La Spagna riapre alla Ley Trans: improvviso voltafaccia del PSOE<br /><span class='post-summary'>Dopo avere a lungo ostacolato la legge proposta da Podemos, e in particolare la libera autoidentificazione di genere, i socialisti cambiano rotta. Forse in seguito alle recente sconfitta elettorale a Madrid. Il 29 giugno, tempo di Pride, il governo discuterà il testo combattuto dal femminismo. Che somiglia moltissimo al ddl Zan</span>

La Spagna riapre alla Ley Trans: improvviso voltafaccia del PSOE
Dopo avere a lungo ostacolato la legge proposta da Podemos, e in particolare la libera autoidentificazione di genere, i socialisti cambiano rotta. Forse in seguito alle recente sconfitta elettorale a Madrid. Il 29 giugno, tempo di Pride, il governo discuterà il testo combattuto dal femminismo. Che somiglia moltissimo al ddl Zan

Condividi Articolo:

Bloccata da febbraio, la trattativa per la Ley Trans in Spagna è improvvisamente ripresa. Fonti interne hanno confermato che il Governo ha sbloccato l’iter per la legge -che si era fermato grazie all’astensione del PSOE, ndr- che prevedibilmente sarà portata in Consiglio dei ministri il prossimo 29 giugno, in piena celebrazione del Pride. Il grande ostacolo che hanno dovuto affrontare i membri dell’Esecutivo, Podemos e PSOE, è stata la cosiddetta libera autodeterminazione di genere che presuppone sia sufficiente la volontà di una persona per cambiare nome e sesso, senza necessità di referti medici o terapie ormonali in corso come accade ora. La soluzione consensuale prevede tre mesi di attesa amministrativa dal momento della richiesta di modifica, affinché la persona possa ratificare la propria decisione.

Per il Ministero dell’Uguaglianza, guidato da Irene Montero, che sta negoziando e cercando di approvare questa legge, la libera autodeterminazione di genere era intoccabile, così come per i gruppi LGTBI e trans che sono stati consultati e ascoltati nel corso del dibattito. La libera autodeterminazione di genere verrà inclusa nella legge, come scritto da El Periódico e confermato da EL PAÍS.

Nella bozza del disegno di legge per l’uguaglianza reale ed effettiva delle persone trans e per la garanzia dei diritti delle persone LGTBI, a cui EL PAÍS ha avuto accesso e che potrebbe subire modifiche, si afferma che “qualsiasi persona di nazionalità spagnola di età superiore ai 16 anni può chiedere autonomamente al Registro Civile di rettificare la menzione di registrazione del sesso. Si dice anche che “entro un termine massimo di tre mesi” dalla sua prima comparizione, l’incaricato del Registro Civile deve convocare la persona perché ratifichi la sua richiesta, “affermando la persistenza della sua decisione“. Una volta confermata, la delibera sarà emessa “entro il termine massimo di un mese dalla data della seconda comparizione”. Cioè, il tempo totale arriverà fino a un massimo di quattro mesi. Questa procedura amministrativa ha convinto la prima vicepresidente del governo, Carmen Calvo (PSOE) che era stata la più reticente con questa norma, per la quale ha chiesto “certezza del diritto”.

Quando a febbraio è stato reso noto il disegno di legge preparato da Equality, Calvo ha pubblicamente rrifiutato che il sesso potesse essere cambiato solo con la volontà e ha chiesto “certezza del diritto” affinché il testo non venga cambiato dalla Corte Costituzionale, come auspicano Vox e PP che lo porteranno certamente alla sua attenzione. Dietro le parole di Calvo e del socialismo spagnolo, la mobilitazione del movimento femminista che teme che il cambiamento possa avere conseguenze irreparabili per le leggi di tutela delle donne.

Nell’ultima settimana ci sono stati molti incontri e “a tutti i livelli” per sbloccare la situazione. Venerdì si sono visti la vicepresidente Carmen Calvo, il Ministro dell’Uguaglianza Irene Montero, e il Ministro della Giustizia, Juan Carlos Campo. Dall’incontro è scaturito l’impegno di portare il testo al Consiglio dei ministri il 29 giugno, in tempo per la celebrazione del Pride, e di continuare a negoziare. Dopo quel primo passo, il testo dovrà ancora passare la revisione degli organi consultivi e di tutti gli atti parlamentari nelle Cortes, con i contributi e gli emendamenti del resto dei gruppi prima della sua eventuale approvazione come legge.

