Il Vaticano, le femministe, Zan e gli uomini stolti<br /><span class='post-summary'>I rapporti diplomatici tra Italia e Vaticano non ci competono. Abbiamo invece la massima competenza sulle molte e preoccupanti criticità del ddl Zan. A lungo abbiamo chiesto di essere ascoltate. Ora non lo chiediamo più. Chiedano loro</span>

Il Vaticano, le femministe, Zan e gli uomini stolti
I rapporti diplomatici tra Italia e Vaticano non ci competono. Abbiamo invece la massima competenza sulle molte e preoccupanti criticità del ddl Zan. A lungo abbiamo chiesto di essere ascoltate. Ora non lo chiediamo più. Chiedano loro

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I rapporti diplomatici tra Italia e Vaticano non ci competono, almeno non più di quanto competano ogni altro cittadino. Ciascuna avrà legittimamente la propria opinione. Qualcuna giudicherà quella del Vaticano come un’ingerenza indebita, qualcun’altra un legittimo richiamo al rispetto di patti fra Stati. Altre resteranno perfettamente indifferenti.

Ci compete invece la materia su cui si esercita la crisi -i contenuti del ddl Zan- nel senso che ne abbiamo competenza. Probabilmente siamo tra quelle-i che di questi temi sanno di più. Nel Feminist Post troverete scandagliati in lungo e in largo tutti i possibili argomenti critici correlati ai contenuti della proposta di legge.

Un anno fa la nostra era una voce nel deserto. L’approvazione alla Camera del ddl Zan lo scorso novembre è avvenuta -volutamente- nella semiclandestinità e nel generale silenzio dei media. Abbiamo fatto il possibile e anche di più perché questi temi di enorme rilevanza umana e politica diventassero invece oggetto di pubblico dibattito, come finalmente sta avvenendo. Abbiamo, diciamo così, offerto un notevolissimo contributo al risveglio, e siamo molto soddisfatte del nostro lavoro.

Abbiamo offerto centinaia di occasioni ai proponenti il ddl per confrontarsi costruttivamente, ma ogni invito a discuterne è stato respinto con uno sprezzo misogino che non ci aspettavamo e che non resterà senza conseguenze, urne comprese. Non ci hanno ascoltate e anzi ci hanno indicate al pubblico odio. Ma il resto della platea ha sentito.

Siano quindi loro, oggi, a chiedere di incontrarci se lo ritengono utile e opportuno. Abbiamo moltissime cose importanti da dire. Noi non lo chiediamo più, e restiamo ferme sulle nostre argomentate posizioni.

Resta lo sbigottimento di avere visto i proponenti, con particolare riferimento al Pd, condurre malissimo la partita politica andando, da uomini stolti, testardamente a infilarsi in una strada senza uscita salvo poi lamentarsi -sempre e solo in privato- di non sapere come liberarsi dalla trappola. Di constatare, come hanno osservato in molte-i, che il tema della libertà di pensiero e di opinione, da sempre patrimonio della sinistra, oggi viene tenuto alto dalle destre. Anche per quanto attiene alle storiche e consolidate relazioni di quel partito con la Chiesa, stupisce la stolidità di non aver colto visibilissimi segnali di insofferenza inducendo a uno strappo che non ha precedenti.

Ribadiamo, il tema non ci compete. Ci compete invece ribadire le nostre posizioni sul testo del ddl Zan, che restano quelle di sempre, senza tentennamenti, in risonanza con le posizioni del femminismo che in tutto il mondo occidentale sta lottando contro il genere autopercepito e la cancellazione delle donne: no all’identità di genere -da sostituire nel testo con transessualità o identità transessuale-, via il termine sesso, che introduce il crimine d’odio misogino e misandrico (!), fuori la propaganda transqueer dalle scuole.

Suggeriamo anche di ripescare un altro ddl presentato dal centrosinistra e condiviso da buona parte del centrodestra, il ddl Scalfarotto-Annibali, che offrirebbe una buona via d’uscita e garantirebbe una legge efficace contro l’omotransfobia.

Fate un giro nel Feminist Post e troverete tutti i possibili argomenti a sostegno di queste posizioni.

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