Come fare passare l’identità di genere fingendo di parlare d’altro

Come fare passare l’identità di genere fingendo di parlare d’altro

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Come abbiamo detto più volte, vero core del ddl Zan contro l’omotransfobia è l’identità di genere. Il resto dei contenuti del ddl conta molto meno. La legittima richiesta di tutelare i diritti e la dignità delle persone omosessuali e transessuali veicola in realtà l’obiettivo forte, ovvero l’identità di genere in direzione del self-id, che è la libera decisione di scegliere il proprio genere indipendentemente dal sesso di nascita e con un semplice atto amministrativo unilaterale, all’anagrafe o dal notaio.

Il self-id, che ha un notevole impatto sulla società e in particolare su donne e bambine, è stato recentemente respinto in Gran Bretagna “a furor di popolo” (il 94 per cento dei britannici contrari, sondaggio The Times giugno 2020). Il ddl Zan intende introdurlo surrettiziamente in Italia veicolato dalla legge contro l’omobistransfobia. Non avendo alcuna speranza di fare passare una legge che affronti direttamente la questione dell’identità di genere, si indora la pillola, si nasconde il vero obiettivo dietro un “velo”, ben sapendo che la stragrande maggioranza della popolazione respingerebbe l’identità di genere, mentre la tutela dei diritti delle persone omosessuali e transessuali può incontrare un consenso maggioritario. La tecnica è quella suggerita dalle cosiddette direttive Dentons. Questo eccellente articolo di James Kirkup pubblicato da The Spectator spiega nel dettaglio le tattiche di lobbying. Nell’articolo si spiegano anche le ragioni per le quali la legge è stata discussa e approvata alla Camera quasi clandestinamente, in un momento in cui la gente era pressata da pandemia e crisi economica: meno la pubblica opinione viene informata su questi temi e meglio è. L’analisi di Kirkup non che può renderci maggiormente consapevoli nella lotta contro questa brutta legge.

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“Il dibattito transgender è in gran parte inspiegabile. Uno degli aspetti più mistificanti è la velocità e il successo con cui un piccolo numero di piccole organizzazioni ha conquistato grande influenza su enti pubblici, tra politici e funzionari. Come ha fatto una certa idea a prendere piede in tanti luoghi così rapidamente?

Persone e organizzazioni che fino a 10 anni fa non avevano una chiara idea politica o nemmeno la minima conoscenza delle questioni trans, oggi stanno abbracciando con entusiasmo temi come le identità di genere non binarie e transizioni, offrendo servizi igienici neutri e intraprendendo altri cambiamenti necessari ad accogliere le persone trans e i loro interessi. Cambiamenti che hanno sorpreso molte persone, che si chiedono come sia potuto accadere e perché nessuno abbia chiesto loro che cosa ne pensassero o abbia considerato come quelle novità avrebbero potuto riguardarli.

Alcuni degli organismi che hanno abbracciato questi cambiamenti con il massimo zelo lasciano stupefatti: le forze dell’ordine non sono note per essere così liberali, eppure molte sono ormai all’avanguardia, al punto da controllare come usiamo i pronomi e da molestare anziane signore che dicono la cosa sbagliata su Twitter.

Come siamo arrivati a questo punto? Difficile pensare che si tratti semplicemente di organizzazioni che si adeguano a una società che cambia. In realtà la società non sa ancora molto del transgenderismo. Se lavori nel centro di Londra in determinati settori, se vivi in ​​una città universitaria o hai figli che frequentano una scuola (preferibilmente della classe media) potresti averne qualche conoscenza diretta. Ma resto convinto che la maggior parte delle persone non conosce persone trans e non si è formata un’opinione su come si dovrebbe cambiare la legislazione che riguarda il loro status.

Quindi di nuovo la domanda: come hanno fatto organizzazioni con budget ridotti e risorse limitate a ottenere un successo così sbalorditivo, non solo nel Regno Unito ma ovunque?

Bene, grazie  al sito Roll On Friday ho visto un documento che aiuta a rispondere a questa domanda.

