Ormoni ai bambini: non possiamo più tacere. Appello-denuncia di intellettuali francesi contro “la grave deriva”<br /><span class='post-summary'>Una cinquantina tra medici, psichiatri, pensatori, femministe si ribella alla "morsa ideologica sul corpo dei bambini" e alla mitologia del minore transgender. Un giorno, spiegano, potremmo pentirci di avere taciuto di fronte a questo "furto dell'infanzia", uno scandalo medico ed etico</span>

Ormoni ai bambini: non possiamo più tacere. Appello-denuncia di intellettuali francesi contro “la grave deriva”
Una cinquantina tra medici, psichiatri, pensatori, femministe si ribella alla "morsa ideologica sul corpo dei bambini" e alla mitologia del minore transgender. Un giorno, spiegano, potremmo pentirci di avere taciuto di fronte a questo "furto dell'infanzia", uno scandalo medico ed etico

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Come abbiamo già raccontato (vedere qui) in molti Paesi occidentali si registra una brusca frenata di fronte alle transizioni dei minori, nonostante la recente sentenza “pilatesca” sul caso Keira Bell in UK (vedere qui).

Un ulteriore segnale arriva dalla Francia: insieme all’Observatoire des discours idéologiques sur l’enfant et l’adolescent, gruppo di professionisti e ricercatori sull’infanzia (medici, psichiatri, psicoanalisti, avvocati, magistrati, insegnanti della scuola pubblica, filosofi, sociologi, ecc.) una cinquantina di personalità di quel Paese protesta contro il discorso sull'”autodeterminazione” dei bambini che sta legittimando un forte aumento delle richieste di cambiamento di sesso, soprattutto tra gli adolescenti.

Ecco l’appello.

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Non possiamo più tacere su quella che consideriamo una grave deriva in nome dell’emancipazione del “bambino transgender” (che dichiara di non essere nato nel “corpo giusto”). I discorsi radicali legittimano le richieste di cambiamento di sesso sulla base della semplice percezione, presentata come verità. Ma questo al costo di un trattamento medico o addirittura chirurgico per tutta la vita (rimozione di seni o testicoli) sul corpo di bambini o adolescenti.

È questo fenomeno e il suo alto profilo mediatico a preoccuparci, e non le scelte degli adulti transgender. 

Forse pensando di fornire una risposta, il governo scozzese ha emesso nuove linee guida per l’inclusione LGBT, dal 12 agosto, in base alle quali i bambini, dall’età della scuola primaria, potranno cambiare nome e genere a scuola senza il consenso dei genitori. Senza il loro consenso e anche senza che i genitori siano informati se il bambino lo richiede. Quello che sta accadendo nei Paesi a noi vicini potrebbe accadere molto rapidamente in Francia: la diffusione proteiforme di queste convinzioni ha portato ad un notevole aumento di richieste di cambio di sesso tra i bambini e in particolare tra gli adolescenti.

Secondo Jean Chambry, psichiatra infantile responsabile del CIAPA (Centre Intersectoriel d’Accueil pour Adolescent) di Parigi, fino a una decina di anni fa c’erano circa dieci richieste all’anno; nel 2020, le richieste sono state al mese (solo per la regione dell’Ile-de-France). Un’accelerazione preoccupante nelle risposte mediche a queste richieste di transizione. 
Discorsi banalizzanti sostengono che potremmo fare a meno della realtà biologica, della differenza sessuale tra uomini e donne, in favore di singolarità scelte basate unicamente sulla “percezione di sé”. Questi discorsi ideologici fuorvianti sono trasmessi sui social dove molti adolescenti con problemi d’identità vengono a cercare soluzioni al loro malessere. In nome dell'”autodeterminazione” – slogan che piace a tutti i progressisti – i bambini e gli adolescenti sono convinti di poter cambiare il loro sesso con l’aiuto di trattamenti ormonali o addirittura di interventi chirurgici mutilanti. Questa retorica, diffusa da attivisti in molti paesi occidentali, utilizza falsità destinate ad ingannare. 

Il furto dell’infanzia? Come siamo arrivati a questo punto? E abbiamo (ancora) il diritto di reagire senza essere insultati o minacciati? Come possono questi diritti all’autodeterminazione essere un progresso soddisfacente? Questo fenomeno, il “bambino transgender”, è in realtà una mistificazione contemporanea che deve essere denunciata con forza perché si tratta di un indottrinamento ideologico. Vorrebbero farci credere che, in nome del benessere e della libertà di ogni individuo un bambino, liberato dal consenso dei suoi genitori “reazionari”, sarebbe in grado di “scegliere” la sua cosiddetta identità di genere. 
Ma il bambino è un essere in costruzione, prima di raggiungere uno stadio di maturità il suo sviluppo è in continua evoluzione. C’è unanimità sull’argomento tra neuroscienziati, specialisti dello sviluppo, psicoanalisti, psichiatri infantili, pediatri e tutti gli specialisti della prima infanzia.  

Il bambino e ancor di più l’adolescente è sottoposto a una pressione che porta alla destabilizzazione mentale, alla rottura con la famiglia se questa non lo sostiene e con tutti coloro che rifiutano di condividere il suo punto di vista. Questa pressione genera un discorso antisociale e accusatorio; un idioma specifico o addirittura una nuova lingua viene imposta a coloro che circondano questi giovani che spesso si esprimono con un linguaggio stereotipato, come se avessero perso ogni pensiero critico (che è una caratteristica del controllo ideologico).  

