Identità di genere: in Italia siamo in tempo per fermarla, prima che accada questo

Identità di genere: in Italia siamo in tempo per fermarla, prima che accada questo

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A differenza di noi inglesi i tedeschi preferiscono le verità schiette alle bugie educate. Ecco perché sono rimasta scioccata nell’apprendere che in Germania la bugia secondo cui non importa se uno è nato femmina o maschio potrebbe presto essere legge. Nel Regno Unito i piani per introdurre “l’auto-identificazione di genere” sono stati in gran parte sventati grazie a una spinta delle femministe, ma la battaglia nel Bundestag è solamente appena iniziata.

Il sesso biologico è probabilmente il fattore più importante per plasmare le nostre opportunità di vita. Il sesso determina la probabilità di essere stupratore o stuprato, abusatore domestico o vittima, prostituta o pappone. Ci sono casi particolari, ma il modello di violenza maschile non può essere negato, né può essere annullato da un cambio di pronomi o di identità legale.

Oggi, nel Regno Unito come in gran parte del mondo, sta diventando sempre più difficile affermare che il sesso conta senza cadere in fallo con la legge. Ci si aspetta che i cittadini siano d’accordo sul fatto che, se qualcuno dice di essere del sesso opposto, allora lo è. L’approvazione dell’Hate Crime and Public Order Bill in Scozia (che entrerà in vigore entro fine mese) mette le femministe a rischio di arresto e persecuzione per affermare dati di fatto come “le donne non hanno il pene”. Questo per evitare il turbamento delle “donne trans” con il pene.

Una legislazione simile è stata usata altrove nel Regno Unito per intimare alle donne di conformarsi, e molte hanno timore di parlare per paura di finire in tribunale e ed esser licenziate. Nell’eco oscuro dei processi alle streghe che hanno attraversato l’Europa quasi mezzo millennio fa, oggi chi lavora per le grandi istituzioni è costretto a fingere che “le trans sono donne” e “i trans sono uomini” per non essere perseguito, costretto a lasciare il lavoro, ostracizzato socialmente o addirittura aggredito fisicamente.

Circa sei anni fa ho iniziato a riflettere sulle implicazioni personali, politiche e sociali della convinzione secondo cui le persone possano cambiare sesso. Davanti a una calda birra britannica nel giardino di un gelido pub, un’amica mi chiese perché mi fossi riferita a Caitlyn Jenner come a una donna. Senza pensare, le parole “perché i trans sono donne” sono uscite dalla mia bocca. Lei ha semplicemente chiesto: “se tu sei una donna e Jenner è una donna, cos’è che vi accomuna?”. Invece di rispondere, mi sono arrabbiata con lei e ho pianto, ma dopo un po’ ho capito che stavo ripetendo una bugia educata. La verità schietta, ossia che Jenner è un maschio, sembrava scortese. La transizione di Jenner a “Caitlyn” fu annunciata tramite un servizio fotografico. Rivestita di trucco, con una parrucca ben pettinata e della biancheria scomoda, la “transizione” della Jenner era basata su uno stereotipo pornificato di ciò che è una donna. Questa idea maschile di “essere donna” dipende proprio dalle pratiche di bellezza che le femministe hanno combattuto per decenni, riducendo la realtà dell’essere donna a una fantasia nell’immaginazione dell’uomo. Questo dovrebbe far arrabbiare ogni donna che si rispetti; è l’erotizzazione degli strumenti usati per opprimerci. Il riconoscimento di questo ha portato una studiosa femminista lesbica, la professoressa Sheila Jeffreys, a bollare il transgenderismo come “movimento per i diritti sessuali degli uomini”.

Solo pochi anni fa, molti degli uomini che oggi si definiscono “trans” sarebbero stati intesi come cross-dresser eterosessuali. Oggi, alcuni di questi uomini sono promossi dalle principali organizzazioni LGBT come “modelli di ruolo lesbico”. Accanto a questi uomini, in gran parte di mezza età, un numero crescente di bambini e giovani stanno facendo coming out come “trans”, quando nei decenni precedenti sarebbero stati considerati come attratti dallo stesso sesso, autistici o con traumi. I bisogni di questi gruppi sono molto diversi. Per i sostenitori del transgenderismo, l’aumento del numero di persone che si identificano come trans è dovuto alla maggiore accettazione sociale che permette alle persone di diventare il loro “sé autentico” (uno stato che apparentemente può essere realizzato con un cambio di vestiti, l’assunzione di ormoni o la chirurgia). Per i critici l’aumento è dovuto al contagio sociale, all’omofobia interiorizzata e, nel caso dei maschi adulti, alla pornografia. Questo ha portato a un problema crescente: come bilanciare il diritto delle persone a identificarsi come desiderano senza impattare sui diritti della maggior parte delle persone.

