Torna al Senato il ddl Zan. Tale e quale. E noi di nuovo pronte alla lotta. Tale e quale
Irriducibili, Zan e il PD tornano alla carica. Con lo stesso identico testo già caduto al Senato. Vero obiettivo, l'identità di genere e la formazione nelle scuole. E mentre gran parte dell'Occidente -dalla Gran Bretagna alla Svezia, alla Finlandia. all'Australia, alla Florida- arretra sul self-id dopo averne constatato i danni per donne, bambine e bambini, in Italia si intende importare questo prodotto scaduto

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Guerra o non guerra, Covid o non Covid, la settimana prossima al Senato, presumibilmente mercoledì 27- il PD ripresenterà il ddl Zan. Tale e quale.

Nessuna obiezione è stata considerata, né tanto meno discussa.

L’identità di genere -è la cosa a cui si tiene di più, il vero architrave della legge- resta al centro, con la formazione nelle scuole e tutto il resto.

Il mondo occidentale arretra dopo avere constatato i danni causati dall’autoidentificazione di genere e dal self-id, a cominciare dall’enorme aumento dei casi di disforia tra le-i minori, trattati precocemente con farmaci dagli effetti irreversibili, trattamenti che sono stati sospesi in GB, in Svezia, in Finlandia, in vari stati USA, in Australia -Paesi pionieri di queste crudeli terapie di conversione- dopo che si è verificato di avere danneggiato seriamente la salute di molte bambine e bambini: qui l’ammissione dell’ospedale Karolinska in Svezia.

Qui invece si insiste su questa strada.

Vale sempre la pena di ricordarlo: in Italia si praticano regolarmente i trattamenti sulle-sui minori con bloccanti della pubertà. I dati non vengono resi noti, ma i casi sono in vertiginoso aumento, soprattutto fra le bambine.

Nelle scuole pubbliche dei Paesi che hanno cambiato strategia le associazioni Lgbtq non hanno più accesso. Caso emblematico quello della Florida, dove la volontà del governo repubblicano di vietare l’ingresso ai queer per tornare a coinvolgere le famiglie, oggi esautorate da ogni decisione riguardo a questi percorsi “formativi” e tenute all’oscuro delle carriere alias e dei cambiamenti di genere di figlie e figli, viene vigorosamente contrastata dal management di aziende private, a cominciare dalla Disney che lì gode di una sorta di statuto autonomo e dà lavoro a 80 mila persone: un’assurda “lotta di classe” del business contro la volontà di cittadine e cittadini. Un capitalismo woke che in sostegno alla causa Lgbtq è disposto a rompere la sua storica alleanza con i Repubblicani. La storia potete leggerla qui.

Poi c’è tutto il resto, che riguarda soprattutto le donne: corpi maschili negli sport femminili, l’ultimo caso clamoroso quello del pluripremiato nuotatore “Lia” Thomas; negli spazi riservati, nelle case rifugio, nei reparti ospedalieri, nelle carceri -dove si verificano molestie sessuali, stupri, e perfino gravidanze indesiderate, nelle quote politiche e lavorative, nelle statistiche che stanno registrando un insensato aumento di “donne” stupratori.

“Lia” Thomas

E l’impossibilità di dirsi donna, la colonizzazione del simbolico femminile, la violenza sul linguaggio, la persecuzione del femminismo gender critical, la cacciata delle docenti dalle università: tutte cose che qui vi stiamo raccontando giorno per giorno.

L’identità di genere è questo: ma i senatori della sinistra -soprattutto le senatrici- rifiutano di vedere la realtà e di registrare quello che accade nel resto dell’Occidente, e si dispongono a combattere per importare in Italia un prodotto nocivo, già scaduto altrove.

Non smetteremo di contrastare questa profonda ingiustizia, contro cui sono mobilitate donne di tutto il mondo. Continueremo a proporre in alternativa una legge che difenda davvero da violenze e discriminazioni le persone lesbiche, gay e transessuali, e non sia semplicemente un cavallo di Troia per introdurre l’autodeterminazione di genere.

Vogliamo vivere in un Paese gender free.

Zan, irriducibile, raddoppia. Bene: raddoppiamo anche noi.


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