LORO sono le donne

LORO sono le donne

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Loro sono le donne (manifesto sui muri di Milano, pare si tratti di un brand di intimo femminile o qualcosa del genere, pare che per San Valentino vogliano lanciare mutande genderless). Anzi LUI è le donne (ne basta uno per tutte).

Niente altro da aggiungere. E’ il loro sogno invidioso di sempre, da Aristotele in avanti*. Prendere il posto delle donne. Saper dare la vita al posto loro. Renderle l’abietto. Rinchiuderle. Nasconderle. Velarle. Cancellarle. Sostituirle. Loro sono le donne. Noi, al massimo, “mestruatori” o “gente con la cervice”.

Diranno, potrei giurarlo, che è una campagna “solidale”. Che stiamo prendendo un enorme granchio! Che loro stanno “dalla parte” delle donne. Che quello che viene fatto alle donne viene fatto anche a loro. Ma il medium è il messaggio. E questa immagine è molto violenta per NOI DONNE. Ci arriva come un pugno nello stomaco.

Questa immagine usa consapevolmente la lingua mainstream dell’identità di genere, dell’ideologia queer, del genderfluid, del no-binary, dell’essere donne per scelta e non per nascita (quelle per nascita sono solo vili cis-, il lumpenproletariat della donnità), dell’inner feeling, dell’autodeterminazione e autocertificazione. La comunicazione della moda ammicca molto a questa roba, al codice transumano che oggi ci impedisce di nominarci come donne e che ci sanziona come transfobiche e violente quando lo facciamo. Che fa quindi del semplice nominarsi donne un vero e proprio atto politico.

No, voi non siete le donne. Voi vorreste esserlo, da sempre. Ma le donne siamo NOI. E noi non siamo uomini. Non possiamo essere costrette a essere scimmie di uomini per vivere e agire liberamente nel mondo.

Via quei manifesti dai muri delle città.

Marina Terragni

* Secondo Aristotele il maschio attivo è il vero genitore che dà forma alla materia inerte femminile, la donna è invece “passiva” in quanto “è quella che genera in se stessa e dalla quale si forma il generato che stava nel genitore” (il maschio).

Nasce tutto qui, dall’invidia dell’utero, e si chiama patriarcato. Il queer fa parte a pieno titolo della fenomenologia del patriarcato. Queste sono solo le nuove figure fenomenologiche che si assommano alle vecchie.

E’ un momento molto duro per le donne. E’ il colpo di coda dell’animale morente.

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