Corpi fatti a pezzi: lacerazioni prodotte dal pensiero maschile

Corpi fatti a pezzi: lacerazioni prodotte dal pensiero maschile

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Il numero di novembre-dicembre 2020 della rivista Pediatria (vol. 27, n.6) pubblica un progetto di legge di Amigay, associazione di medici e sanitari LGBTI o Friendly, che riguarda i bambini intersex (casi rarissimi di “incertezza” sessuale alla nascita, quindi bambini con anomalie fisiche) e i minori “gender variant”, il cui comportamento non è conforme agli stereotipi di genere (quindi bambine e bambini disforici, affetti da un disturbo dell’identità) facendone un’unica categoria.

Al punto 4 della proposta di legge si propongono “équipe o centro esperto (psicologi per genitori, urologi-endocrinologi pediatrici, psicologi e psichiatri formati per minori LGBTI, chirughi, andrologi, ginecologi), almeno uno in ogni capoluogo, per garantire la libertà di scelta e il benessere fisico e psicologico dei bambini intersex e gender variant. Al punto 7 si parla invece di presa in carico del-la minore attraverso un progetto terapeutico riabilitativo individualizzato, la sottoscrizione di un accordo di trattamento tra specialisti, genitori e bambino che tra i 5 e gli 8 anni (sic!) sarà  in grado di scegliere la propria identità di genere.

Feminist Post tiene alta l’attenzione sul tema delle transizioni dei-le minori e nella pagina troverete molti contributi dedicati alla questione. Vi proponiamo qui alcune riflessioni di Angela Giuffrida a partire dal nostro webinar Tornare Donne- Storie di Detransizione (che potete vedere qui)

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“I drammatici racconti che hanno animato l’incontro meritano serie riflessioni atte a coglierne e districarne i nodi. La convinzione di poter trasformare radicalmente un organismo in un altro, attraverso vari “aggiustamenti”, rivela infatti considerevoli lacune nel sistema di pensiero che interiorizziamo forzatamente fin dalla nascita poiché governa in toto le società in cui viviamo. Ad esempio, l’inadeguatezza del pensiero dominante a cogliere l’infinita ricchezza e l’intima complessità del reale, malgrado sia il filo conduttore dell’incontro, fatica ad emergere chiaramente quindi occorre esplicitarla.

Le ragazze intervistate hanno ben compreso che il motivo per cui desideravano cambiare sesso non riguardava il rifiuto del corpo femminile in sé; ad essere ricusato era lo stereotipo che le costringeva ad aderire a canoni cui non potevano, o semplicemente non volevano conformarsi. Diventare maschi era apparsa loro la giusta soluzione per evitare le pressanti aspettative – essere carine, remissive, sempre dipendenti dal giudizio altrui – che le comunità patricentriche riversano sulle donne, ostacolandone la piena realizzazione come persone.

Sembra che la richiesta femminile di transizione sia prevalente e in forte aumento, cosa alquanto singolare se si pensa che il maschio dipende totalmente dalla femmina per esistere e per sopravvivere alla sua stessa morte. La condizione maschile non può essere desiderabile per le donne che nel cambio subiscono un forte ridimensionamento, perdendo la potenza creativa del loro corpo e con essa la loro indiscutibile centralità.

Malauguratamente però da millenni l’uomo rifiuta di occupare il suo posto nell’ordine naturale e si arroga il diritto di svolgere il ruolo di guida che spetta alla donna per natura, dato che è lei l’artefice della specie, e per cultura in quanto portatrice di un sapere organicistico. Ponendosi come unico detentore della Ragione con la erre maiuscola, ha preteso di organizzare da solo le comunità, perciò senza confronto è diventato l’unico modello da seguire. Ha relegato la donna in un ruolo subordinato, definendola in modo contraddittorio figura angelicata da un lato, inferiore strega e puttana dall’altro, mai comunque essere dotato di ragione. In larga parte del pianeta è ancora sottomessa al volere maschile che la tiranneggia e le richiede obbedienza ed ossequio.

Fatta eccezione per le comunità matriarcali ancora esistenti, il sistema di pensiero maschile gestisce l’intero pianeta con conseguenze nefaste dato che atomizza il reale ed è quindi distruttivo. Tale sguardo comprende anche i corpi viventi che vengono fatti a pezzi allo stesso modo; soma e psiche sono separati e divisi in parti, queste in altre parti e così via fino a che il corpo integro e concreto evapora e di lui non resta traccia né in filosofia, né in biologia, né in medicina e in nessun altro ramo della conoscenza. A sostituirlo restano un corpo ridotto a cosa e un’anima-spirito-ragione evanescente perché senza fondamento.

La disgregazione dell’organismo è responsabile della dissociazione dal corpo avvertita dalle ragazze che hanno sperimentato sulla propria pelle i gravi danni che la parzialità e la rigidità del pensiero dominante possono arrecare ai viventi. L’idea peregrina di essere nate in un corpo sbagliato scaturisce, lo abbiamo visto, dalla lacerazione che la mente maschile produce nell’organismo avvertito come semplice contenitore di una ragione aliena con cui entra in conflitto.

In realtà lungi dall’essere un inerte involucro di massa e materia, un ostacolo per la ragione, il corpo è la fonte da cui proviene il pensiero. Ciò che distingue un vivente da un non vivente è la sensibilità che gli consente di esperire ed è l’esperienza a produrre le conoscenze di cui il pensiero si alimenta. Per abbattere gli stereotipi di genere, come propone Valentina, dobbiamo uscire  dalle infinite trappole del pensiero oppositivo maschile, che produce inimicizia anche tra noi, e ci riappropriamo della nostra visione del mondo e delle nostre categorie mentali contenitive e connettive.

Non abbiamo alternative. Il sistema di pensiero maschile mette in scena un’ignobile farsa che si è ormai tramutata in tragedia e sta guidando la specie verso l’estinzione. Poiché siamo noi a creare nuova vita spetta a noi proteggerla.

Angela Giuffrida (autrice di Il corpo pensa. Umanità o Femminilità? e di La razionalità femminile unico antidoto alla guerra)

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