Ci sono stati anche incontri con diversi gruppi trans e LGTBI, molto attivi nella negoziazione del testo. Rappresentanti della Federazione statale delle lesbiche, gay, trans e bisessuali (FELGTB), dell’associazione Chrysallis delle famiglie con minori trans e della fondazione Triángulo si sono recati a La Moncloa il 7 giugno per presentare le loro proposte e cercare di sbloccare la trattativa. Sono stati convocati con urgenza dopo che avevano convocato una conferenza stampa sulle difficoltà nell’attuazione della legge. Sia questi gruppi sia Equality hanno proposto il termine di tre mesi per il Registro Civile e hanno rifiutato che sia necessario un testimone o una terza persona, come proponeva il PSOE, per accreditare la richiesta di modifica del registro.

Le divergenze tra i partner di governo hanno portato il partito socialista a votare addirittura contro – con PP e Vox – il tentativo di attivare la ‘trans law’ al Congresso , dove l’hanno adottata i gruppi di minoranza. Era il 18 maggio. Quel giorno il ministro della Parità ha chiesto la parola per “scusarsi” con i gruppi LGTBI e impegnarsi a riconoscere l'”autodeterminazione dell’identità di genere” prima del Pride.

 Il 16 giugno è intervenuta in una cerimonia la ministra per le Pari opportunità, Irene Montero.
La ministra per le Pari opportunità, Irene Montero.

L’attuale progetto fonde le due leggi che i partner dell’Esecutivo avevano concordato nel loro accordo di governo, una sulle persone trans e l’altra LGTBI, sebbene il testo finale dia preponderanza al riconoscimento delle persone trans come richiesto da entrambi i gruppi e da Equality. Mancano ancora i dettagli per chiudere questo testo comune, ma si è salvata quella che fin dall’inizio era la difficoltà principale: la libera autodeterminazione di genere.

Attualmente, la persona che vuole cambiare nome e sesso sul DNI deve richiedere una visita medica, avviare un processo ormonale e ottenere un certificato psichiatrico, che allunga il processo tra i due e i tre anni secondo i calcoli delle organizzazioni. Il testo della bozza è in sintonia con la proposta che lo stesso PSOE ha avanzato al Congresso e che è stata approvata alla Camera nel 2019, oltre che con le leggi già approvate in 13 comunità autonome, ultime le Isole Canarie, che non includono periodi di riflessione.

Sui minori e altre questioni in sospeso

La bozza presentata a febbraio da Equality prevedeva anche la libera autodeterminazione di genere per i minori, altro punto che ha destato perplessità. Le organizzazioni avevano proposto di suddividere il cambiamento in tre tranche. I bambini di età inferiore ai 12 anni potevano richiedere solo un cambio di nome, non di sesso, con il sostegno delle loro famiglie. Dai 12 ai 16 anni, accompagnati anche dai familiari o da chi ne fa le veci, potevano ottenere il cambio nella registrazione del sesso e del nome, e dai 16 senza alcuna tutela. La bozza al momento autorizza il cambio di iscrizione di nome e sesso a partire dai 14 anni. Tra i 12 e i 14 anni si può fare in tribunale. Se i genitori non sono d’accordo, sarà nominato un difensore legale.

Le fasce di età sono uno degli aspetti sui cui si continuerà a negoziare nei prossimi giorni prima di portare il testo in Consiglio dei ministri, per cercare di abbassare il limite a 12 anni e per prevedere, come già diverse leggi regionali, che i minori trans i minori possano, a qualsiasi età, cambiare nome nelle scuole per facilitare la transizione. Sono in fase di negoziazione anche questioni relative all’accesso all’assistenza sanitaria per le persone trans o all’inclusione di trattamenti di riproduzione assistita per lesbiche, bisessuali e “persone con capacità di avere figli”.

