Phygital: quando cadono i confini tra vita reale e vita online

Phygital: quando cadono i confini tra vita reale e vita online

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In principio fu “Second Life”!

Second Life è un mondo virtuale digitale on-line che ha visto la luce nel 2003. Chiunque può entrare nel gioco assumendo un avatar (una sembianza/personaggio), muoversi, relazionarsi, agire utilizzando quell’avatar, e creare il contenuto dell’intero mondo virtuale attraverso le interazioni. Ci si può perdere in questa realtà virtuale di “immersione totale” e di “realtà parallela”.

Difficile dire se “Second Life” abbia generato il fenomeno, lo abbia previsto, preannunciato o lo abbia ispirato. Fatto sta che oggi vi è sempre più una continuità fra vita on-line e vita-off-line, tant’è che la “parola dell’anno” è Phygital.

Phygital è la crasi fra Physical e Digital e si riferisce al continuo interscambio e all’indifferenziazione fra momenti on-line e off-line, un ecosistema integrato in cui l’esperienza umana si compone di una linea continua fra realtà reale e realtà virtuale senza soluzione di continuità. Il Phygital è immediato, immersivo, interattivo, senza confini, al punto che ormai si parla di on-life, ossia, di vita vissuta nel mondo virtuale.

La vita nel mondo virtuale, oltre a essere costruita e svolgersi on-line, può anche “vedere” il mondo reale attraverso lenti diverse. È il caso della cosiddetta “realtà aumentata”, cioè una realtà non visibile a occhio nudo, ma che può essere esaltata adoperando strumenti che consentono di scegliere particolari da enfatizzare, aspetti che si desidera vedere e apprezzare in modo decontestualizzato: cosa inserire per completare e rendere più piacevole le proprie sensazioni (user experience), cosa eliminare perché considerato disturbante per la beata e solipsistica fruizione di questo “mondo”, che siano immagini, suoni, “rumori”, idee, persone. Si prende quindi l’abitudine e l’abito mentale di creare la realtà che piace. Giocando, mescolando, manipolando, trasformando.

A proposito di “trasformare”, e rimanendo nel mondo virtuale, forse anche la serie dei Transformers ha avuto la sua parte in questo meccanismo di modellamento della realtà virtuale “a propria immagine” e nel tentativo di proiezione di questa immagine nel mondo reale. Chissà!  

Niente di nuovo per chi ha una pagina, un account, un profilo social. Che poi sono sia canale di incontro sia palcoscenico dell’on-life. Niente di nuovo nemmeno per chi studia il fenomeno delle interazioni sui social e mette l’accento sulla formazione di “bolle” o echo chambers, ossia di gruppi di persone che condividono interessi, argomenti, visioni del mondo in modo auto-confermativo, polarizzato e selettivo. Sempre più omogenei e omologanti. Perché a questa omeostasi virtuale contribuisce anche l’algoritmo, che è alla base del funzionamento dei social, e che “profila” gli account avvicinando le persone con affinità di interessi.

Scopo dell’algoritmo è creare una realtà dove le persone si incontrino e si sentano a proprio agio, in un ambiente che tratta e veicola tematiche che attraggano i loro interessi e contribuiscano a “fidelizzarle”: meglio conosce i soggetti e meglio riesce a proporre un ecosistema in cui la persona si trovi bene, si senta a casa, circondata da altre persone che condividono gli stessi punti di interesse, si aggregano fra simili, si alimentano e si conformano a vicenda in alleanze “a favore” o “contro”.

Niente di nuovo nemmeno per la psicologia. Ricordano infatti gli esperimenti di Sheriff (Teoria del conflitto realistico) e di Tajfel (Teoria dell’identità sociale) sul funzionamento dei gruppi. In parole semplici, la Teoria di Sheriff nasce da un esperimento condotto durante un campeggio di ragazzi statunitensi, in cui furono creati due gruppi. Si vide che la conflittualità aumentava man mano che i gruppi acquisivano autonomia e identità e diminuiva la condivisione di un obiettivo comune che poteva essere raggiunto solo in maniera unitaria. La Teoria di Tajfel si basa anch’essa sulla conflittualità, sull’autoesaltazione e sulla “deumanizzazione” del gruppo avversario.

