Ddl Zan: l’odio misogino di chi vuole la legge anti-odio<br /><span class='post-summary'>Un sentimento potentissimo, feroce, atavico, dice la femminista Anna Bonforte Papale. Che solo per avere menzionato in un dibattito una sentenza della Corte Costituzionale contro l'autocertificazione di genere da giorni è oggetto di bullying e insulti. Esperienza che abbiamo fatto tutte. Lo Zan non è ancora legge -se mai lo sarà- ma la censura è già in atto. E sono soprattutto le donne che devono tacere</span>

Ddl Zan: l’odio misogino di chi vuole la legge anti-odio
Un sentimento potentissimo, feroce, atavico, dice la femminista Anna Bonforte Papale. Che solo per avere menzionato in un dibattito una sentenza della Corte Costituzionale contro l'autocertificazione di genere da giorni è oggetto di bullying e insulti. Esperienza che abbiamo fatto tutte. Lo Zan non è ancora legge -se mai lo sarà- ma la censura è già in atto. E sono soprattutto le donne che devono tacere

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Quello che sta capitando alla femminista Anna Bonforte Papale (di cui ripubblichiamo quasi integralmente il post FB), è capitato più volte a molte di noi.

Nella fattispecie, Bonforte da giorni è oggetto di bullying misogino semplicemente per avere riferito nel corso di un dibattito sul ddl Zan (nella foto, Bonforte a destra) il passaggio di una sentenza della Corte Costituzionale, la 180/2017, in cui si afferma: “va escluso che il solo elemento volontaristico possa rivestire prioritario o esclusivo rilievo ai fini dell’accertamento della transizione”. In parole semplici, non basta percepirsi di un sesso diverso da quello di nascita per poter pretendere essere riconosciuti del sesso “prescelto”. Il percorso di transizione è regolato dalla legge 164/82 e successive sentenze, e non può essere surrettiziamente modificato con l’introduzione dell’identità di genere nel testo di una legge penale.

Questo passaggio della sentenza 180/2017 viene sempre e significativamente omesso dalle argomentazioni dei pro-ddl Zan per la semplice ma ottima ragione che costituisce un ostacolo al progetto di autocertificazione o self-id, il vero goal del ddl Zan come di molti altri tentativi di legislazione, a cominciare dalla Ley Trans di cui si sta discutendo in Spagna. Giustamente, osserva Bonforte, se si intende introdurre il self-id è necessario proporre una riforma della legge 164/82, e non riformarla de facto approvando una legge contro le discriminazioni omotransfobiche, che sono tutt’altra questione.

Bonforte fa notare altre due cose: nel corso del dibattito anche un avvocato ha riferito quel passaggio della sentenza 180/2017, ma nessuno ha osato contestarlo. Il bullying è stato riservato a lei che ha detto le stesse cose, ma lei è una donna ed è una femminista gender critical, in quanto tale oggetto di violenta misoginia.

L’altra questione -la principale, secondo Bonforte- riguarda l‘art. 4 del ddl Zan, il cosiddetto salva-idee. Più volte, anche intervenendo al Senato, abbiamo sottolineato che questo articolo va letto come una specie di excusatio non petita. Una testimonianza storica del fatto che in tutta la discussione su questa materia l’art. 21 della Costituzione che garantisce la libertà di pensiero è stato ignorato e continua a essere ignorato, come da testimonianza di Bonforte. Parlare è già impossibile, lo è sempre stato. L’art 4 ci affida all’arbitrio del giudice, il quale dovrà valutare se qualcosa che abbiamo detto sarà idoneo o meno a “de­terminare il concreto pericolo del compi­mento di atti discriminatori o violenti”.

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Da giovedì mattina, dopo l’evento Stonewall a Palazzolo Acreide organizzato dall’Associazione Dahlia, una meravigliosa occasione di approfondimento pubblico dove persone con opinioni e punti di vista diversi si sono confrontate con civiltà, ragionevolezza, rispetto reciproco, ho cambiato idea sul Ddl Zan: va affossato così com’è!