Il documento (lo vedete qui) è un lavoro di Dentons,  che afferma di essere il più grande studio legale del mondo; della Thomson Reuters Foundation, ramo del vecchio gigante dei media dedicato alla politica dell’identità di vario genere; e di un’organizzazione internazionale di giovani e studenti per lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer e intersessuali (IGLYO). Sia Dentons sia la Thomson Reuters Foundation precisano che il documento non riflette necessariamente le loro opinioni.

Il rapporto si chiama ‘Solo adulti? Buone pratiche nel riconoscimento legale del genere per i giovani ‘. Il suo scopo è aiutare i gruppi trans nei vari paesi a introdurre cambiamenti nella legislazione per consentire ai bambini di cambiare legalmente il loro genere, senza il consenso degli adulti né di alcuna autorità. “Ci auguriamo che questo rapporto sia uno strumento potente per attivisti e ONG che lavorano per promuovere i diritti dei giovani trans in Europa e altrove”, si legge nella prefazione.

Come ci si aspetterebbe da un rapporto scritto insieme allo staff di un importante studio legale, si tratta di un documento completo e solido, che riassume leggi, politiche e “patrocinio” in diversi paesi. Sulla base dei contributi di gruppi trans di tutto il mondo (…) raccoglie e condivide le “migliori pratiche”di “lobbismo” per cambiare la legge in modo che i genitori non abbiano più voce in capitolo sul sesso legale del figlio.

Nelle parole della relazione:

“È riconosciuto che il requisito del consenso dei genitori o del consenso di un tutore legale può essere restrittivo e problematico per i minori”.

Si potrebbe pensare che il compito stesso della genitorialità sia, almeno n parte, quello di “limitare” le scelte dei bambini che per definizione non possono fare da soli scelte da adulti pienamente informati. Ma non è questa la posizione della relazione. Di fatto si suggerisce che “gli Stati dovrebbero agire contro i genitori che ostacolano il libero sviluppo dell’identità di una giovane persona transgender rifiutando di concedere l’autorizzazione quando richiesta”. In breve si tratta di manuale per gruppi lobbistici che vogliano eliminare la necessità di consenso da parte dei genitori su aspetti significativi della vita dei bambini, manuale scritto da uno studio legale internazionale e sostenuto da una delle più grandi fondazioni di beneficenza del mondo.

E come si suggerisce di realizzare il cambiamento legale? Penso valga la pena di fare lunghe citazioni, perché questa è la prima volta che viene effettivamente messo per iscritto in un forum pubblico. E chiunque abbia interesse a come si costruisce una politica e come funziona dovrebbe prestarvi attenzione. Ecco un’ampio stralcio dal rapporto sul modo migliore per attuare un’agenda pro-trans:

Mentre i fattori culturali e politici giocano un ruolo chiave nell’approccio da adottare, ci sono alcune tecniche che efficaci nel far progredire i diritti trans nei paesi che adottano “buone pratiche”.” Tra queste tecniche: “anticipare le agende dei governi”.

Cosa significa? Ecco in dettaglio:

In molte delle campagne di difesa delle ONG che abbiamo considerato ci sono stati chiari vantaggi nel fatto che le  ONG siano riuscite ad anticipare il governo e a pubblicare proposte legislative progressiste prima che il governo avesse il tempo di sviluppare la propria. Le ONG devono intervenire precocemente nel processo legislativo, prima ancora che sia iniziato. Questo darà loro una capacità di gran lunga maggiore di plasmare l’agenda del governo e la proposta definitiva  di quanto succederebbe se intervenissero dopo che il governo ha già iniziato a sviluppare le proprie proposte “.

Suonerà familiare a chiunque sappia come un rapporto del comitato ristretto dei Commons nel 2016, che ha adottato diverse posizioni di gruppi trans, è stato seguito nel 2017 da un piano del governo del Regno Unito per adottare l’autoidentificazione del genere legale (self-id). A molti quella proposta, uscita da Whitehall in modo piuttosto dettagliato, sarà sembrata nata all’improvviso.

Ecco un altro suggerimento dal documento: “Collega la tua campagna a una riforma più popolare”. Per esempio: “In Irlanda, Danimarca e Norvegia, le modifiche alla legge sul riconoscimento legale del genere sono state introdotte contemporaneamente ad altre riforme più popolari come la legislazione sul matrimonio egualitario. Questo ha fornito un velo di protezione, in particolare in Irlanda dove il matrimonio egualitario era fortemente sostenuto mentre l’identità di genere più difficilmente avrebbe goduto è dello stesso sostegno pubblico “.

