Una lettera al direttore di Repubblica. Per spiegargli che cos’è una donna
Si moltiplicano le reazioni di lettrici -e anche lettori - all'inaccettabile testo di Michela Marzano secondo la quale chiunque è titolato a dirsi donna, e se una donna ha qualcosa da obiettare è una TERF. Qui la lettera aperta di Alessia Teani a Maurizio Molinari

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Gentilissimo Direttore Maurizio Molinari

mi permetto di scriverle direttamente perché Lei si è permesso di darmi della TERF dalle pagine del suo giornale.

L’ha detto a me, a mia madre, alle mie nonne buonanima. Lei ha dato della TERF alle mie nipoti, alle mie alunne, alle mie amiche.

Lei, signor Molinari, sta dando della TERF  a tutte le donne che entrando nello spogliatoio femminile non si aspettano di vedere un uomo nudo, con tutta l’arroganza che il Suo beneplacito gli concederà nello stabilire che ha il diritto di esibirsi di fronte a noi, donne anziane, ragazze, bambine.

Lei sta dando della TERF a chi, come me, ha subito per anni le MOLESTIE di una di quelle persone che lə suə articolistƏ Marzano definisce donne, PERCHÉ ESSERE DONNE SAREBBE UN CONCETTO ASTRATTO E NON ATTINENTE A NESSUN FATTO REALE, ma questa persona, direttore Molinari, aveva un pene e io lo so non perché sia andata a sbircirgli nelle mutande, cosa di cui sempre sono accusate le donne che Lei si permette di chiamare TERF.

Vede, Maurizio, lo so perché questa persona non le portava le mutande, quando si masturbava dalla finestra di fronte a casa mia, per eiaculare simbolicamente nel mio giardino.

È questa una donna, Maurizio?

Perché non ha mai parlato, Direttore, delle donne stuprate in carcere dalle cosiddette ‘donne con il pene’ ovvero uomini truffatori?

Perché non scrive, Direttore, di tutti i pedofili che dichiarano di essere ‘donne’ e riescono ad accedere meglio a spazi dove stanno anche i bambini, per non parlare dei figli delle detenute. Perché non pubblica le lettere delle detenute canadesi, per esempio?

Anziché dare della TERF alle donne italiane, Lei potrebbe, direttore, parlare dell’impatto che avrebbe su dati medici, su statistiche dei reati o sulle disparità tra uomo e donna, il fatto che una consistente fetta della popolazione potrebbe dichiararsi di ‘genere’ non binario o diverso dal sesso. Qualunque statistica diverrebbe inservibile.

La faccio breve, direttore Molinari: DONNA È UN ESSERE UMANO, adulto, DI SESSO FEMMINILE.

Lo so io e lo sa lei e lo sa anche l’ipocrita Marzano.

Alessia Teani


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