Subito dopo l’evento in presenza sono stata oggetto di uno shitstorm organizzato da Dario Accolla, che in presenza non ha avuto voglia ed argomenti per confrontarsi però ha usato tutte le tecniche denigratorie e mistificatrici via social, essendo un maestro esperto nei discorsi d’odio che solo simbolicamente condanna mentre vi si esercita ogni giorno, ogni eroico giorno. 

Da giovedì mattina penso che l’articolo più pericoloso del Ddl Zan non sia l’articolo 1 lettera d (definizione  di identità di genere) e neanche l’art.7 (la giornata dedicata a scuola contro la omolesbobitransfobia e disabilità), ma solo l’articolo 4, un vero articolo liberticida che ho colpevolmente sottovalutato fino a che non vi sono incappata personalmente, badate in assenza di legge approvata!

Mi si chiede da 4 giorni di “scusarmi” delle mie opinioni espresse civilmente, educatamente, senza disprezzo o irrisione nei confronti di una persona in transizione presente all’iniziativa che si è sentita turbata ed offesa dalla mia opinione giuridica e politica argomentata e suffragata dall’avvocato Raffaele Randazzo presente e relatore, come me, nell’ottima iniziativa. 

Non ci sono c…i che tengono, da 4 giorni a questa parte io dovrei “vergognarmi” di aver parlato in pubblico esprimendo l’opinione “civile” che esprimo da mesi, sempre argomentando in punta di diritto e pure di politica e ve lo voglio dire che io sia femminista o non femminista, di un certo femminismo o dell’altro non ha alcun peso, per le persone che “non c’erano all’iniziativa” e che hanno espresso solidarietà ad Accolla invece che alla sottoscritta (paradossale ma rivelatore, quando si dice FB utile!), conta solo che io l’abbia espressa, questo solo fatto viene considerato “violento” in sé, a prescindere da toni, espressioni, empatia o non empatia, e me ne si chiede conto con pubbliche scuse perché le mie opinioni hanno fatto piangere una persona in transizione presente mercoledì, pianto di cui mi sono più volte dichiarata dispiaciuta senza che questo umano dispiacere possa essere considerato l’equivalente di scuse indirette verso la persona coinvolta che considera “violente ed aggressive” le mie parole, le mie opinioni senza  distinzioni tra atti violenti o discriminatori, tra parole d’odio, crimini d’odio, perché è tutto un indistinto atto omolesbobitransfobico. Tutto.

Non ci sarebbero distinzioni tra le mie argomentazioni e quelle di una picchiatrice o di un aggressore, anzi, è chiaro che sarei una “cattiva maestra” perché le mie parole potrebbero essere “idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori e violenti.” ( art. 4) tanto che dovrei scusarmi di averle pronunciate (…)


Io “non ho cancellato” alcuna persona trans soprattutto in un discorso pubblico e manco in un discorso privato. La giovane persona trans che ha pianto si sente ferita dal mio discorso a prescindere da toni, empatia, comprensione, civiltà dell’espressione: si sente offeso dalla mia opinione che considera omolesbobitransfobica e violenta semplicemente perché ripeto quello lui già sa e che dice una sentenza della Corte Costituzionale (180/2017) “va escluso che il solo elemento volontaristico possa rivestire prioritario o esclusivo rilievo ai fini dell’accertamento della transizione”. 

Significa 2 cose: la transizione deve essere almeno avviata anche se non conclusa, la transizione va accertata da terzi (lo Stato), non può essere autocertificata; perché stiamo discutendo di questo dentro una legge che punisce con un aggravante chi usa violenza o discriminazione accompagnata con un espressione di disprezzo (crimine d’odio)? Perché è stato introdotto impropriamente il self-id in una legge penale in cui l’auto-percezione della vittima non serve a nulla per chiarire la fattispecie del reato che viene introdotto con l’estensione della legge Mancino. 

Di questa delicatissima materia dovrebbe parlarsi altrove (nella legge che integri e modifichi la 164/82) non nell’introduzione di una legge penale, però quando lo dice l’avvocato Randazzo è un tecnico, quindi nessuno lo considera offensivo, quando lo ripeto io ed aggiungo argomentazioni giuridiche sono transfobica, ho cancellato la vita della persona trans che ha pianto e di tutti/e i/le trans: veramente la parola di una donna, qui non ha alcun senso specificare se femminista o non femminista, per tutti i commentatori che “non c’erano mercoledì” vale meno di niente!

