La bambina di Baressa. E sua madre

La bambina di Baressa. E sua madre

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Michela vive a Baressa, Oristano, e ha una bambina. Nel luglio 2018, a nemmeno 3 anni, la bambina è stata prelevata dalle forze dell’ordine che sulla base di una sentenza di affidamento esclusivo l’hanno consegnata suo padre, l’ex-marito di Michela, da lei ha accusato di maltrattamenti. L’uomo vive a Viterbo, molto lontano da Baressa. Da tempo Michela non vede sua figlia. Lunedì 11 gennaio dovrà comparire presso il Tribunale di Oristano per rispondere del reato di sequestro di minore. Qui la storia, come la racconta Patrizia Cadau, consigliera comunale a Oristano.

Che fine ha fatto la bambina di Baressa? Che cos’è successo alla bambina orfana di madre viva e soprattutto, che cosa è successo alla madre, Michela, a cui quella bambina è stata sottratta dalle forze dell’ordine, in un pomeriggio torrido del luglio 2018 nel cuore della Sardegna, sotto i miei occhi?
Io non dimentico Michela e Bea, che non aveva manco tre anni quando fu costretta a lasciare la sua casa. Strappata dalle braccia di sua madre. Ero lì, non invento nulla e tutto avevo denunciato e riportato in tempo reale. E soprattutto non ho paura di denunciare che entrambe sono finite nell’imbuto comodo del dimenticatoio, nel tritacarne del silenzio assoluto e complice, del sistema mafioso che ingoia i protagonisti di storie come queste, dove gli orchi sono tutelati e le vittime rimangono a patire nell’inferno dell’ingiustizia. E nel silenzio collettivo.
E qui non stiamo parlando di un’ingiustizia di ordinaria amministrazione: parliamo di una bambina sequestrata dall’amore della sua famiglia per essere trasportata da Oristano a Viterbo, e consegnata ad un padre denunciato per maltrattamenti. Un padre potentissimo, si dice. Un padre potentissimo, si sa.
Dicevamo: che fine ha fatto la bambina scomparsa? A noi non è dato saperlo. La mamma non può vederla da tempo, la può sentire in tempi contingentati in cui piange e dice che vuole tornare da lei, a casa sua; i nonni materni, le zie e gli zii che l’hanno amorevolmente cresciuta da quando aveva pochi mesi, non possono neppure sentirla.
E però udite udite: lunedì mattina, Michela, la mamma di Baressa, dovrà comparire in tribunale a Oristano, perché imputata dell’accusa di “sequestro di minore”. Non è uno scherzo. Quando con la bambina in fasce si rivolse alla Polizia per le violenze subite, e fu allontanata dalla casa in cui quelle violenze venivano subite, tornò a casa dei suoi genitori. Ed è per questo che viene accusata di sequestro di minore.
Ma torniamo alla domanda iniziale. Dov’è Bea? Come passa il suo tempo? Perché non frequenta una scuola materna? Dove sono finiti i nonni paterni con cui pensavamo che la bambina stesse? Perché non si avviano indagini serie sulla bambina e sull’incredibile conflitto d’interessi che legherebbe il padre potente agli esecutori della giustizia?
Dove sono i politici, le femministe, gli avvocati, gli indignati, i paladini del 25 novembre, quelli che vogliono le stanze rosa nelle questure e le pari opportunità? Ci sono, ma ben nascosti dietro un muro di convenienza e ipocrisia.
Io, invece, sarò al fianco di Michela, lunedì 11 mattina, alle 10.30, davanti al tribunale di Oristano. Sarò insieme a lei, per la sua bambina. Invito chiunque, le persone perbene del nostro territorio, i cittadini e le cittadine e le persone di buona volontà a raggiungerci e a portarle credibilità, affetto, solidarietà. Invito i giornalisti a raggiungerci per raccontare ancora questa storia che è una storia di violenza ai danni di una bambina, a cui hanno strappato il futuro, la famiglia, il mondo, l’identità. E a cui dobbiamo garantire tutto il nostro impegno per restituirglielo.

Patrizia Cadau

Anche Udi sostiene Michela: ecco il comunicato.

NOI STIAMO ANCORA E SEMPRE CON LA MADRE DI BARESSA

C’è una madre, Michela, che in silenzio continua a combattere  per poter tornare a stare con sua figlia. C’è una bambina che si è vista privata della mamma a soli due anni e mezzo in forza di provvedimenti che, pur di tutelare la cosiddetta bigenitorialità, arrivano ad estromettere (anche con l’utilizzo dell’esercito) la madre. Nelle numerose carte del processo non c’è alcuna valutazione medica che indichi uno stato psichico della madre anche solo potenzialmente pericoloso per la figlia. Eppure la donna sta scontando una pena come nemmeno la peggiore delle criminali. Oggi infatti la madre, per vedere sua figlia che si trova oltre il mare, a 600 km da lei, è costretta a farlo all’interno di una piccola stanza  con letto e cucinino,  la porta aperta ed una sorvegliante sempre presente seduta sull’uscio della porta a controllarle.  

La madre non può portare sua figlia a fare una passeggiata; non può portarla al parco giochi; non può farla parlare con i nonni; non può nemmeno chiederle se si ricorda di loro o dei parenti con cui ha condiviso i suoi primi anni di vita. La madre non può dire a sua figlia che le vuole bene. Non può farle ascoltare una canzone perché durante gli incontri non può usare il telefono. Non può nemmeno chiederle se mangia ancora i Pan di stelle. C’è una bambina coraggiosa che ha cercato tante volte la sua mamma, ma invano, perché non poteva essere con lei. La bambina ha dovuto imparare a lasciare andare via sua madre perché lo dice “una regola”: questo la madre ha dovuto insegnarle per guardarla negli occhi e non farle pesare l’ingiustizia. Oggi, a soli cinque anni, pur di convincersi che la mamma è sempre con lei, la bambina dice a sua mamma: “mamma, tu per me sei come il cielo, sei l’aria, sei il vento. Sei dappertutto”. 

La macchina della giustizia non si concilia con lo scorrere veloce del tempo, specie quando c’è una bambina che cresce senza la sua mamma. 
Ancora una volta, lunedì prossimo, Michela sarà costretta a difendersi da accuse ingiuste. 
Nell’impossibilità di recarci personalmente, rilanciamo l’iniziativa di Patrizia Cadau per il sostegno alla madre di Baressa ed invitiamo chiunque si trovi nelle vicinanze, ad andare davanti al Tribunale di Oristano a dare sostegno alla donna e alla sua famiglia in questa insostenibile ed estenuante lotta per rivendicare un diritto naturale suo e di sua figlia.
Noi siamo sempre state al suo fianco e continueremo ad esserlo.

Qui una petizione contro le sottrazioni di Stato lanciata da Frida, un’altra mamma in difficoltà.

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