Più o meno nello stesso periodo in cui ho avuto la mia epifania personale sul transgenderismo, era in corso un’inchiesta politica. Il governo britannico si era consultato con gruppi di lobby transgender al fine di modificare il processo con cui il genere legale può essere cambiato. Proprio come viene ora proposto in Germania, il governo britannico sembrava desideroso di introdurre un sistema di auto-identificazione del genere. La MP Maria Miller, che ne è stata la promotrice, ha pensato che questo le avrebbe permesso di apparire “compassionevole”. La Miller in realtà è apparsa come una sciocca per non aver considerato l’impatto di permettere agli uomini che si identificano come trans di entrare nelle prigioni, nei reparti ospedalieri e negli spogliatoi monosessuali.

Le nostre antenate femministe hanno lottato per spazi monosessuali perché hanno capito che gli uomini hanno molte più probabilità di essere predatori rispetto alle donne. Le statistiche lo confermano: i dati del 2017 del Ministero della Giustizia (MoJ) mostrano che il 98% dei condannati per reati sessuali, il 92% dei condannati per porto d’armi e l’88% dei condannati per violenze contro la persona sono uomini. I maschi costituiscono anche il 96% della popolazione carceraria totale. È interessante notare che quasi la metà dei detenuti nelle prigioni britanniche che si sono identificati come “donne transgender” sono stati condannati per reati sessuali. Questo aggiunge credito alla teoria che per alcuni identificarsi come donne è un feticismo. Le statistiche mostrano che nel Regno Unito, le persone che si identificano come transgender hanno più probabilità di commettere un omicidio che di essere assassinate. Eppure, qui come altrove nel mondo, i fantasmi immaginari delle “persone trans morte” (leggere qui sulla mistificazione dei dati) infestano i rapporti dei media. Sui social media, le femministe vengono abitualmente incolpate delle loro morti, come se i violenti fossero coloro che criticano l’ideologia transgender. Questa è una distorsione grottesca; la maggior parte delle “donne trans” che vengono uccise sono incappate nella tratta del traffico sessuale che infesta il sud del mondo, e vengono uccise da altri uomini.

Nel corso di un decennio, di nascosto e senza dibattito parlamentare, in tutto il Regno Unito, le istituzioni sono passate a registrare il “genere” piuttosto che il “sesso”. Gruppi di lobby transgender finanziate dal governo hanno diffuso il messaggio che è illegale mantenere spazi monosessuali, diffondendo una “guida all’inclusione” che ha erroneamente detto ai datori di lavoro che devono aprire le strutture femminili alle donne trans e quelle maschili agli uomini trans. Mentre non c’è alcun obbligo legale per nessuno di fare questo, si è creato un sistema de facto di auto-identificazione di genere. Questa situazione è incredibilmente simile a una strategia delineata in un rapporto prodotto dal gruppo di pressione LGBT IGLYO (organizzazione internazionale per giovani e studenti lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer e intersessuali, vedere qui) rapporto scritto con lo staff dello studio legale internazionale Dentons e sostenuto da uno dei più grandi enti di finanziamento di beneficenza del mondo, la Thomson Reuters Foundation, in cui ai lobbisti transgender è stato consigliato di “andare avanti con l’agenda del governo”.

Il rapporto, intitolato “Solo adulti? Buone pratiche nel riconoscimento legale del genere per i giovani”, si concentra su come cambiare gli atteggiamenti sociali, la politica e la legge guardando alle “migliori pratiche” in tutta Europa. Senza dubbio, gli effetti dell’IGLYO li provano ogni giorno bambini, clinici e genitori. I tassi di rinvio ai servizi di sviluppo dell’identità di genere nel Regno Unito riflettono un profondo cambiamento sociale; in meno di un decennio c’è stato un aumento del 1460% di rinvii di ragazzi e un aumento del 5337% di ragazze. La maggior parte di coloro che si rivolgono ai servizi ha una serie di comorbilità; si stima che circa il 35% sia autistico e molti hanno subito abusi sessuali o altri traumi. I clinici hanno denunciato l’impatto dei gruppi di pressione transgender sul trattamento, affermando che la paura di essere bollati come “transfobici” ha soffocato la ricerca clinica sull’aumento vertiginoso dei casi.

I genitori che cercano di spiegare ai figli che la loro identificazione transessuale potrebbe essere semplicemente passeggera, sono a rischio di intervento da parte dei servizi sociali, e grazie ai consigli delle lobby transgender le scuole spesso chiamano i bambini con nuovi nomi e pronomi senza informare la famiglia (corsi sulla cosiddetta carriera alias vengono già effettuati nelle scuole italiane, ndr). I timori dei genitori non sono infondati, il rapporto IGLYO consiglia “gli stati dovrebbero prendere provvedimenti contro i genitori che ostacolano il libero sviluppo dell’identità di un giovane trans“.