Altre misure previste

Il testo della legge, il cui obiettivo è “sviluppare e garantire” i diritti delle persone LGTBI per far sì che in Spagna “la diversità affettiva, sessuale e familiare possa essere vissuta in piena libertà”, secondo la motivazione, prevede ulteriori misure . Queste sono alcune:

Proteggere le leggi dell’uguaglianza. La bozza prevede espressamente che con il cambio di sesso anagrafico la persona non sarà beneficiaria retroattiva delle misure di discriminazione positiva previste dalla Legge sulla Parità, approvata nel 2007. Tale rettifica anagrafica prevede anche di non eliminare gli “obblighi legali” che la persona aveva in precedenza, in particolare quelli inclusi nella legge globale contro la violenza di genere del 2004.

Divieto di terapie di conversione. Sono le pratiche destinate a “modificare l’orientamento e l’identità sessuale o l’espressione di genere delle persone”. La bozza li vieta anche quando hanno il consenso dell’interessato o dei suoi rappresentanti legali. Sono considerate un reato “molto grave”, punibile con multe fino a 150.000 euro.

Filiazione di bambini nati da donne non sposate. Nelle coppie composte da un uomo e una donna, è sufficiente che l’uomo assuma la paternità per ottenere la filiazione di un bambino. Ma nel caso di una coppia di donne non sposate questo non è consentito, e affinché la partner della madre biologica possa comparire come genitore del neonato si deve procedere ad adozione, il che significa un tempo di attesa durante il quale la seconda madre non è riconosciuta, non ha alcun diritto o nessun obbligo verso il bambino, o il piccolo su di lei. La bozza prevede la modifica dell’articolo 120 del codice civile affinché per la filiazione non coniugale consenta che “all’atto della registrazione della nascita” il “padre o genitore non gestante” faccia una dichiarazione conforme “nel modulo ufficiale corrispondente”.

Diversità LGTBI in campo educativo. Il governo, previa consultazione con le comunità autonome, secondo la bozza includerà contenuti relativi al trattamento della diversità sessuale-affettiva e familiare delle persone LGTBI nei programmi per l’ammissione, l’accesso e la formazione degli organi di insegnamento. Le Amministrazioni, inoltre, “promuoveranno l’introduzione di riferimenti LGTBI positivi nei materiali scolastici, in modo naturale, rispettoso e trasversale, a tutti i livelli di studio e secondo materie ed età“.

Infrazioni. La bozza considera, tra le infrazioni gravi, “l’introduzione, la promozione o la tolleranza di pratiche lavorative discriminatorie basate sull’orientamento e l’identità sessuale, l’espressione di genere o le caratteristiche sessuali nelle aziende che ricevono sussidi, bonus o aiuti pubblici”. E tra i reati più gravi, l’uso o la diffusione nei centri educativi di libri di testo e materiali “che presentano le persone come superiori o inferiori nella dignità umana in base al loro orientamento e identità sessuale, espressione di genere o caratteristiche sessuali”.

IL 26 GIUGNO SONO STATE INDETTE MANIFESTAZIONI FEMMINISTE IN NUMEROSE CITTA’ DELLA SPAGNA. IN QUELLA CIRCOSTANZA VERRA’ CONDIVISO UN MANIFESTO CHE VI ANTICIPIAMO QUI

MANIFESTO FEMMINISTA 26 GIUGNO 2021

A SOSTEGNO DELL’AGENDA FEMMINISTA, CONTRO LE LEGGI TRANS

Purtroppo il regresso nella tutela dei nostri diritti di donne è già una realtà innegabile.

L’offensiva dell’alleanza tra patriarcato e capitalismo neoliberista contro le donne in generale, e contro il movimento femminista in particolare, ci sta portando a una situazione criminale sia nel nostro Paese che nel resto del mondo, sovvertendo tutte le nostre rivendicazioni e penetrando in tutto il nostro ordinamento giuridico . La nostra analisi è chiara: coloro che hanno affermato di essere nostri alleati e si definiscono “il governo più femminista della storia” stanno trasformando le nostre leggi, contro l’agenda femminista che ha combattuto negli ultimi 300 anni.

