Perché "chiedere" a Schlein è un errore

La lettera aperta di “cento femministe” alla segretaria del PD si fonda su false speranze: Elly Schlein non cambierà le sue posizioni sull’utero in affitto. Né sugli altri temi dell’ombrello transumano che la lettera non menziona-a cominciare dalla libera identità di genere- e che strutturano la sua identità politica Zan-transfemminista. Vale la pena di adottare una postura questuante?
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Speriamo che alle "cento femministe" che hanno scritto a Elly Schlein -e con buona parte delle quali siamo in costante relazione politica- vada meglio che a noi, che come Rete per l'Inviolabilità del Corpo Femminile durante le primarie avevamo chiesto un incontro con la futura segretaria: nemmeno un cenno di risposta. Nè del resto ce l'aspettavamo, nonostante l'antica conoscenza con lei di alcune fra noi.

Non ci siamo unite all'appello delle "cento femministe" che intendono confrontarsi con Schlein sulla maternità surrogata perché in questo caso repetita non juvant, semmai i repetita, sempre nella stessa direzione, sono di Schlein che è da sempre favorevole a questa pratica, l'ha sostenuta con il suo voto da europarlamentare, intervistata nell'ultimo scorcio delle primarie ha ribadito il suo fermo sì alla Gpa dimostrando di non avere alcun dubbio a riguardo e il suo primo gesto politico è stato partecipare alla piazza milanese delle famiglie omogenitoriali pro-trascrizioni.

Non abbiamo sottoscritto la lettera anche per una serie di altre ragioni, prima delle quali un incipit che non ci sentivamo affatto di condividere:

".... abbiamo visto con piacere la tua elezione alla segreteria del Partito Democratico, per la valenza storica di questo fatto e perché tu sei una donna giovane che ha in mente di cambiare; la tua proposta ha intercettato speranze di scelte migliori per la collettività e ne ha suscitate, ti auguriamo di saperle custodire e non sciuparle".

L'elezione di Schlein non ha suscitato in noi alcuna speranza perché Schlein è dichiaratamente e inflessibilmente transfemminista. In poche parole: rispetto ai temi che costituiscono l'ombrello transumano e su cui battagliamo da anni Schlein si trova invariabilmente su posizioni avverse alle nostre, e c'è ben poco da sperare. Schlein sta lì per quello, verrebbe da dire primariamente per quello, sostenuta da potenti organizzazioni internazionali come Open Society e Social Changes.

La lettera prosegue elencando molte delle sensate ragioni per le quali l'utero in affitto è un abominio e la trascrizione integrale degli atti di nascita realizzata all'estero di questi bambini nati su commissione non fa che favorire il ricorso alla pratica. Lo sappiamo bene: siamo state proprio noi a sollecitare sulla questione il prefetto di Milano, chiedendo il rispetto delle sentenze della Corte di Cassazione che vieta la trascrizione e indica come strada l'adozione in casi particolari, e ottenendo il blocco delle registrazioni. Un successo politico che purtroppo la lettera delle "cento femministe" non ritiene di menzionare. Perché?

La lettera non fa proposte se non l'allargamento della possibilità di adottare ai single e alle coppie dello stesso sesso: obiettivo che in verità -per quanto sensato- non è mai stato tra le priorità dei Pride. D'altro canto sappiamo bene che quella dell'adozione è una strada impervia per tutti e i bambini da adottare scarseggiano. La possibilità di adottare, dunque, inciderebbe solo marginalmente sui grandi numeri della Gpa. Mentre perfino Jennifer Lahl, leader di Stop Surrogacy Now, guarda con grande interesse all'idea che l'Italia sia tra le prime nazioni a dichiarare l'utero in affitto reato universale, sperando che la proposta venga raccolta anche da altri Paesi. E del resto il femminismo radicale, da ben prima della proposta parlamentare, ha sempre perseguito l'obiettivo dell'abolizione universale. Ma di questa proposta di legge -che noi supportiamo senza alcun dubbio- e che produrrebbe uno stop sostanziale alla Gpa la lettera delle "cento femministe" non fa menzione. Anche qui, ci chiediamo perché.

In ogni caso la risposta del PD -altra ragione di perplessità: perché rivolgersi solo al PD?- in qualche modo è già arrivata, segnatamente nelle parole di Paola De Micheli: il partito, lei dice, non sosterrà proposte di regolamentazione della Gpa che resterà reato. Mentre sull'idea di farne un reato universale proposta dalla maggioranza di governo presumibilmente il PD darà battaglia, sarà interessante vedere con quali argomenti (speriamo non solo da azzeccagarbugli).

