Bagni “neutri” a scuola: la nuova battaglia dei sessopiattisti<br /><span class='post-summary'>Mentre in UK cresce l'insofferenza per le pressioni della lobby Lgbtq+, in Italia siamo in pieno peak trans: scuole, università, sistema massmediatico, libri per bambine-i e ragazze-i. Identità di genere dappertutto, come se l'autoidentificazione fosse in vigore de facto. L'ultimo caso nell'ateneo di Pisa</span>

Bagni “neutri” a scuola: la nuova battaglia dei sessopiattisti
Mentre in UK cresce l'insofferenza per le pressioni della lobby Lgbtq+, in Italia siamo in pieno peak trans: scuole, università, sistema massmediatico, libri per bambine-i e ragazze-i. Identità di genere dappertutto, come se l'autoidentificazione fosse in vigore de facto. L'ultimo caso nell'ateneo di Pisa

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Mentre in UK il peak trans è alle spalle, e ogni giorno la stampa riporta notizie che danno conto della crescente insofferenza dei cittadini, del governo e delle grandi aziende private alle pressioni della lobby Lgbtq+ e in particolare del Diversity Scheme di Stonewall (solo l’ultima in ordine di tempo: centinaia di infermiere e ostetriche che chiedono alle loro organizzazioni di rompere con le politiche “inclusive” che consentono a uomini autoidentificati come donne di essere ricoverati nei reparti femminili, e costringono a definire le neomadri “persone post-parto”, vedere qui), provincialmente in Italia siamo all’apice.

Fallito il ddl Zan contro l’omotransfobia, l’identità di genere spunta dappertutto: leggi nazionali e locali che vi fanno riferimento, il sistema massmediatico che ha già adottato di fatto il self-id per non perdere pubblicità e audience Trans-friendly, scuole e università, editoria per ragazzi.

Tre osservazioni, prima di riferire del caso dell’università di Pisa.

1. La contesa riguarda esclusivamente i corpi delle donne e il simbolico femminile: nessun uomo è costretto a definirsi “persona con prostata”, mentre usare la parola “donna”è ritenuto per definizione violento ed escludente

2. E’ la sinistra ormai priva di orizzonte a riempirlo con queste proposte di inclusività sulla pelle delle donne

3. La “battaglia dei bagni” -e quindi quella sulla sessuazione umana e sulla sostituzione del sesso con il genere- è una faccenda assolutamente seria, che può in gran parte spiegare la vittoria di Donald Trump dopo anni di politiche “inclusive” da parte del presidente Barack Obama, e spiegherà in buona parte la non-improbabile sconfitta di Joe Biden alle elezioni di midterm del 2022. Proprio su questi temi e sulle scuole, oltre che sulla “teoria critica della razza”, i democratici hanno già perso la Virginia.

Marina Terragni

Il servizio di Sette-Corriere della Sera sul campus per bambini gender non-conforming

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Da qualche giorno sulla stampa circola la notizia della protesta promossa dal gruppo “Sinistra per…” dell’Università di Pisa per chiedere bagni neutri. Stupisce la risonanza che i quotidiani nazionali danno all’iniziativa, rilanciando i volantini degli studenti e la risposta dell’ateneo, pronto a soddisfare la richiesta nei primi mesi del prossimo anno.

Sconcerta notare come molti articoli, anziché raccontare i fatti con toni informativi, riportano in modo esatto il linguaggio e i toni della propaganda a favore delle teorie queer, trans e sull’identità di genere

Non vi sono tracce delle critiche o delle proteste sollevate in tutto il mondo dalle donne e dalle femministe sull’attacco agli spazi femminili messo in atto da attivisti queer/trans/gender negli ultimi anni, che impongono una visione che nega le differenze sessuali e che definisce gli spazi delle donne “escludenti”.

Dei bagni dell’Università di Pisa parla il professor Arturo Marzano, delegato per “Gender studies and equal opportunities” affermando che “per i singoli la scelta può essere quella di eliminare qualsiasi etichetta mantenendo solo quella generica che indichi la presenza del wc. Per quelli collettivi l’opzione e togliere ogni simbolo oppure lasciare tra le varie cabine almeno una porta “neutra”. Continua “rappresenterebbe un modo per riconoscere immondo evidente che un terzo genere esiste. Viene chiamata una “scelta inclusiva” in continuità con la scelta di introdurre la “carriera alias” (la possibilità per gli studenti di avere un libretto universitario con un nome e un sesso diverso da quello di nascita), con diciotto richieste già andate in porto dal 2007.

Non stupisce questa presa di posizione: ormai da tempo le “pari opportunità” e i “gender studies” sono colonizzati da teorici e attivisti queer, trans e LGBT, lasciando sempre meno spazio alle donne e alle femministe, nel silenzio totale di critica e politica.

Le opinioni delle donne e delle ragazze, sui bagni neutri così come sul dibattito su sesso e genere – non a caso ricco di ambiguità e manipolazione comunicativa – non sono pervenute. Negli ambienti universitari la pressione sulle studentesse e’ fortissima: le studentesse sono strette tra la spinta a sostenere le teorie pseudo progressiste votate al sessopiattismo e la possibilita di esprimersi, con il rischio di essere accusate di essere bigotte, escludenti o discriminanti. Nelle scuole e nelle università le ragazze hanno molta paura di essere escluse e isolate dai pari e autocensurano dubbi e posizioni critiche.

La “diversity” in un libro per l’infanzia

Al di la della propaganda, sta aumentando l’insofferenza delle donne, ma il clima di intimidazione e’ ancora troppo forte nei luoghi di formazione e di lavoro, ancora saldamente in mani maschili, che ancora non permettono alla maggior parte delle donne di esprimersi in autorità e libertà. 

V.T:

Vedere articoli di stampa qui ,qui e qui

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