Donne contro le donne: la ministra spagnola Irene Montero e la sua Ley Trans. Ignorate le proteste del femminismo

Donne contro le donne: la ministra spagnola Irene Montero e la sua Ley Trans. Ignorate le proteste del femminismo

Condividi Articolo:

Per Irene Montero, ministra spagnola delle Pari Opportunità (Podemos) la cosiddetta Ley Trans che consente la libera scelta totalmente autodeterminata della propria “identità di genere” (self-id) è un’assoluta emergenza e va approvata prima possibile: il progetto è di farla arrivare in porto entro le prime due settimane di febbraio. Il femminismo spagnolo è mobilitato da mesi contro la Ley Trans, ma Montero non considera le obiezioni delle donne anche se sostiene di voler trovare mediazioni. Dice che l'”identità di genere non è un’ideologia, ma un diritto”, che gli organismi internazionali premono in questa direzione. E va avanti per la sua strada. In Italia il concetto di “identità di genere” è l’architrave della proposta di legge Zan contro l’omobitransfobia approvata dalla Camera nelle scorse settimane e in attesa di essere discussa al Senato. Anche in Italia il femminismo gender critical si è mobilitato, ma gli estensori della legge (da Zan a Boldrini) esattamente come Montero hanno rifiutato ogni confronto. Quello che capiterà in Spagna -e che sta capitando o è già capitato in tutto il mondo occidentale, la cancellazione delle donne per fare posto alla fantasmatica “identità di genere” ovvero al neutro maschile- è perciò molto importante anche per noi e per tutte le femministe gender critical. Qui tutta la vicenda della Ley Trans.

************************************************************************

Madrid, 30 ottobre 2020. Il Ministero delle Pari Opportunità avvia una consultazione pubblica preliminare per il futuro progetto della “Legge Trans” che consente la registrazione del cambio di sesso senza la necessità di un rapporto medico o un trattamento per modificare l’aspetto fisico.

La direzione generale del collettivo “Diversità sessuale e diritti LGTBI” annuncia su Twitter l’apertura della consultazione fino al 18 novembre per raccogliere le opinioni dei cittadini, delle organizzazioni e delle associazioni prima dell’elaborazione del progetto di regolamentazione. Tutti possono inviare i loro contributi da venerdì 30 ottobre al 18 novembre tramite e-mail.

Con la nuova norma, il ministero delle Pari Opportunità” vuole “depatologizzare” le persone trans, permettendo la registrazione del cambio di sesso senza alcun rapporto medico o psicologico o modifiche dell’aspetto fisico o della funzione della persona mediante procedure mediche, chirurgiche o di altro tipo.

In risposta più di 100 organizzazioni femministe aderenti all’Alianza contra el borrado de las mujeres (Alleanza contro la cancellazione delle donne) ha inondato la posta del Ministero delle Pari Opportunità con proteste contro la Legge Trans che Irene Montero aveva appena portato a consultazione pubblica.
L’Alleanza ha inviato e-mail con oggetto “La Legge Trans cancella le donne” per protestare contro “le conseguenze che le atrocità giuridiche comportano in diversi ambiti della vita“.

“Come Contra Borrado abbiamo sviluppato delle riflessioni urgenti in modo che tutte le femministe possano inviare una lettera al Ministero con questi contributi”, ha spiegato la femminista Carmen Freix.

Tutte le organizzazioni femministe lamentano che da questo indirizzo email non sia arrivata nemmeno una risposta automatica di ringraziamento e di ricevuta. Un silenzio che tuttavia non sorprende. Irene Montero ha evitato per mesi di incontrare le femministe critiche al Ministero delle Pari Opportunità per la sua assunzione di postulati queer che “cancellano le donne“.

Ecco i punti salienti del documento che Contra Borrado ha messo a disposizione per spiegare come questa legge rappresenta una minaccia per le donne e che potete leggere in lingua originale qui

CONSIDERIAMO CHE

Esistono già leggi che riconoscono formalmente i pieni diritti delle persone transessuali. Nel 2007 è stato rimosso l’obbligo di sottoporsi a un intervento chirurgico per il cambio di sesso legale. In pratica, in Spagna è richiesto solo un rapporto medico e psicologico per dimostrare la disforia, allo stesso modo in cui le persone con disabilità, tra le altre, sono tenute a sottoporsi a una serie di test che dimostrano che lo sono.

I diritti delle donne si basano sul sesso. Cancellare questo significa annullare ogni protezione legale e normativa in materia di uguaglianza.

