“Non ero io a essere sbagliata. Sbagliato è come il mondo tratta le donne”: il messaggio delle detransitioner (Post Trans). Un estratto del nostro webinar (lo trovate integrale nella sezione video & podcast)

“Non ero io a essere sbagliata. Sbagliato è come il mondo tratta le donne”: il messaggio delle detransitioner (Post Trans). Un estratto del nostro webinar (lo trovate integrale nella sezione video & podcast)

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Questo articolo ha un commento

  1. Le persone transgender non sono delle persone che si sentono “sbagliate”.
    Nei gruppi di autocoscienza transgender si parla moltissimo di quanto il mondo sia fatto a misura delle persone di sesso maschile (persino le architetture, i bagni, le città) e in generale per uomini e donne conformi alle attese sociali.
    Chi rimane più svantaggiato, quindi? La persona nata femmina e non conforme alle aspettative.
    Se una persona pensa di essere un uomo T eterosessuale perché il mondo è progettato a misura del nato maschio, virile ed eterosessuale, sbaglia, ma è anche vero che a queste persone in errore mi sembra che sia stato detto spesso, da operatori sanitari, da associazioni transgender, che erano in errore e che era meglio aspettare.
    Il fatto che esistano persone che prendono la strada di “uomo trans” per semplice “misoginia interiorizzata” non invalida tutti i percorsi trans. Certo, esistono anche questi casi ed è giusto parlarne, ma non se l’obiettivo è dire che in realtà “tutte” le persone trans sono persone che “si sentivano sbagliate, ma era la società ad essere sbagliata”.
    Chiaro è che è brutto quando una persona sbaglia interpretazione di sé e prende il percorso sbagliato, e ancora più grave se questa mancanza di consapevolezza riguarda un minore, ma il punto è che quel percorso era sbagliato PER quella persona, non per tutti coloro che hanno intrapreso quel percorso.
    Se il percorso trans fosse un modo per “adeguarsi al privilegio sociale”, ci sarebbero solo ftm, e non mtf, no?
    Ad ogni modo, mantenendo tutte le mie riserve sulle modifiche irreversibili sui corpi dei minori, e anche mantenendo tutta la mia convinzione sul diritto delle persone “post trans” di avere diritto di parola (però vedo che usano POST trans e non “no trans”, quindi come se il loro presente fosse una sintesi che comprende anche quel percorso, e averlo poi superato, vedo a volte anche semplicemente per motivi di salute più che ideologici), voglio chiarire che però queste narrazioni dovrebbero essere valorizzate per quello che sono: se segnalano “malasanità” prendiamone atto. Se ci fanno riflettere su quanto può saperne un 16enne del suo futuro, prendiamo atto anche di questo, ma è importante non invalidare i percorsi transgender in generale, perché per molte persone il percorso T è stata la salvezza. In quel percorso hanno trovato serenità e cittadinanza, stanno bene, quindi non deve diventare una “proposta di conversione di massa”, solo un dare voce a quelle persone che sono andate oltre (appunto “post” trans più che “tornate indietro”), e che vogliono dire la loro, parlare a chi è simile a loro o potrebbe esserlo in futuro.
    Sperando che il commento passi la moderazione, momentaneamente vi saluto.

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