La parola “donna” è già occupata

La parola “donna” è già occupata

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‘Persone che mestruano’: Sono sicura che esiste un termine per queste persone”. Con queste parole JK Rowling si è addentrata nel dibattito più febbrile della società contemporanea. Nemmeno il Covid-19 è servito per attenuare il furore della discussione sulle persone transgender. Mentre due visioni del mondo collidevano, alcune verità fondamentali che generazioni prima si consideravano indiscutibili sono state messe in discussione.

Cosa significa essere donna? Cos’è essere uomo? Come possiamo differenziarli? Da una parte c’è la fede nell’identità di genere, sentimento nelle nostre menti che spinge la natura e definisce il nostro vero genere: siamo il genere che crediamo di essere. Ma la creatrice di Harry Potter ha espresso un’opinione contraria. Secondo Rowling lei è donna non per una questione psicologica ma per la sua biologia, e si è sentita molto frustrata quando il suo sesso è stato relegato a “persona che mestrua”. Cento anni dopo che le donne hanno ottenuto il diritto di voto in molto paesi Rowling si è ritrovata coinvolta in una campagna che le suffragette non avrebbero potuto mai immaginare: una battaglia per conservare il proprio nome di ‘donna’.

La risposta è stata prevedibile e brutale. Man mano che gli attori diventati famosi grazie ai suoi libri si allontanavano di lei, Rowling è diventata l’obiettivo di una campagna paragonabile a una caccia alle streghe dei nostri tempi. Le donne che hanno affermato a viso aperto che la parola donna appartiene a loro e soltanto a loro hanno dovuto far fronte ad un’opposizione rumorosa e talvolta violenta. Alle vibranti proteste che contro la femminista canadese Meghan Murphy che teneva una conferenza nella biblioteca pubblica di Seattle ai primi di febbraio sono seguite quelle per l’incontro organizzato dal gruppo Woman’s Place UK a Brighton in autunno. Le donne sono state attaccate, altre hanno perso il lavoro. La furia si scatena perché se le donne si definiscono in base alla loro biologia le donne trans si sentono escluse dalla femminilità. Per le donne trans che vogliono disperatamente essere considerate vere donne, questo significa un rifiuto esistenziale.

Per me questa è una faccenda personale. Sono una una donna trans perciò, è la mia identità quella che viene rifiutata. Ma sono anche un’insegnante di Scienze nelle scuole superiori e so riconoscere il pensiero magico quando lo vedo. Le donne trans sono uomini –certamente io lo sono, visto che sono padre di tre figli- mentre le donne sono donne. Le persone-uomini non sono persone-donne, pertanto le donne trans non sono donne. Qualunque siano le emozioni che si muovono in questo dibattito, JK Rowling ha ragione. Quando feci la mia transizione otto anni fa la posizione di Rowling non avrebbe creato alcuna polemica. Noi transessuali –così eravamo chiamati prima- cambiavamo il nostro corpo per assomigliare al sesso opposto e per reintegrarci nella società facendo il minor rumore possibile. Chi di noi occupava un incarico pubblico si rendeva conto che questo non era un fattore decisivo. Perché avrebbe dovuto esserlo? Noi insegnanti, donne e uomini, facciamo lo stesso lavoro e la mia transizione non interferiva né con le leggi del movimento di Newton né con nessun altro argomento dei quali mi occupo in quanto insegnante. Ma conto su relazioni di fiducia con le persone del mio ambiente. Altri uomini si sentono a loro agio presentando se stessi in abiti femminili senza cambiare i loro corpi. Ma nessuno ha mai pensato che i travestiti –così erano considerati questi uomini non trasformati- fossero donne.

Cosa è cambiato? Come mai questi due gruppi –un piccolo numero di transessuali e un numero più ampio di travestiti- sono diventati un movimento transgender in gtado di mettere in discussione l’uso del sesso biologico per classificare la società? Tra i leader politici che volevano mostrarsi progressisti -o si disinteressavano della questione- e una popolazione che non ne sapeva nulla, si è cominciato a fare nuove leggi e sono si sono cambiate alcune politiche seguendo le indicazioni degli attivisti transgender interessati a queste innovazioni. Man mano che genere e sesso sono stati fusi, l’ identità di genere ha sostituito silenziosamente il sesso nelle politiche e nelle leggi. Abbiamo potuto scegliere non soltanto il nostro genere ma anche il nostro sesso legale, con conseguenze devastanti per i diritti delle donne. Come ha detto Kiri Tunk, fondatrice del gruppo Woman’s Place UK: “Se non puoi definire cosa è una donna, come puoi difendere i diritti delle donne?” (…)

Debbie Hayton, donna trans, insegnante di scuola superiore nel Regno Unito e columnist (traduzione di Eva Martínez Manzana). L’originale lo trovate qui.

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