Il Governo annuncia questa legge mesi dopo che i membri del Governo hanno firmato una “argomentazione” preparata dal PSOE. L’”argomentazione” si oppone al cambio di sesso con semplice “autodeterminazione”, cioè senza requisiti legali o precauzioni contro le frodi. Sottolinea che il sesso biologico è un fatto reale su cui si basa la discriminazione subita dalle donne. Per combattere le discriminazioni ci sono diritti basati sul sesso come l’articolo 14 della Costituzione, le leggi contro la violenza di genere, le leggi di parità nelle carriere e nei premi, nonché quelle che stabiliscono categorie sportive per le donne e carceri femminili esclusivi. Diritti gravemente danneggiati dalla legge annunciata.

La cosiddetta “legge trans” è in realtà la cancellazione delle donne e dell’uguaglianza che è stata conquistata. Afferma che il sesso è assegnato arbitrariamente e che chiunque può modificare il proprio sesso legale se dichiara di avere una “identità” femminile, maschile, non binaria, fluida, ecc. Il testo costituisce un passo fondamentale in direzione della cancellazione legale delle donne e la loro sostituzione con l ‘“identità di genere” determinata dalla volontà. Rimuovere le donne dalla legge non farà scomparire il sessismo. Se il sesso legale scompare, scompaiono anche i diritti delle donne contro il maschilismo.

CONSEGUENZE

NELL’INFANZIA: il diritto al libero sviluppo della personalità durante l’infanzia viene violato. Ragazze e ragazzi vengono indottrinati da un’ideologia profondamente reazionaria e antifemminista. Incorporare la nozione di “identità di genere” o “espressione di genere” significa rendere naturale e accettare lo stesso sessismo che produce violenza e disuguaglianza nella nostra società. Si mina la promozione dell’uguaglianza e gli stereotipi di genere tradizionali si perpetuano. Parlare di corpi sbagliati e promuovere il genere come identità contraddice tutte le norme sull’uguaglianza, rafforza il sessismo durante l’infanzia e pone le basi per compromettere il sano sviluppo di bambine-i.

NELL’EDUCAZIONE: Particolarmente preoccupanti sono le conseguenze che questa legge ha nell’istruzione e nell’infanzia. Nelle comunità autonome in cui sono state approvate leggi sull'”identità di genere” o “autodeterminazione sessuale“, i protocolli educativi basati sull’ “identità di genere nel cervello” o sul “sesso assegnato” sono imposti per mandato legale, tesi neuro-sessiste e non scientifiche che sono state confutate dalla scienza. Il sesso non è assegnato, è osservato. Siamo nati maschi o femmine nella specie umana. Educare a partire da questi concetti non scientifici impedisce alle creature di superare i ruoli e gli stereotipi associati a donne e uomini, sterotipi che limitano il libero sviluppo della loro personalità. Le false credenze basate sulla conversione del genere in identità promuovono i postulati sessisti più antiquati contro i quali l’educazione ha combattuto, e rappresentano un maltrattamento dei bambini. I bambini sono condannati a conformarsi ai ruoli sessisti tradizionali spiegando loro, ad esempio, che se un ragazzo gioca con le cucine giocattolo e ama il balletto ha un’identità di genere femminile e quindi deve essere una ragazza.

NELLA SALUTE: La disforia o incongruenza di genere è un disturbo riconosciuto da anni e ha una grande influenza sociale. La persona presenta un disagio significativo a causa di una percepita incompatibilità tra il proprio sesso e i ruoli sociali normativi ad esso associati. La disforia si manifesta soprattutto tra bambine e adolescenti. Al termine dell’adolescenza scompare nel 80-85% dei casi. Per questo la scienza sconsiglia di intervenire con qualsiasi tecnica o misura invasiva. Tuttavia, in nome dell’ “identità di genere”, vengono somministrati bloccanti ormonali per fermare la comparsa di caratteristiche sessuali secondarie, oltre a operazioni chirurgiche irreversibili che portano a diverse conseguenze permanenti, inclusa la sterilità.

NELLE STATISTICHE: Senza disaggregare i dati per sesso biologico, tutta la disuguaglianza e la violenza saranno rese invisibili nelle statistiche. E la realtà verrà falsificata. Il sesso è una variabile oggettiva, immutabile e osservabile. È essenziale a livello sanitario, lavorativo, psicologico, educativo, criminale… Ridurlo a qualcosa che soddisfi i desideri della persona senza criteri diversi dagli stereotipi o dai sentimenti sessisti cancella ogni ricerca, ogni intervento e ogni lotta contro la disuguaglianza tra uomini e donne in base al sesso e al genere. La disaggregazione per sesso biologico è obbligatoria per disporre di statistiche ufficiali in tutti i settori e per anche essere in grado di sviluppare trattamenti e farmaci adeguati alle caratteristiche biologiche derivate dal sesso.

