Trans Mission: perché questa spinta cambiare genere? Il nuovo film di Jennifer Lahl<br /><span class='post-summary'>La pressione crescente della gender ideology, la colonizzazione delle istituzioni in Occidente, gli effetti deleteri su bambine e bambini, lo smarrimento dei genitori. Un film-inchiesta in streaming gratuito per indagare e arginare il fenomeno   </span>

Trans Mission: perché questa spinta cambiare genere? Il nuovo film di Jennifer Lahl
La pressione crescente della gender ideology, la colonizzazione delle istituzioni in Occidente, gli effetti deleteri su bambine e bambini, lo smarrimento dei genitori. Un film-inchiesta in streaming gratuito per indagare e arginare il fenomeno

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Intervista di Gary Powell a Jennifer Lahl

“Le cattive idee generano vittime. Il nostro lavoro al CBC –Center for Bioethics and Cultureè mettere in discussione e criticare questo tipo di idee malsane prima che arrechino danni alle persone”. Questo il messaggio intransigente e inequivocabile di Jennifer Lahl, fondatrice e presidente del CBC, che ha sede in California. Con 25 anni di esperienza come ex-infermiera pediatrica di terapia intensiva, amministratrice ospedaliera e dirigente infermieristico di alto livello, è abituata a riconoscere problemi e a perseguire soluzioni con grinta e determinazione infallibili.

Pochi giorni fa è uscito il suo nuovo film Trans Mission: What’s the Rush to Reassign Gender? Missione Trans: perché questa urgenza di riassegnare il genere?– che parla dell’effetto sui bambini e sui loro genitori della recente crescita nella promozione dell’ideologia di genere in Occidente, con il conseguente aumento vertiginoso del numero di bambini inviati a cliniche di genere ai quali sono state offerte pratiche farmaceutiche e mediche radicali con esiti irreversibili.

Regista e produttrice esperta e pluripremiata, i film precedenti di Jennifer includono Eggsploitation (2010, aggiornato 2013), Anonymous Father’s Day (2011), Breeders: A Subclass of Women? (2014), Maggie’s Story (2015), Compassion and Choice: Denied (2016) e #BigFertility: It’s All About the Money (2018).

Trans Mission è il primo film nel quale Jennifer esamina l’impatto estremo della medicina e dell’ideologia transgender sui diritti dei bambini e dei loro genitori.

Trans Mission è di grande interesse per molti di noi, sia all’interno sia all’esterno della comunità LGB, profondamente preoccupata per l’impatto deleterio che l’ideologia di genere potrebbe avere sui bambini con la sua conquista ideologica delle principali istituzioni occidentali, comprese le professioni mediche, psicologiche e psicoterapeutiche. Jennifer ha cortesemente accettato di essere intervistata da Lesbian and Gay News in occasione del lancio del film (visibile gratuitamente al link riportato in calce). A questo punto, devo dichiarare un interesse personale: in primo luogo, perché io stesso appaio nel film, ed in secondo luogo perché sono un membro del personale della CBC come consulente speciale europeo.

Gary: So che è regista, ma questo è un nuovo campo per lei. Perché ha fatto questo film?

Jennifer: La maggior parte dei film che ho realizzato in passato riguardavano le tecnologie di riproduzione assistita ed in particolare quella che viene spesso definita concepimento per conto di terzi: affittare uteri o comprare e vendere ovuli e sperma per concepire bambini. Mi sono concentrata principalmente su questi temi in seguito alla mia carriera nell’assistenza infermieristica pediatrica e anche dato il mio forte interesse per la scienza, la tecnologia, la medicina e la legge, in particolare per i diritti delle donne e dei bambini che spesso sono i più danneggiati da queste pratiche. Progressivamente ho assistito al passaggio da “uomini che hanno bambini”, che in realtà sono uomini che hanno bambini perché comprano uova e affittano uteri, all’inclusione di uomini e donne trans che hanno bambini attraverso tecnologie di riproduzione assistita, e infine all’inclusione delle donne trans che ora vogliono il trapianto di utero. È stato questo che ha portato ad un aumento del mio interesse in un’area in cui ero già impegnata.

In aggiunta, poiché in passato ero fortemente impegnata nell’infermieristica pediatrica, la questione di permettere ai bambini la transizione medica e chirurgica era qualcosa di cui volevo trattare in questo film. Non molto tempo fa sarebbe stato impensabile per un medico di famiglia raccomandare la transizione medica o chirurgica a un minore, si sarebbe piuttosto adottato un approccio più a lungo termine e più olistico per sostenere bambini che soffrivano di disforia di genere. Così come la maggior parte dei miei film, l’obiettivo è educare le persone e cercare di sollevare domande importanti e iniziare conversazioni basate su informazioni e dati concreti e non solo su opinioni o ideologie – o, nel peggiore dei casi, su prove inesatte.

C’è qualche ragione che tiene insieme le pratiche dannose della Riproduzione Assistita da Terzi e l’estremismo dell’ideologia transgender che promuove la transizione dei bambini?

