Vent’anni di femminicidi a Milano: uno studio
La ricerca, condotta dall'Istituto di Medicina Legale su 200 casi di donne assassinate, individua alcune costanti e vuole contribuire a "porre fine al femminicidio". Anche se la vera soluzione è una sola: la fine del dominio maschile

Condividi questo articolo

E’ stato pubblicato dalla rivista Science & Justice (volume 62-2, marzo 2022, pp. 214-220) lo studio “Vent’anni di femminicidio a Milano: Un’analisi medico-legale retrospettiva” (Twenty years of femicide in Milan: A retrospective medicolegal analysis) (potete leggerlo qui).

Lo studio è stato condotto da Lucie Biehler-Gomez, Lidia Maggioni, Stefano Tambuzzi, Alessandra Kustermann, Cristina Cattaneo, il team di ricerca affiliato al Laboratorio di antropologia e odontologia forense (LABANOF) dell’Università degli Studi di Milano e/o al Soccorso violenza sessuale e domestica (SVSeD) del Policlinico di Milano.

Risultati più rilevanti:

·        Gli assassini sono per la maggior parte partner intimi o ex

·        Gli omicidi di donne avvengono più frequentemente in ambito domestico

·        Le donne sotto i 50 anni vengono uccise più frequentemente da un trauma da taglio.

·        Le donne sopra i 50 anni vengono uccise più frequentemente da un trauma da corpo contundente.

Qui l’abstract della ricerca:

Il femminicidio costituisce una delle principali cause di morte prematura per le donne, eppure è stato oggetto di poche ricerche fino a tempi recenti. Per comprendere e affrontare questo fenomeno persistente è necessario raccogliere e analizzare una maggiore quantità di dati sugli omicidi di donne e ragazze.

Il presente studio esamina tutti i casi di omicidi di donne riscontrati presso l’Istituto di Medicina Legale di Milano (Italia) dal 1999 al 2019; i dati del 2020/2021 sono mostrati separatamente data la possibile distorsione riguardo alla violenza sulle le donne e al femminicidio riconducibile alla coabitazione forzata e alla permanenza in casa durante il lockdown per la pandemia di SARS-CoV-2 .

In questo studio sono stati considerati fattori specifici, tra cui l’età e la nazionalità delle vittime, il luogo di rinvenimento dei corpi, la relazione della vittima con l’assassino e le lesioni subite. Come risultato, sulle oltre 15.000 autopsie e i 535 omicidi indagati presso l’Istituto di Medicina Legale di Milano dal 1999 al 2019, sono stati trovati 200 omicidi di donne, pari a una media di 9,5 femminicidi all’anno.

La maggioranza delle vittime era italiana (74%) e la metà aveva un’età compresa tra i 18 e i 49 anni. Gli omicidi sono stati commessi nella stragrande maggioranza in ambito domestico (78,5%) da autori di sesso maschile (almeno l’85%), legati alle vittime come partner o ex-partner e membri della famiglia (73,5%).

Gli omicidi sono stati perpetrati principalmente con armi da taglio (32%) o oggetti contundenti (21,5%), armi da fuoco (18,5%) e per soffocamento o strangolamento (16,5%).

Questo studio fa parte di uno sforzo crescente per migliorare la raccolta e l’analisi dei dati sul femminicidio. Studiare e monitorare i tassi di femminicidio (o “femicide watch“) permetterà di capire meglio, ridurre e infine porre fine al femminicidio a livello globale.

Traduzione di Maria Celeste

Postilla a cura di Feminist Post: analisi e raccolte di dati saranno senz’altro utili per leggere il fenomeno, che non accenna a decrescere. Ma quello che “porrà fine” al femminicidio sarà solo la fine del patriarcato e del dominio degli uomini sulle donne.


Condividi questo articolo
Torna in alto