L’identità di genere vista da una giovane donna<br /><span class='post-summary'>In seguito alla pubblicazione di un comunicato ufficiale che si è pubblicato su facebook dalle "femministe" e al rilancio di Alessandro Zan in vista della discussione in aula della sua legge oggi 27 ottobre, mi è sembrato doveroso mettere in chiaro alcune cose per rispetto a tutte le donne che come noi non si sentono parte di questo "femminismo". </span>

L’identità di genere vista da una giovane donna
In seguito alla pubblicazione di un comunicato ufficiale che si è pubblicato su facebook dalle "femministe" e al rilancio di Alessandro Zan in vista della discussione in aula della sua legge oggi 27 ottobre, mi è sembrato doveroso mettere in chiaro alcune cose per rispetto a tutte le donne che come noi non si sentono parte di questo "femminismo".

Condividi Articolo:

Ho deciso di rispondere punto per punto a questo comunicato che ancora una volta non manca nel disinformare.

Credo fortemente che le donne firmatarie di questo comunicato non hanno ben chiaro il concetto di “identità di genere” sviluppatosi e diffuso negli ultimi pochi anni nella cultura giovanile e che ha poco a che fare con le tutele verso omosessuali e transessuali. ⁣

Il genere è un costrutto sociale che è applicato a donne e uomini a seconda del loro sesso e non è qualcosa di innato, per questo non esiste in quanto identità ma è più che altro un “alter-ego” che ,in quanto tendenza, sta prendendo piede tra i e le giovani che non vogliono far parte e non si riconoscono negli stereotipi sessisti.

Una legge a tutela di omosessuali e transessuali, che in questo caso sarebbe l’integrazione a una legge già esistente, la legge Mancino, starebbe quindi a riconoscere come delitto un’offesa a una persona omosessuale o transessuale per motivi di intolleranza e odio. Offesa che può essere verbale o fisica, o una discriminazione sul lavoro o nella vita sociale.⁣

L’ideologia che si basa su l'”identità di genere” afferma in realtà che qualsiasi persona può assumere l’essenza di un’altra persona che non sia se stessa. In altre parole: io donna potrei sentirmi uomo gay e chiedere di essere considerata tale.⁣ In altre parole ancora, potrei fingere di essere quello che non sono, e nei peggiori casi, potremmo vedere per esempio degli uomini percepirsi e identificarsi come donne o bambine e pretendere di essere inseriti negli spazi e servizi creati appositamente per loro, il più delle volte per sicurezza contro attacchi maschili. Sarebbe bello se fossero casi isolati ma purtroppo sono sempre di più sia in Canada, dove assassini di donne e bambini e stupratori sono inseriti nelle carceri femminili e anche in Spagna dove più recentemente ex-Jonathan, che già aveva mostrato durante gli anni un’ossessione verso Vanessa, sua cugina, l’ha uccisa ed è poi stato inserito in un carcere femminile dopo essersi “auto-identificato” come Lorena.

Questa ideologia, oltre ad offrire ai giovani d’oggi un escamotage verso la lotta agli stereotipi sessisti, funge da scorciatoia per evadere dalla società, società che noi femministe radicali vogliamo cambiare.

Per questo motivo l'”identità di genere” è un’ideologia omofobica, in quanto nega l’esistenza di persone attratte dallo stesso sesso sostenendo che essere uomo o donna è un sentimento, una percezione; e misogina, in quanto considera donna qualsiasi essere che sia in linea con gli stereotipi femminili.

Va da sè che una donna che non corrisponde allo stereotipo della femminilità, invece di essere accettata in quanto donna che si esprime secondo le sue preferenze, è portata ad auto-considerarsi “transgender” ossia non in linea con quello che il “genere femminile” le chiede di essere.⁣

Per questo ci chiediamo: come possono le firmatarie considerare l’identità di genere il pilastro per una legge a tutela di omosessuali e transessuali?⁣

Non è chiaro come chi non si riconosce nei modelli rigidi della nostra società possa sentirsi mortificato se questa legge venisse modificata.

Le femministe sono le prime ad aver messo in discussione la società in quanto sistema oppressivo verso le donne. Le prime che non si riconoscono nei modelli imposti, eproprio per questo non vogliamo che in nessun modo sia consolidato in una legge.⁣

Il termine “genere” è stato usato a lungo per definire la violenza che il sistema mette in atto sulle donne, violenza domestica, economica, sessuale, tratta, prostituzione, violenza emotiva. Si è scelto di nominarla “violenza di genere” anziché violenza sulle donne.

Non è possibile dare un significato tanti diversi a un termine che ha già un significato e che rappresenta il frutto di secoli di lotte femministe: oggi la parola “genere” per le donne rappresenta un incubo, un “handicap”, ci ricorda tutti i giorni che siamo il diverso da ciò che è lo standard: “il maschile”. Ci ricorda che è stato necessario creare delle leggi per cercare di proteggerci dalla violenza “di genere” -ossia violenza maschile- perché l’educazione non è abbastanza per metterci al sicuro dagli uomini.