Denunciamo questo furto dell’infanzia. Oggi è urgente informare il maggior numero possibile di cittadini, di tutte le professioni, di tutti gli schieramenti, di tutte le età, su quello che domani potrebbe apparire come uno dei più grandi scandali sanitari ed etici che rischiamo di vedere accadere senza dire una parola: la mercificazione del corpo dei bambini. Persuadendoli del fatto che gli è stato “assegnato” un sesso alla nascita, e che possono cambiarlo liberamente, questi bambini vengono patologizzati per tutta la vita: consumatori a vita di prodotti chimici ormonali commercializzati dalle compagnie farmaceutiche, consumatori ricorrenti di sempre più operazioni chirurgiche nel perseguimento del sogno chimerico di un corpo fantastico. Attualmente, i paesi che erano favorevoli alla transizione medica prima della maggiore età stanno vietando i trattamenti ormonali per i minori (Svezia, Regno Unito e alcuni stati americani). 

Questo dogmatismo porta a una grande confusione, tanto che nessuno sa come agire e alzare la voce, spesso per paura di certe associazioni LGBTQI+. Ma questo acronimo considera persone molto diverse, alcune delle quali, come noi, sono preoccupate per le derive attuali. Alcuni sono soggetti alla legge del silenzio che regna in questo ambiente. Il documentario svedese Trans train (visibile qui, parte 1 e parte 2) mostra come giovani adulti, abbandonati a se stessi e minacciati se parlano pubblicamente, hanno subito pressioni dalla comunità trans quando hanno espresso dubbi o se hanno “detransizionato” (pentiti del processo di transizione sociale e/o medica che appare loro come una risposta sbagliata alle loro domande o al loro malessere).  

Regna la confusione, in gran parte mantenuta allo scopo di manipolare l’umanità nel suo substrato più profondo: la sua evoluzione, la sua temporalità, le sue peregrinazioni e i suoi dubbi. In nome del rifiuto di una presunta assegnazione di sesso, stiamo assistendo imbarazzati e senza capire nulla, a un’assegnazione di identità. Così Claude del Club des cinq, una volta descritta come un maschiaccio, è ora presentata come transgender. Potremmo riderci sopra se non fosse sintomatico della nostra epoca, colpita da radicalismi politici che prevaricano qualunque dibattito.  

No, in nome della protezione dei bambini non possiamo più tacere! Ci rifiutiamo di accettare che, in nome dei “diritti umani”, si metta in discussione questa base comune – l’universalismo dei diritti – che costituisce il fondamento dell’umanità.  
 
Nicole Athéa (endocrinologa-ginecologa), Elisabeth Badinter (filosofa), Anne-Laure Boch (neurochirurgo, Hôpital de la Salpêtrière), Thierry Baranger (magistrato onorario, ex presidente dei tribunali minorili di Parigi e Bobigny), Marie-Jo Bonnet (storico, scrittore), Jean-François Braunstein (filosofo, professore all’Università di Panthéon Sorbona), Anna Cognet (psicologa clinica), Alain Cornec (avvocato), Laurence Croix (docente, Università di Nanterre), Chantal Delsol (filosofa, membro dell’Accademia delle Scienze Morali e Politiche), Bernard Devauchelle, (professore di medicina e capo del dipartimento di chirurgia maxillofacciale dell’Ospedale Universitario di Amiens), Marie Josèphe Devillers (attivista lesbica femminista), Christine Le Doaré (avvocato, attivista femminista), Catherine Dolto (aptoterapista), Corinne Ehrenberg (psicoanalista), Caroline Eliacheff (psichiatra infantile, psicoanalista), Xavier Emmanuelli (medico, presidente della Samu Social International), Nicole Farges (psicologa, psicoanalista), Natalie Felzenszwalbe (avvocato onorario), Isabelle Ferrari (cofondatrice AMQG (approccio misurato alle questioni di genere tra i giovani) a Ginevra), Christian Flavigny (psichiatra infantile, psicoanalista), Esther Fouchier (presidente del Forum delle donne del Mediterraneo), Pascale Fourcade (psichiatra), René Frydman (professore di medicina), Delphine Girard (insegnante di classici nelle scuole secondarie, attivista laica), Bernard Golse (psichiatra infantile, psicoanalista (APF), professore emerito di psichiatria infantile e adolescenziale, Università di Parigi), Julie Gosselin (informatica, femminista), Nadia Guenet (produttrice del programma radiofonico “la révolution sera féministe”), Liliane Kandel (sociologa, femminista, membro del comitato editoriale di Les Temps modernes), Annick Karsenty (presidente dell’associazione “femmes solidaires” di Marsiglia), Aaron Kimberly (Gender Dysphoria Alliance, Canada), Frédérique Kuttenn (ex capo del dipartimento di endocrinologia e medicina riproduttiva dell’ospedale Pitié-Salpêtrière), Rhadija Lamrani Tissot (psicoanalista, linguista), Jean-Pierre Lebrun (psichiatra, psicoanalista), Danièle Manesse (linguista, ricercatrice in didattica delle lingue, Università Sorbona-Nouvelle), Céline Masson (docente universitaria), Martine de Maximy (magistrato onorario, ex giudice dei bambini), Isabelle de Mecquenem (professoressa di filosofia, membro del Conseil des sages de laïcité), Scott Newgent (TReVoices), Sylvie Quesemand Zucca (medico, psichiatra), Gérard Rabinovitch (filosofo, sociologo), Jean-Pierre Rosenczveig (ex presidente del tribunale dei bambini di Bobigny), Hana Rottman (pediatra, psichiatra infantile), Olivia Sarton (avvocato), Myriam Szejer (psichiatra infantile), Sonia Timsit (psichiatra, psicoanalista), Claire Squires (docente, Università di Parigi), Samuel Veissière (antropologo e professore di psichiatria transculturale alla McGill University di Montreal), Jean-Pierre Winter (psicanalista), WHRC-France (Women Human Rights Campaign). 

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