Con la complice inerzia del capo del governo, il ministero per l’uguaglianza ha ignorato e disprezzato il movimento femminista, promuovendo una legislazione anti-donne. Inoltre, indipendentemente dalla convinzione politica, i parlamenti regionali vengono utilizzati come porte di servizio per trasformare tutte le leggi sotto la loro giurisdizione, aumentando la mancanza di protezione giuridica e consolidando una regressione in termini di violenza, diritti sessuali e riproduttivi e discriminazione materiale e simbolica contro le donne in tutti gli ambiti, nonché i diritti più elementari dei bambini e degli adolescenti.

Ciò ha portato il movimento femminista a scendere in piazza oggi per chiedere ai governi centrali e regionali: COMPLETA REALIZZAZIONE DELL’AGENDA FEMMINISTA,STOP E ABROGAZIONE DELLE “LEGGI TRANS”. Sì, al plurale, “leggi trans”, perché includono tutta la legislazione che sostituisce la categoria legale di “sesso” con “identità di genere”. A ciò si aggiungono le cosiddette Trans Law, LGTBI Law e Zerolo Law, in procinto di essere introdotte in Parlamento, che criminalizzerebbero le persone che, nell’esercizio del loro diritto fondamentale alla libertà di espressione, difendono l’uso di le parole donna, madre, vulva, o “sbagliano” nell’uso dei pronomi, infliggendo multe fino a 150.000 euro. La libertà di espressione è già stata ridotta in altri luoghi, come la Scozia, dove due settimane fa abbiamo assistito all’arresto e al processo di Marion Millar per aver semplicemente postato un nastro di suffragetta su Twitter. Di donne suffragette.

In questo spirito, chiediamo l’abrogazione di tutte o parte delle leggi che minacciano i diritti delle donne e dei bambini, nonché i diritti fondamentali e le libertà pubbliche, come la legge Rhodes recentemente emanata (sulla protezione dei bambini contro la violenza) e alcune disposizioni della Legge Celáa (sull’educazione), che generano confusione sull’obbligo di educare all’ UGUAGLIANZA, senza snaturarne il significato in termini di “diversità”, come già sta accadendo. Chiediamo inoltre l’abrogazione della normativa transnazionale regionale comprendente, tra le altre, 15 leggi sull'”autodeterminazione di genere”, 14 protocolli educativi e 15 protocolli sanitari che consentono -anche in assenza di una legge nazionale che riconosca il diritto all’autodeterminazione- determinazione del sesso, l’attuazione di politiche educative sessiste, la violazione dei diritti delle donne basati sul sesso (permettendo l’accesso degli uomini ai nostri spazi e pervertendo le statistiche) e il trattamento ormonale indiscriminato dei bambini. E questo nonostante il fatto che i paesi vicini (come il Regno Unito, la Svezia e la Finlandia) che hanno approvato queste leggi stiano ora facendo marcia indietro e vietando l’uso dei bloccanti della pubertà a causa dei loro effetti collaterali irreversibili e dannosi. Infine, denunciamo l’uso della legislazione transnazionale per consentire a stupratori e assassini di accedere alle carceri femminili; siamo indignate e indignati per questo.

Oggi non possiamo non ricordare qui l’omicidio di Vanesa Santana a Fuerteventura, il cui stupratore e assassino, Jonathan Robaina, si è dichiarato donna il primo giorno del suo processo (appena tre giorni dopo l’approvazione unanime della Trans Law nella parlamento canario), che, se non fosse stato per il team di esperti forensi che contravvenendo alla normativa regionale sull’affermazione dell'”identità di genere”, ha negato l’esistenza della disforia di genere, si sarebbe concluso ancora una volta con il trasferimento di un omicida di donne in un carcere femminile sotto la tutela dell’Istruzione 7/2006 e della Legge Trans 3/2007, con conseguente pericolo per l’integrità fisica delle detenute. Qualcosa che il Ministero per l’uguaglianza e il resto del governo hanno negato fino alla nausea che fosse consentito dalle leggi trans, “#ThisWouldNotHappen” hanno detto, ma è successo.