Rendere valido il concetto di “identità di genere” rappresenta una vera e propria appropriazione culturale che impone il nuovo significato di identità come consolidamento di una tendenza, una moda, un feticismo che per le donne è l’ennesimo abuso.

Sembra veramente ipocrita che si menzioni il “gioco di potere” quando l’iter della legge Zan ne ha avuto fin dall’inizio tutte le sembianze. Sin dall’inizio questa legge è stata considerata “sbagliata” a causa di un testo di legge formato da articoli confusi e con definizioni prive di una base scientifica e di coerenza concettuale. ⁣

Il gioco di potere e il braccio di ferro è stato messo in atto dalla legge stessa nel momento in cui pretende di intervenire nell’educazione delle-i giovani, arrivando anche a bambine-i, e nell’imposizione di “un modo di percepire la vita e autopercepirsi” a tutti, nelle scuole, nei media e nella società.

Il gioco di potere è stato messo in atto dal primo firmatario Alessandro Zan nel momento in cui ha iniziato a coinvolgere personaggi famosi e influenti tra i giovani per lanciare una vera e propria campagna di convincimento attraverso omissione di informazioni e disinformazione.

Questa ideologia si fa spazio nella vita delle persone che spesso non sanno di che cosa si tratta, ma si ritrovano obbligati a scegliere se appoggiarla e risultare quindi “inclusivi”, passando dalla parte dei buoni, o rifiutarla anche solo per capire meglio di cosa si tratta e finire direttamente nel baratro con tanto di etichetta di “transfobico-a” o addirittura omofobo-a.

L’unico gioco di potere lo stanno facendo queste sinistre che invece di considerare le critiche delle femministe in Italia e aprire le loro vedute guardando anche all’estero per considerare le conseguenze di queste leggi disastrose, stanno abbracciando un neoliberalismo capitalista che in realtà ha come obiettivi: indirizzare ai centro Lgbtq risorse economiche molto maggiori di quelle destinate alle donne e ai centri per le donne, essere considerati aperti e attivi nel risolvere problemi reali, che però non troveranno alcuna soluzione con una legge di questo tipo.⁣

Il cambiamento si dovrebbe promuovere con azioni sul territorio, educazione nelle scuole a partire da quella sessuale, ma non sacrificandola a un’impostazione di “genere”, campagne di sensibilizzazione.

Noi esistiamo, siamo la maggioranza e non siamo Fake News.

E’ vero e lo diciamo ad alta voce: LE FEMMINISTE NON VOGLIONO LA LEGGE ZAN.⁣

Non si tratta di “mutilarla”, ma di costruire le leggi in un modo cauto e ponderato, non come se si trattasse di una partita di calcio con tifoserie che fanno la voce grossa monopolizzando l’informazione di un intero paese.⁣

Ma in nessuna democrazia si può imporre di “votare la legge così com’è“.

Chi critica questa legge lo fa per approfondire, informarsi, leggere il testo -cosa che neanche il 10% di chi la sostiene forse avrà fatto, e chissà se l’avrà capito- osservare le conseguenze che negli altri paesi hanno portato leggi simili. Ma soprattutto chi si oppone ha ben chiaro che ormai la legge si è totalmente sconnessa da quello che doveva essere: un emendamento a una legge già esistente per scoraggiare atti discriminatori verso le persone omosessuali e transessuali, che ricordiamo, vedono sempre aggressori uomini.⁣

Se le donne non vogliono continuare con questa legge non è perchè non condividano l’obiettivo di fermare violenze e discriminazioni nei riguardi delle persona omosessuali e transessuali. Tutt’altro.

Vogliamo il cambiamento di una società che impone di “identificarsi nelle etichette” chiamate “generi”, crediamo nel sostegno e nell’accompagnamento delle persone che non si sentono a proprio agio con il proprio corpo, ma non sosterremo mai la terapia di conversione che questa ideologia, usando come cassa di risonanza i collettivi Lgbtq e i ministeri delle pari opportunità del mondo, sta portando avanti, sostenendo paradossalmente ruoli femminili o maschili che in realtà si basano su concetti sessisti, conservatori e patriarcali.⁣

Sicure che stiate sostendo le donne, “femministe”?⁣

Sicure che stiate proteggendo le donne lesbiche e uomini gay? ⁣

Probabilmente saper vedere oltre il proprio naso, guardare oltre il Mediterraneo potrebbe darvi una maggiore consapevolezza del panorama.

Sono, e siamo, disponibili sempre a un confronto…sempre che vi degnate di ascoltare le donne, prima o dopo gli uomini.⁣

In sorellanza ⁣

Sara Punzo

Condividi Articolo:

Questo articolo ha un commento

Lascia un commento