I sostenitori e le sostenitrici del Ddl Zan hanno cercato di negare questo punto, cercato e voluto nel disegno di legge come da indicazioni del MIT, e hanno continuato a negarlo contro ogni evidenza letterale e interpretativa: questa evidenza mercoledì sera posta all’inizio della serata dall’avvocato Randazzo ha spiazzato i/le presenti, non si aspettavano di dover antagonizzare l’avvocato ed infatti non ci hanno neanche provato, era più facile antagonizzare la “femminista gender critical” che non ripete a pappagallo nulla (a proposito di rappresentazione denigratoria e misogina) ed infatti la femminista diventa terf e transfobica e poco empatica. 

Queste argomentazioni qui, sui social, non creduta e irrisa dalle sostenitrici e dai sostenitori del Ddl Zan io le ho scritte, argomentate, dimostrate da mesi ed è proprio in virtù di questo posizionamento che sono stata invitata all’iniziativa Stonewall (a proposito perché mi avete invitata se queste opinioni vi offendono?).

Mercoledì sera a Palazzolo Acreide c’era un avvocato che non conoscevo e di cui neanche sono amica su fb, invitato dall’Associazione Dahlia, che ha detto autonomamente, dall’alto del suo titolo accademico, quello che io ripeto da mesi “pappagallescamente”. Però per Rino, per Alessandro, per Simona io avrei dovuto cambiare la mia opinione politica e non avrei neanche dovuto pronunciarla perché il solo pronunciarla ferisce la persona in transizione. Anzi, secondo voi 3 (ma non siete i soli) dovrei scusarmi per la mia opinione espressa civilmente ed educatamente perché questa opinione cancella la vita della persona in transizione. Secondo i sostenitori e le sostenitrici del DdL Zan io, dopo la sua approvazione così com’è, neanche dovrei più parlare (art. 4) perché dovrei temere che continuare ad argomentare in tal senso possa indurre in manifestazioni e “condotte idonee a determinare il concreto pericolo  del compimento di atti discriminatori e violenti”, secondo voi 3 (ma non siete i soli) io sono già violenta e transfobica e dovrei già oggi tacere, per non offendere la persona in transizione che ha pianto, e naturalmente a maggior ragione dovrei tacere domani ai sensi di legge. 

Siete pericolosi e neanche ve ne rendete conto, siete liberticidi non contro il patriarcato o il femminismo, siete liberticidi verso chiunque non la pensi come voi e da domani, per voi 3 (ma non siete i soli) nessuno/a potrebbe argomentare legittimamente nulla di contrario alla vostra opinione, perché solo la vostra opinione sarebbe legittimata, mentre la mia è considerata violenta e transfobica già oggi in assenza di una legge. 

Certo che ho paura, una fottuta paura.

Siete pericolosi per la libertà di tutte e tutti. In Italia serve solo una legge che punisca gli atti violenti e discriminatori accompagnati da un’espressione di disprezzo (l’estensione della legge Mancino) e siete voi 3 ( ma non siete i soli) che la state affossando solo per consentire a Cirinnà e Zan di piantare una bandierina inutile che non cambierà la vita della persona in transizione che ha pianto a causa della mia opinione espressa civilmente.

Da giovedì mattina non mi basta più la modifica del Ddl Zan: va riscritto di sana pianta perché così com’è è una legge pericolosa, liberticida, irricevibile. #BeddaMatrix 

E questo quando le iniziative in presenza vanno bene e sono civili….figurarsi se fossero partiti gli insulti, quelli veri, ma forse se ci fossimo date botte da orbi era meglio?Non parlatemi più di discorsi d’odio, perché l’odio è un sentimento potente, che può istigare alla ribellione, all’indignazione, alla rabbia salvifica contro gli indifferenti, gli oppressori, i nazisti, i colonizzatori, gli estrattori ed appropriatori del sangue delle lotte altrui di cui si fregiano impunemente.

Purtroppo circola solo l’odio contro le donne, potentissimo, feroce, atavico, di cui se ne fottono tutti.

Anna Bonforte Papale

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