Si trattava di una questione per cui era “difficile ottenere il sostegno pubblico”, meglio nasconderla dietro il “velo di protezione” fornito da una questione popolare come i diritti degli omosessuali. Chiunque abbia anche solo dato un’occhiata al dibattito sui transgender nel Regno Unito riconoscerà questa logica.

Un’altra raccomandazione è ancora più rivelatrice: “Evita un’eccessiva copertura e esposizione da parte della stampa”. Secondo il rapporto, i Paesi che si sono mossi più rapidamente per promuovere i diritti trans e rimuovere il consenso dei genitori sono stati quelli in cui i gruppi di pressione sono riusciti a impedire al pubblico più ampio di conoscere le loro proposte. Al contrario, in posti come la Gran Bretagna dove maggiore è stata la “visibilità” del programma, minore è stato il successo delle attività di lobbying:

“ Un’altra tecnica che è stata utilizzata con grande effetto è la limitazione della copertura e dell’esposizione della stampa. In alcuni paesi, come il Regno Unito, le informazioni sulle riforme legali del riconoscimento di genere sono state interpretate erroneamente dai media principali e di conseguenza è sorta l’opposizione. … In questo contesto, molti credono che le campagne pubbliche siano state dannose per il progresso poiché gran parte del pubblico in generale non è ben informato sulle questioni trans, e quindi possono sorgere interpretazioni errate. In Irlanda, gli attivisti hanno esercitato pressioni dirette sui singoli politici e hanno cercato di ridurre al minimo la copertura della stampa per evitare questo problema .

Sebbene offra ampi consigli sulla necessità di tenere l’agenda dei diritti transessuali lontano dallo sguardo della pubblica opinione, il rapporto ha molto meno da dire sulla possibilità che i sostenitori possano semplicemente provare a fare ciò che fanno tutti gli altri in politica, costruendo un argomento persuasivo per la loro causa. In realtà convincere le persone che questa roba è una buona idea non è molto presente nel rapporto, che arriva a 65 pagine.

(…)

Quindi un importante studio legale internazionale ha contribuito a scrivere un manuale di lobbying per le persone che vogliono cambiare la legge e per evitare che i genitori abbiano l’ultima parola su cambiamenti significativi nello status dei propri figli. Quel manuale consiglia a coloro che fanno pressioni per quel cambiamento di nascondere i loro piani dietro un “velo” e di assicurarsi che né i media né il pubblico più ampio sappiano molto dei cambiamenti che si sta cercando di ottenere sui bambini. Perché se il pubblico venisse a conoscenza di questi cambiamenti potrebbe avere da obiettare.

Ho iniziato il mio primo lavoro come ricercatore alla Camera dei Comuni nel 1994. Da allora ho studiato e scritto di politica. E in base alla mia esperienza del modo in cui le leggi vengono cambiate, l’approccio descritto in quella relazione non è normale o usuale. In democrazia siamo tutti liberi di sostenere qualunque politica o posizione desideriamo. Ma normalmente chiunque voglia cambiare una legge accetta che per farlo sia necessario ottenere il sostegno o almeno il consenso delle persone la cui autorità alla fine dà forza alla legge. L’approccio delineato nel rapporto Dentons equivale a un modo molto diverso di fare pressioni per ottenere le leggi e le politiche desiderate. In particolare indica che in diversi Paesi si sono ottenuti discreti successi facendo pressioni dietro un “velo”, in un modo da evitare  deliberatamente l’attenzione del pubblico. Penso che questo dovrebbe interessare a chiunque si preoccupi di come vengono condotte le politiche, indipendentemente dal fatto che si tratti o meno della questione transgender.

Concluderò con un’osservazione che ho già fatto ma che credo valga la pena di ripetere riguardo a quel rapporto e a quello che potrebbe comunicare alle gente anche su altri aspetti della questione trans: nessuna politica fatta nell’ombra può sopravvivere alla luce del sole“.

James Kirkup (direttore della Social Market Foundation ed ex-redattore politico di The Scotsman e The Daily Telegraph)

traduzione di Marina Terragni (l’articolo originale qui)

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