IN QUESTO SCENARIO, DI FRONTE ALL’OFFENSIVA DIRETTA DALLE ISTITUZIONI CONTRO I DIRITTI DI META’ DELLA POPOLAZIONE E LE EVASIONI DEL GOVERNO, QUESTO #26J IL MOVIMENTO FEMMINISTA RIEMPIRÀ LE STRADE DI DIGNITÀ DA CHIEDERE PUBBLICAMENTE:

LA MODIFICA ED ESTENSIONE DELLA LEGGE SULLA VIOLENZA SULLE DONNE CON TUTTE I PROTOCOLLI, MISURE E ADEGUATI FONDI PER COMBATTERLA EFFICACEMENTE #AgainstMaleTerrorism. #NonUnoPiù #NonUnoMeno #VogliamoNoiVivi #Contro la violenza maschile #Contro la violenza vicaria L’APPROVAZIONE DI UNA LEGGE PER L’ABOLIZIONE DELLA PROSTITUZIONE CHE VIETA OGNI ACCESSO SESSUALE ALLE DONNE GRAZIE AI SOLDI: UNA LEGGE DEGNA DI UNA SOCIETÀ DEMOCRATICA E NON UN SIMULACRO DI PERSECUZIONE DI SFRUTTAMENTO SESSUALE COME LA LEGGE SULLA TRATTA CHE PRESTO SARÀ DISCUSSA NEL NOSTRO PARLAMENTO. #AbolitionistLawNow #AgainstTheProstitutionalSystem #ProstitutionAbolition #PornographyAbolition #ProstitutionIsSlavery #NeitherSexNorWork #RapeIsNotFiction

L’Abrogazione dell’ISTRUZIONE DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA CHE CONSENTE IN SPAGNA LA REGISTRAZIONE DEI BAMBINI NATI DALLO SFRUTTAMENTO RIPRODUTTIVO DI DONNE POVERE DI ALTRI PAESI. #STOPWombsForRent #STOPBabyTrafficking #STOPOvumTrafficking #WeAreNotVessels #NoToReproductiveExploitation

E LA FINE DEL TRATTAMENTO DELLE LEGGI “TRANS” CHE CANCELLANO LE DONNE E DISTRUGGONO I NOSTRI DIRITTI, QUELLI DEI BAMBINI, DELLE PERSONE OMOSESSUALI E DELLE PERSONE CHE SOFFRONO DI DISFORIA DI GENERE, NONCHE’ L’ABrogazione DI TUTTI GLI ARTICOLI CHE INTRODUCONO L’AGENDA QUEER NEL NOSTRO SISTEMA LEGALE . #NoTransLaw #NoGenderSelfID #SexIsNotGender #TransLawIsMisoginia #WomanIsNotAFeeling #NoToHormoneTherapyandMutilationofChildren #DontTouchChildren #StopCriminalFashions

Esigenze alle quali non si può non aggiungere la DENUNCIA DEL PATTO DEL SILENZIO CHE IMPEDISCE CHE LE VOCI CRITICHE DELLE FEMMINISTE E LA MOLTITUDINE DI ESPERTI SI ASCOLTINO NEI MEDIA PUBBLICI, A FAVORE DI UN’OFFENSIVA CHE DISTRUGGE I NOSTRI DIRITTI, CON MEDIA COLLUSI CON LA PROPAGANDA DELL’AGENDA QUEER FINANZIATA DALLE LOBBY FARMACEUTICHE ED ECONOMICHE DI GRANDI CORPORAZIONI INTERNAZIONALI.

Donne, compagne, sorelle, il femminismo è in movimento e la storia ci ha dimostrato che la lotta è efficace ed essenziale. Di recente abbiamo avuto l’opportunità di vederlo di nuovo quando abbiamo appreso della sentenza dell’Employment Appeal Tribunal a favore di Maya Forstater, un anno e mezzo dopo essere stata licenziata dal Centre for Global Development nel Regno Unito per aver twittato e scritto sulle implicazioni dell’autodeterminazione del sesso per i diritti delle donne.

QUESTO #26J IL MOVIMENTO FEMMINISTA ALZERA’ LA SUA VOCE SECOLARE PER AFFERMARE CHE: #WeWontBeSilence #WeWontBeErased #TheyShallNotPass

PERCHÉ INSIEME SIAMO INVINCIBILI E NON CI FERMIAMO FINO A CHE NON RAGGIUNGIAMO LA LIBERTÀ: VIVA LA LOTTA DELLE DONNE! VIVA LA LOTTA FEMMINISTA!

qui l’articolo di EL PAÍS, traduzione di Marina Terragni

Condividi Articolo:

Lascia un commento