La Riproduzione Assistita da Terzi (la compravendita di ovuli e sperma, e l’affitto di uteri) – ciò a cui spesso mi riferisco come #BigFertility – è un colosso globale da molti miliardi di dollari all’anno.

All’inizio erano coppie eterosessuali che lottavano contro l’infertilità e avevano bisogno di una terza parte che li potesse aiutare ad avere un bambino. Poi gli uomini hanno iniziato a fare figli e hanno persino lanciato un’organizzazione, Men Having Babies. Ma se conoscete la biologia della riproduzione umana, saprete che gli uomini hanno bisogno delle donne, delle loro ovaie e dei loro uteri per avere bambini. E ora ci ritroviamo invece con “donne trans” che vogliono trapianti di utero, di modo che i maschi biologici possano avere bambini. 

Con il transing dei bambini, #BigPharma ha iniziato ad attirare i bambini in una vita di dipendenza farmaceutica tramite bloccanti della pubertà e ormoni cross-sex che non fanno altro che rendere questi bambini permanentemente sterili prima ancora che siano abbastanza grandi per bucarsi le orecchie senza il consenso dei genitori.

Quando questi bambini e i loro genitori acconsentono alla loro “transizione” medica e chirurgica, viene loro offerta la “conservazione della fertilità” – così, se vogliono, possono congelare i loro ovuli e sperma da usare dopo che sono stati resi sterili. Se queste giovani ragazze congelano i loro ovuli prima di optare per l’isterectomia, chi porterà i loro embrioni per le loro gravidanze surrogate più tardi? Quale sperma li feconderà? Se questi maschi congelano i loro spermatozoi durante la transizione, di chi saranno gli ovuli che fecondano? Chi gestirà questi embrioni? Queste connessioni tra fertilità, infertilità e bambini resi sterili, è la nuova espansione di #BigFertility. Sono anni che scrivo su questo tema e produco documentari a riguardo.

Come ha scelto le voci che sentiamo nel film?

Ho pensato a tutte le parti interessate e ho cercato di ascoltare e sentire molte di queste voci. Non è una lista esaustiva perché il film dura solo cinquanta minuti. Ma ho intervistato diciassette persone in totale, tra cui esperti medici che si oppongono alla transizione dei bambini ed altri che invece la sostengono. Nel film incontrerete e ascolterete endocrinologi pediatrici, un pediatra, uno psichiatra adolescente, attivisti, un biologo evoluzionista, alcuni genitori con figli a vari stadi di disforia di genere o di transizione, e sentirete anche le voci importanti dei detransitioners: persone che hanno fatto la transizione medica e chirurgica e si sono pentiti della loro decisione – tanto che sono tornati a vivere secondo il sesso di cui sono nati.

Per chi è questo film?

Il pubblico principale è costituito da genitori di bambini minorenni. Abbiamo voluto parlare prima a loro perché potrebbero avere figli con disforia di genere o conoscere altri bambini che hanno a che fare con questo problema. Magari i loro figli frequentano la scuola con un bambino che si identifica come transgender. I genitori fanno parte di consigli scolastici, o PTA, o guidano gruppi di ragazze o ragazzi scout e spesso hanno bisogno di capire meglio il problema. Poi sono i giovani adulti, il personale medico, i media e naturalmente i legislatori, dato che questo tema sta animando un dibattito acceso in molte legislature statali e federali qui negli Stati Uniti, dove io vivo.

Quale spera sarà il risultato di questo film?

Trattandosi di un film educativo, sarebbe meraviglioso che il pubblico potesse essere più informato e in grado di partecipare a questo tipo di dibattiti. Avendo lavorato per molto tempo nel settore infermieristico, posso affermare che il consenso informato era sempre molto importante per me quando parlavo con i miei pazienti e i loro genitori (spesso i miei pazienti erano troppo giovani per capire). Voglio essere sicura che le persone sappiano quali sono le domande importanti da fare, e che ricevano risposte corrette alle proprie domande. In questo modo possono soppesare rischi e benefici. Se le persone che guardano questo film ne escono più informate io ne sarò molto felice. E se le leggi dovessero cambiare per proteggere meglio i bambini, anche questo sarebbe un risultato meraviglioso e molto apprezzato.

Si aspetta che gli attivisti trans cercheranno di far cancellare il film?

È difficile rispondere, perché tendenzialmente sono una persona molto ottimista e voglio pensare che questo film non verrà cancellato o censurato, in quanto piuttosto equilibrato e razionale. Ma sono stata testimone di ciò che i cosiddetti attivisti trans hanno fatto ad alcuni miei amici e colleghi, quindi ho visto la loro totale irragionevolezza quando si dice o si fa qualcosa che non rientra perfettamente nei loro parametri di conversazione e di dialogo civile. Il film sarà diffuso e noi faremo tutto il possibile per mantenere il film disponibile per lo streaming gratuito, anche se questo significa essere costantemente alla ricerca di nuove piattaforme di hosting e streaming dove la gente possa vedere il film.

Trans Mission: What’s the Rush to Reassign Gender? è disponibile gratuitamente qui su Vimeo o qui su YouTube.

Link dell’articolo originale: qui traduzione di Angela Tacchini

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