NELLO SPORT: Questa legge presuppone la cancellazione delle categorie sportive femminili. L’accettazione di uomini autoidentificati come donne in queste categorie sportive impedisce alle donne di competere ad armi pari. Viola il principio di uguaglianza materiale contenuto nella nostra Costituzione. Il diritto all’integrità fisica delle donne è compromesso aumentando il rischio di subire lesioni gravi quando devono competere o allenarsi con uomini che si autoidentificano come donne, cioè con persone più forti e grandi.

NEGLI SPAZI SICURI: Gli spazi riservati per sesso che finora erano spazi sicuri per le donne: spogliatoi, bagni scolastici, rifugi per donne, moduli carcerari … cesserebbero di esserlo. Gli uomini potrebbero accedere senza problemi se sono iscritti nel registro civile come donne, senza altro requisito che la loro dichiarazione di volontà. L'”autodeterminazione del sesso” apre le porte a una frode legale che compromette la sicurezza delle donne. E’ chiara la minaccia per la sicurezza, l’integrità fisica e la libertà sessuale delle donne in questi spazi, se fossero condivisi con gli uomini.

AUMENTO DELLA LESBOFOBIA E DELL’OMOFOBIA: Il transgenderismo queer ha colonizzato buona parte della comunità LGTBQ+ e promuove l’idea che la sessualità abbia a che fare con l ‘”identità di genere”. Quindi secondo questo punto di vista l’omosessualità è l’attrazione per le persone non dello stesso sesso ma con la stessa “identità di genere”. È un passo ulteriore verso le tradizionali terapie riparative che violano i diritti delle persone omosessuali, in particolare delle donne lesbiche. Si sottolinea che la loro attrazione sessuale per le donne deve essere corretta per cedere al genere percepito soggettivamente che ha a che fare con i loro desideri. Si chiede l’accettazione sociale dell’esistenza di “lesbiche con pene” uomini eterosessuali che si autodeterminano donne. Le lesbiche sono costrette a fare sesso con loro e minacciate come transfobiche se si rifiutano, sostenendo la falsa idea che l’attrazione sia per “generi percepiti”.

USO DEL LINGUAGGIO QUEER. La lingua è lo strumento attraverso il quale costruiamo la rappresentazione del mondo che ci circonda. Può potenziare qualunque cosa o renderla invisibile in base al suo utilizzo. Il neolinguaggio queer propone e diffonde termini che normalizzano la negazione del sesso come categoria biologica e con essa la realtà, i bisogni, la discriminazione e i diritti di oltre 3,7 miliardi di donne nel mondo (più di 24 milioni in questo Paese). La parola donna viene sostituita con il concetto soggettivo di “identità di genere”. La cosa viene mascherata come protezione dei diritti delle minoranze, della diversità e dell’integrazione. Le donne diventano “persone con le mestruazioni”, “femmine umane”, “persone incinte”, “persone con utero o cervice”. Il termine donne CIS è destinato a essere imposto per legittimare gli uomini che si autodeterminano come donne. Il linguaggio queer si è infiltrato nelle dichiarazioni politiche, nelle leggi, nei media e in settori come l’istruzione, la sanità, lo sport e il sindacato. Alcune aziende usano il linguaggio queer quando cercano nuovi clienti, anche per prodotti veramente femminili. L’accettazione e l’uso di questa nuova lingua ostacola e indebolisce la difesa dei diritti delle donne. Apre la porta alla legalizzazione dello sfruttamento riproduttivo e alla mancanza di protezione delle donne contro dallo sfruttamento sessuale e riproduttivo in tutte le sue forme.

Le nostre voci critiche vengono censurate e perseguitate. Non solo non siamo state ascoltate, ma ci viene imposta una censura selettiva, in modo che le nostre proposte vengano messe a tacere etichettandole come “incitamento all’odio” e sanzionandole penalmente, amministrativamente o attraverso i meccanismi di regolamentazione delle società private di social network come Twitter.

Questo comportamento del Governo è inconcepibile in una democrazia. L’atteggiamento del governo è misogino e antidemocratico visto che il pluralismo politico protegge tutte le ideologie a meno che tu non sia una donna. Con la complicità delle istituzioni che ospitano questi gruppi misogini, le donne femministe che difendono i diritti basati sul sesso vengono vessate per aver esercitato la loro  libertà di espressione.

(traduzione di Sara Punzo)

Qui trovate altra documentazione sulla Ley Trans

Qui la lettera aperta delle femministe al governo

Qui e qui articoli sulla Ley Trans

E qui info su Contra Borrado

Condividi Articolo:

Lascia un commento