Unicorni e altre creature “favolose”: come fare odiare alle bambine il proprio corpo femminile<br /><span class='post-summary'>Cavallini alati, arcobaleni, il rosa-azzurro delle bandiere trans: gli stessi simboli condivisi dal mondo Lgbtq e dall'infanzia. Specialmente dalle ragazzine, indotte a credere che libertà sia diventare come quelle creature immaginarie e neutre, sfuggendo a un "destino" femminile rappresentato come sofferenza e impossibilità di scelta</span>

Unicorni e altre creature “favolose”: come fare odiare alle bambine il proprio corpo femminile
Cavallini alati, arcobaleni, il rosa-azzurro delle bandiere trans: gli stessi simboli condivisi dal mondo Lgbtq e dall'infanzia. Specialmente dalle ragazzine, indotte a credere che libertà sia diventare come quelle creature immaginarie e neutre, sfuggendo a un "destino" femminile rappresentato come sofferenza e impossibilità di scelta

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Da molto tempo vediamo diffondersi fra bambine e bambini simboli e immagini che rinviano in modo inequivocabile alla simbologia comune dei Pride.

Fino a un paio di decenni fa la bandiera Arcobaleno era il simbolo planetario della Pace, la pace fra gli uomini e le divinità tanto nel mondo biblico che in quello classico. Allo stesso modo l’Unicorno, animale fantastico dei bestiari medievali, simbolo di Castità, trova nuova vita grazie ai romanzi e al cinema fantasy, e si diffonde fra le bambine sotto le sembianze di cavallini alati con il celebre marchio “My Little Pony” e in altre sottomarche.

Dapprima sottotraccia, poi in modo sempre più evidente, questi due simboli potenti cominciano a cambiare di significato. Anzi: i due significati, quello originario e quello nuovo sembrano correre in parallelo, finché il secondo scalza il primo, che viene completamente dimenticato.

L’Arcobaleno diventa espressione della “diversità” intesa come pluralità di espressioni, ricchezza di forme e colori, quintessenza di bellezza, gioia di vivere, libertà intese come valori assoluti e in qualche modo “non negoziabili”. Il mondo dei Pride si appropria in modo praticamente esclusivo di questa potente immagine, così come dell’innocente cavallino, raffigurato solitamente bianco e alato. L’Unicorno diventa espressione di “Favolosità”, termine già usato da Mario Mieli per intendere un’idea di fluidità sessuale che oggi diamo per scontata e desiderabile.

Questo stesso Unicorno, ridisegnato e con nuovi colori, lo ritrovavo sempre più diffuso fra gadget, accessori e abbigliamento infantile. Come può lo stesso simbolico stare sulle magliette dei bambini e contemporaneamente sfilare in una manifestazione politica che si riferisce esplicitamente all’erotismo?

Negli ultimi tempi intoltre prevale l’Unicorno bianco, rosa e celeste, gli stessi colori della “flag” trans.

La ricchezza cromatica dell’originario Arcobaleno sembra sempre più ridotta a due colori cangianti, spesso intercambiabili, sfumati e mischiati fra loro. Nel frattempo compaiono altri animaletti “favolosi”, gattini, orsetti, creature alate e fluide. A chi sono indirizzate queste immagini? Sempre più spesso alle bambine. Non c’è più cartoleria o negozio per giocattoli che non abbia quaderni, gomme, astucci, magliette, braccialetti, berretti, cerchietti per capelli, scarpe e oggetti più disparati con le due immagini accoppiate.

Spesso sono figurine glitterate, vistose, coloratissime, con paillettes, lustrini, si direbbe molto “femminili” secondo stereotipi che credevamo ormai superati. Tanto rosa, tanto fucsia, anche se l’unicorno non è femmina, come non lo sono di solito gli altri animaletti che lo accompagnano. Immagini leziose, zuccherose, ciglia finte, pose languide, un immaginario “femminile” artefatto, teatrale, per nulla spontaneo. I bambini invece non sembrano target di questo mercato, il loro immaginario non appare minimamente fluido-arcobaleno.

Perché proprio le bambine?

Vestito per bambina a fantasia unicorno-arcobaleno

Forse perché sono soprattutto le femmine a dover essere ri-condizionate alla “fluidità”, a un femminile performativo in cui il rosa trascolora e vira al celeste, all’insegna dell’indeterminato. Un universo di riferimenti allusivi, ammiccanti, dove si gioca con simboli forti dall’immagine gentile: il cuore spezzato regalato alla migliore amica diviso nel solito rosa-celeste, l’amicizia che sembra alludere all’eros. Niente di simile per I maschi.

Le bambine sembrano oggetto di un vero e proprio lavaggio del cervello, così come le loro sorelle più grandi paiono ormai dare per scontato che normalità è essere “non binarie”: il corpo cambia, il corpo femminile diventa un destino da cui fuggire per diventare le creature fantastiche che sognate fin da piccole.

Il mondo dell’editoria per ragazzi non sta a guardare, decine e decine di titoli delle più importanti case editrici sfornano libri che esaltano la libera scoperta di sé e della propria identità. Troppo scontato essere femmine, troppo triste e banale: la triste realtà delle proprie madri, tanto detestate nella nostra adolescenza.

Gli Youtuber e vari influencer sui social media fanno il resto, vera Libertà è diventare quelle creature Favolose che ci hanno accompagnato fin dall’infanzia, belle e magiche perché indeterminate, colorate, libere e leggere.

L’Unicorno di Barbie

Intanto nel giro di pochi anni, da fenomeno statisticamente irrilevante, in Occidente i casi di presunta “disforia sessuale” fra le bambine e le preadolescenti sono lievitati fino a costituire il 70-80 per cento del totale, a cominciare dal Nordeuropa e anglosassone -dove il trend appare in declino. E ora anche in Italia. La narrazione è sempre la stessa, ragazze che si sentono nel “corpo sbagliato”, supportate dal mainstream informativo in direzione di una identità “non binaria”, fatta di alias e a insaputa delle famiglie, fino a scelte estreme di mutilazione (top surgery) che psicologi e psicoterapeuti conniventi presentano come unica risposta a minacciati tentativi di suicidio.

La pressione sulle nostre figlie e sorelle piccole è dunque sempre più massiccia, il condizionamento a uscire da sé, a rifiutare la realtà del proprio corpo e a rifugiarsi in una dimensione di sogno, è ovunque, quotidiano, arriva da ogni parte.

E’importante dunque che chi ha a che fare con I bambini e soprattutto le bambine tenga gli occhi aperti e scelga immagini e riferimenti visivi con maggiore attenzione e oculatezza. La cancellazione delle donne parte proprio da qui, da questa vera e propria propaganda gentile e colorata, dalla proposta di un universo simbolico e visivo neutralizzante e normativo.

Anna Perenna

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