Quando sono “ritornata” a essere donna. E da transman mi sono ritrovata femminista

Quando sono “ritornata” a essere donna. E da transman mi sono ritrovata femminista

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Una testimonianza splendida della nostra nuova collaboratrice Valentina Beoni.

Quando mi identificavo ancora come uomo transessuale, mi capitava spesso di reagire male ai commenti sui social e in particolare a quelli delle femministe radicali (che chiamavo “TERF”). Avevo anche litigato con Magdalen Berns, gender critical e youtuber britannica scomparsa nel 2019, perché alla sua affermazione you are not a male (tu non sei un maschio) io l’avevo riempita di insulti.

Appena ho deciso di interrompere il percorso di transizione ho pensato di andarla a cercare per chiederle scusa, e dopo aver scoperto che era deceduta ho letto sotto i suoi video commenti di attivisti trans del genere “una di meno” oppure “finalmente“.

Premetto che nonostante la mia decisione di “ritornare” donna, avevo continuato a partecipare ai gruppi di attivismo trans, pensando di poter in qualche modo contribuire o aiutare anche con la mia esperienza. Ma quando mi sono imbattuta in quei commenti ho preso la decisione drastica di non essere più attivista trans, oltretutto mi son resa conto che non faceva per me e che la mia esperienza di detransitioner era molto screditata ed ero spesso insultata (non all’interno del gruppo di cui facevo parte, ma soprattutto da persone trans all’esterno, attiviste o non).

Sono sempre stata una persona molto aperta, forse troppo, e anche un po’ ingenuamente ho sempre pensato ci potesse essere un compromesso per mettere tutti d’accordo. Mi ricordo che (sempre sui social) cercavo di convincere gli integralisti religiosi a considerare normale l’omosessualità (e a volte ci riuscivo pure!). Oggi però, mi rendo conto che mettere tutti d’accordo non sempre è possibile. Ci sono questioni su cui è necessario prendere una posizione e portare avanti la propria idea.

Ho smesso quindi di essere una “mediatrice di conflitti” ad ogni costo. C’era da decidersi: o il femminismo liberale o il femminismo radicale. La questione che più mi premeva capire riguardava il genere e le varie domande che da esso nascono. Che cos’è l’identità di genere? Il genere è un costrutto sociale? Il genere va abbattuto o ne va creato uno nuovo o addirittura più di uno?

La mia esperienza di donna in detransizione mi ha fatto comprendere una cosa molto basilare: il sesso non si può cambiare e credere di poterlo fare è un delirio. Al tempo stesso una persona, credo, dovrebbe essere libera di poter intraprendere la transizione se pensa che modificare il proprio corpo possa farla sentire a suo agio. Questo mio pensiero sembra essere conflittuale, contraddittorio. Eppure ci sono persone transessuali che abbracciano questo pensiero e questa cosa mi fa sentire sollevata.

Mi sono avvicinata così al gruppo Radfem Italia e ho preso un po’ di informazioni sul femminismo radicale. Di solito quando faccio scelte di questo tipo guardo sia l’idea che sta alla base di un movimento sia le varie posizioni sulle tematiche importanti ma non solo: mi piace relazionarmi con le persone che questa idea la rappresentano. Nel femminismo radicale ho trovato una vera e propria comunità, ho trovato delle sorelle, delle donne che credono profondamente in quello che fanno e si adoperano nel concreto per realizzarlo, senza aggrapparsi a semplici slogan. Ho trovato delle persone genuine, sincere, che non hanno paura di dire quello che pensano davvero, anche a costo di perdere le “grazie” della mainstream community.

Sono contenta di essermi ritrovata donna e soprattutto di essermi ritrovata femminista.

Valentina Beoni

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When I “rebecame” a woman. And from transman I ended up a feminist

A splendid testimony from our new collaborator Valentina Beoni

When I still identified as a transexual man, I often reacted badly to comments on social media especially to those of radical feminists (that I called TERF). I had even argued with Magdalena Berns, gender critical and British youtuber that passed in 2019, because at her affirmation “you are not a male “I covered her in insults.

 As soon as I had decided to interrupt my transition process, I thought about looking her up to apologise, and after discovering she had passed, I read comments of gender trans activist “one less” or “finally” under her videos.

I state that even though I had decided to “rebecome” a woman, I had continued to participate in trans activist groups, thinking I could in some way contribute or help through my experience. However, when I stumbled upon those comments, I took the drastic decision to stop being a trans activist, furthermore I realised that it was not for me and that my experience as a detransitioner was very discredited and I was often insulted (not within the group I belonged to, but in particular by trans people on the outside, activist and non).

I have always been a very open person, maybe too much so, and a bit naively I always thought there could be a compromise that could get everyone to agree. I remember that (on social media) I had tried to convince religious fundamentalist to consider homosexuality normal (and sometimes I even succeeded). Today though I realise that trying to get everyone to agree is not always possible. There are matters where you must take your stand and move forward with your idea.

So, I stopped being a “conflict mediator” at any cost. There was to decide: either liberal feminism or radical feminism. The issue that mattered to me the most regarded gender and the various questions born from it. What is gender identity? Is gender a social construct? Should gender be demolished, should a new one be created or even more than one?

My experience as a detranstioning woman made me comprehend a very basic notion: sex cannot be changed and to think it can be is delirious. At the same time a person, I think, should be free to be able to transition if they think that modifying their body can make them feel more comfortable in their own skin. This belief of mine seems to be conflicting, contradictory. However, there are transexual people that share my belief, and this is reassuring to me.

This is why I approached the group Radfem Italia and I gathered some information on radical feminism. Usually when making these kinds of choices I look both at the ideal that is at the base of the movement and at the various positions not only on important thematics: I like to relate to the people who represent this ideal. Within radical feminism I found an actual community, I found a sisterhood, women who strongly believe in what they do and make every effort to achieve it, without resorting to simple slogans. I found some genuine, sincere, people who are not afraid to say what they truly think, even at the cost of losing the “grace” of the mainstream community.

I am glad I rediscovered myself as a woman and especially as a feminist.

Valentina Beoni

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