Virtualmente – scusate il triplo gioco di significato del termine “virtualmente” (come “virtù vs immoralità”, “mondo internettiano” e “che esiste in potenza”) – è una descrizione delle interazioni che avvengono sui social, dove le “bolle”, inconsapevoli della ristrettezza del proprio orizzonte visivo, sociale, numerico, di presenza e influenza reale – confuse e fuorviate dalla vocalità dei propri gruppi e dall’attivismo sui social – costruiscono la propria esistenza on-life e si scagliano contro chiunque porti vissuti e interessi diversi, chi rappresenta un ostacolo al proprio disegno onnivoro.     

Il rovescio della medaglia dell’algoritmo dei social e dell’aggregazione in “bolle”, infatti, è la ri-scoperta dell’esistenza di altri gruppi, persone, idee, interessi, sia nel mondo social sia in quello reale, portatori/ici di interessi diversi, spesso contrari, a questa costruzione. Un’esperienza che sconvolge gli equilibri raggiunti con l’eliminazione dell’altra/o.

Si entra sui social partendo dalla realtà tangibile, con la propria identità o con l‘avatar (e qui ci sarebbe da fare un’analisi su “chi è l’avatar o cosa rappresenta”: l’Io nascosto, il vero Io, quello che vorrei essere, come mi vedo io, quello che altri vedono in me, quello che vorrei che gli altri vedessero in me?), si trova la propria nicchia o la si costruisce, si vive la vita parallela on-life e poi, sui social stessi o nella vita reale, si incontra chi ha un costrutto diverso dal proprio, che minaccia quel “mondo perfetto” di cui si è protagonista solo, assoluto e fra simili. Ci si sente minacciati da questa presenza che “smonta il costrutto” e l’”identità costruita”. E allora il nemico/la nemica va contrastata, attaccata, sconfitta, minacciata, annientata.

Difficile dire se la cancel culture sia nata, cresciuta, proliferata prima o durante l’affermazione dei social e dell’on-life. Sta di fatto che le blacklist, la possibilità di “bannare”, bloccare o eliminare le persone sui social è una scorciatoia per silenziare ed evitare il confronto con quello che è considerato un “ostacolo” ai propri disegni. Semplicemente si elimina chi non la pensa allo stesso modo e non permette la realizzazione dei desiderata. È questo lo pseudo-potere di chi non ha un potere reale. O, al contrario, si traduce nel prendere di mira persone e/o gruppi per fare dello shitstorm, ossia, attacchi congiunti verbali e denigratori per accerchiare, sminuire, isolare l’altra/o. Al punto che si parla di mob rule, ossia, di pressione di massa esercitata a scopo intimidatorio.

Anche qui psicologi/ghe e sociologi/ghe si sono posti/e la domanda sugli “effetti” della “cultura della cancellazione”. Gli effetti dipendono dalla centralità o meno dell’on-life: tanti se l’on-life è la propria esistenza primaria (con crisi depressive, senso di esclusione sociale, isolamento, alienazione), pochi quando la vita è vissuta meno sui social e più nella realtà. Il rovescio della medaglia è costituito dall’impatto che invece ha la vita reale su chi esce dall’on-life, dove era immerso nella “bolla” di affinità e alimentato dal consenso social, e incontra e si misura con la realtà reale.

La forza dei canali social è la loro pervasività, la rapidità di diffusione, la possibilità di costruirsi personaggi/avatar, il conforto del branco, l’ostracismo gruppale verso altri gruppi e singole/i. Il punto di debolezza dell’on-life è la perdita di contatto con la realtà, l’inconsistenza della e nella vita reale.

In questo humus proliferano gruppi e gruppuscoli scollegati dalla realtà, o che decidono di scollegarsi dalla realtà e ri-nascere virtualmente co-creando una realtà parallela rispetto alla realtà reale che non li riconosce.

Gruppi come quello di Telegram, in cui un 22enne ha condiviso con altri 500 individui l’odio per le donne o l’odio per La Donna ingiuriando il sesso femminile, manifestando incapacità di relazionarcisi adeguatamente, lamentando fantomatici vantaggi goduti dalle donne e perdita di privilegi subiti da lui e dagli altri uomini, pianificando una strage in una scuola (con l’intenzione di uccidere quante più ragazze possibili) e  un attentato durante una manifestazione femminista.

Il tentativo è il passaggio dalla cancel culture alla cancellazione fisica, alias assassinio.

Dall’on-life al life-off di qualcun’altra

Tiziana Luise

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