Come è successo l’anno scorso in Germania, il Regno Unito sta attualmente discutendo l’inclusione dell'”identità di genere” accanto all’orientamento sessuale come oggetto di divieto della terapia di conversione. Ma per molti giovani che si identificano come il sesso opposto si tratta di un modo per capire i loro sentimenti di attrazione per lo stesso sesso. L’aggiunta di “identità di genere” a un divieto altrimenti non controverso sulla terapia di conversione per lesbiche, gay e bisessuali è in linea con la strategia delineata nel rapporto IGLYO, che consiglia a coloro che promuovono l’ideologia transgender di “legare la vostra campagna a una riforma più popolare”.

L’impatto non è solo sui bambini, poiché nel Regno Unito le statistiche sulla criminalità, il differenziale salariale tra i sessi, la veridicità dei dati che registrano le diverse esperienze di uomini e donne è stata compromessi. A gennaio, il Daily Mail, uno dei principali giornali del Regno Unito, ha titolato: “Il numero di donne pedofile è quasi raddoppiato in quattro anni”. Le femministe hanno fatto notare che questa cifra ora include uomini che si identificano come donne. Mentre alcune sezioni dei media britannici mettono in discussione l’ideologia del transgenderismo, la paura di azioni legali impedisce a molti di fare un reportage onesto.

Dopo il contraccolpo contro la proposta di introdurre l’autoidentificazione di genere nel Regno Unito, un esercito di donne ha iniziato a svegliarsi. Gruppi hanno iniziato a mobilitarsi, alcuni riuniti attraverso il sito web per genitori Mumsnet, e altri attraverso i social media. Proprio come era accaduto a coloro che si sono battute per i diritti delle donne prima di noi, le femministe sono state escluse dal processo parlamentare, bollate come bigotte dai media liberali, licenziate, minacciate e trascinate in tribunale. Tuttavia, attraverso azioni dirette, incontri pubblici e proteste, le voci delle femministe stanno finalmente iniziando ad essere ascoltate.

Nuovi e attivi gruppi di donne che sono emersi negli ultimi anni includono We Need to Talk, Man Friday, Women’s Place UK, Standing for Women, Fair Play for Women, Get the L Out e ReSisters. A differenza del lucido documento IGYLO, non c’è una strategia di lobbying ben finanziata e questi gruppi spesso non sono d’accordo su come portare avanti il cambiamento e con chi allearsi. Le organizzazioni femministe britanniche sono trasversali allo spettro politico; i punti di vista vanno da un approccio liberale al separatismo radicale lesbico. Nonostante le loro differenze, sono unite nel capire che le donne hanno bisogno e meritano spazi e servizi per un solo sesso.

Essendo rimasta l’introduzione dell’auto-identificazione di genere, le femministe britanniche stanno ora iniziando il lento processo di estirpazione dell’ideologia transgender dalle nostre istituzioni. Questo ha comportato casi legali di alto profilo, tra cui la detransitioner Keira Bell che ha fatto causa all’ente del NHS che le ha dato dei bloccanti della pubertà da bambina, e l’avvocato Allison Bailey che ha fatto causa al gruppo di lobby transgender Stonewall. Ci sono già stati alcuni successi significativi, e a marzo, il gruppo di campagna Fair Play for Women ha vinto un ricorso all’Alta Corte contro l’Ufficio di Statistica Nazionale assicurando che i dati raccolti nel Censimento fossero accurati.

Nonostante mio padre sia tedesco, posso tranquillamente definirmi inglese, e la mia conoscenza della politica al di fuori del Regno Unito è frammentaria; ma posso dirvi che l’ideologia transgender è finanziata e promossa a livello internazionale. Dall’Islanda all’India si sta approvando una legislazione che promuove le identità transgender al di sopra del sesso. Se permettiamo che questo accada senza opposizione, i giovani continueranno ad essere medicati e sterilizzati, non ci sarà permesso di impedire agli uomini di introdursi negli spazi delle donne, non importa la loro motivazione, e vedremo la fine del successo delle donne negli sport, nei premi e nelle borse di studio. Inoltre, perderemo il diritto di definirci come “femmine umane adulte”. La nostra arma migliore è la verità; nel profondo ognuno di noi sa che le “donne trans” sono uomini, e i “uomini trans” sono donne. Ho iniziato questo saggio dicendo quanto rispetto la franchezza dei tedeschi. Come Martin Lutero e la sua Bibbia che parla chiaro, il messaggio che le femministe condividono è facilmente comprensibile: dobbiamo rompere gli stereotipi sessisti, non i corpi sessuati delle persone. Che stiano in piedi nei pulpiti o che marcino davanti al Pride, come donne dobbiamo rifiutare che i nostri diritti ci vengano tolti da uomini misogini in abiti femminili.

Josephine Bartosch

Per l’articolo originale (pubblicato in Germania da Emma, la più famosa rivista femminista tedesca) cliccare qui

(traduzione di Elisa Vilardo)

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