettarsi che qualcuno difenda la loro dignità e i loro diritti.

Questo è sbagliato. E intacca la fiducia delle donne nelle proprie capacità.

Mi è successo più e più volte. Ogni volta che cammino verso la linea di partenza, cerco di dire a me stessa che posso superare gli ostacoli - posso vincere, anche se le probabilità sono contro di me.

Ma oltre al disagio psicologico dello sperimentare sconfitte ingiuste più e più volte, la politica della CIAC causa danni tangibili alle donne. Ruba alle ragazze la possibilità di correre davanti agli scout del college che si presentano per le gare d'elite, e di competere per le borse di studio e di tutte le opportunità che vengono con il reclutamento di un college. Non saprò mai se il mio reclutamento al college sia stato influenzato dalla perdita di quei quattro titoli di campione statale a favore di un maschio. Quando i college guardavano il mio record, non hanno visto la ragazza più veloce del Connecticut. Hanno visto un secondo o terzo posto.

E non sta succedendo solo a me. La mia amica e collega Selina Soule è stata esclusa dalle qualifiche per la finale del campionato statale dei 55 metri e dall'opportunità di qualificarsi per il campionato del New England a causa di un corridore maschio nel 2019. Nel frattempo, Alanna Smith, un'atleta femminile molto talentuosa, è stata la seconda classificata nei 200 metri ai campionati regionali del New England, ma è scesa al terzo posto sconfitta da un concorrente maschile.

È scoraggiante che la corte distrettuale federale abbia deciso che queste esperienze - queste opportunità perse - semplicemente non contano.

Ma non sono ancora sconfitta. E nemmeno le mie colleghe atlete.

Attraverso i nostri avvocati della Alliance Defending Freedom, io e le mie colleghe stiamo presentando un appello alla sentenza della corte distrettuale federale. Stiamo portando il nostro caso alla Corte d'Appello degli Stati Uniti per un secondo passaggio, in cui chiederemo ancora una volta che la corte riconosca il nostro diritto a una competizione equa - un diritto che Title IX (l’emendamento che proibisce la discriminazione sulla base del sesso nei programmi di istruzione sostenuti dallo Stato) promette alle ragazze e alle donne da 50 anni. E stiamo combattendo non solo per noi stesse, ma per tutte le atlete. Così, mentre ci prepariamo per questa nuova fase della causa, mi sistemo nuovamente ai blocchi di partenza, ma per un diverso tipo di gara. E questa volta, sono fiduciosa che possiamo vincere.

Chelsea Mitchell, articolo originale qui, traduzione di Maria Celeste.

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