Supponiamo che Schlein folgorata sulla via di Damasco conceda un'interlocuzione alle "cento femministe": molto difficile, ma lo auspichiamo; supponiamo perfino che sia disponibile a rivedere almeno parzialmente le proprie posizioni sull'utero in affitto: impossibile, ma supponiamolo. Il fatto però è che non c'è solo la Gpa, tema che pure noi tutte teniamo in primo piano. C'è tutto il resto dell'ombrello transumano e di cui Schlein è portavoce convinta: identità di genere assolutamente autodeterminata (self-id), carriera alias nelle scuole, transizione facilitata, ormoni, sex work, assistenza sessuale ai disabili. A dire poco pasticciato e generico sui molti altri temi, a cominciare da quello economico, su queste faccende il programma di Schlein è dettagliato e preciso e la nomina di Alessandro Zan come responsabile diritti nella sua segreteria spazza via ogni possibile dubbio. Perché allora la lettera delle "cento femministe" si limita alla Gpa?

Un'ultima ragione che ci impedisce di sottoscrivere la lettera a Schlein -che riproduciamo integralmente a seguire- è il tono quasi supplichevole e alquanto vittimistico della chiusa:

"alle femministe come noi, dissidenti dal pensiero unico, è difficile esprimersi in contesti pubblici, perché ci sono vessazioni organizzate, campagne di diffamazione, convenzioni ad escludere dalla discussione (...) Hai parlato tante volte delle idee plurali che devono animare l’alternativa. Ti chiediamo un segnale contro la censura".

"Ti chiediamo"? E perché? Schlein è un campionessa del no-debate, in coerenza con le politiche del transattivismo globale. Più generale: da quando in qua il femminismo "chiede"? da quando ha assunto questa postura questuante? perché, se si vuole un confronto con la "figlia" Schlein, le madri rinunciano alla propria autorità?

E ancora: come si può sostenere vittimisticamente e autolesionisticamente che l'esperienza che è forse di alcune -la difficoltà di esprimersi in contesti pubblici- è di tutto il femminismo?

Le cose non stanno affatto così: i nostri argomenti rappresentano senza alcun dubbio quelli della maggioranza delle cittadine e dei cittadini, i nostri testi escono sulla stampa mainstream e suscitano dibattito, abbiamo chiesto e ottenuto di essere audite in Senato nel corso del dibattito sul ddl Zan contribuendo in modo sostanziale allo stop di quella legge inaccettabile e pericolosa, c'è un movimento RadFem internazionale che lottando a mani nude resiste al transumano e sta producendo inversioni di rotta, dal Grande Nord all'UK agli Stati Uniti. Interpellando il prefetto di Milano siamo riuscite a far bloccare in tutti i comuni italiani le trascrizioni degli atti di nascita integrali realizzati all'estero.

Come si può sostenere che per noi è difficile esprimersi in contesti pubblici?

Per tutte queste ragioni, augurando buona fortuna alle amiche "cento femministe" non ci uniamo alla loro iniziativa.


Qui la lettera delle "cento femministe"

LETTERA APERTA A ELLY SCHLEIN

Cara Elly Schlein,

siamo femministe di varie età e con diverse storie politiche e abbiamo visto con piacere la tua elezione alla segreteria del Partito Democratico, per la valenza storica di questo fatto e perché tu sei una donna giovane che ha in mente di cambiare; la tua proposta ha intercettato speranze di scelte migliori per la collettività e ne ha suscitate, ti auguriamo di saperle custodire e non sciuparle.

Ti scriviamo a proposito del dibattito in corso sui bambini nati da surrogazione di maternità per comunicarti le nostre preoccupazioni, su cui desideriamo avviare un confronto con te.

1.       Ci sono persone che programmano di aggirare la legge italiana che vieta la surrogazione di maternità commissionandola all’estero, confidando che al ritorno potranno invocare il superiore interesse del/la minore e ottenere la regolarizzazione. 

Queste persone pretendono la trascrizione automatica in Italia dei certificati di nascita formati all’estero e rifiutano come discriminazione la procedura dell’adozione in casi speciali da parte del partner del genitore. E questo nonostante l’adozione in casi speciali a seguito della sentenza n. 79 del 2022 della Corte costituzionale garantisca ormai all’adottata o all’adottato lo stato di figlia/o dell’adottante, realizzando il pieno inserimento nel suo ambiente familiare (cioè i legami di parentela dell’adottante si estendono all’adottata/o, i genitori ne diventano legalmente nonni, fratelli e sorelle ne diventano zii e zie e così via).

I partiti di sinistra sono il riferimento della lotta alle discriminazioni e hanno raccolto il tema, ma senza adeguata considerazione di tutte le implicazioni, secondo noi.

2.       Chi nasce da surrogazione di maternità è privato delle cure materne e non viene allattato ma subito consegnato ai committenti perché si vuole spezzare l’attaccamento che già sussiste con la puerpera, a prescindere dal legame genetico. Questo è un danno. Crescendo gli sarà negato di conoscere la sua origine materna, deliberatamente scomposta tra produttrice di ovulo ignota e gestante, che non sarà sufficiente vedere talvolta su skype. Questo è un altro danno. 

Si tratta di danni programmati, non di vicende sfortunate.

3.       La donna che si presta alla surrogazione di maternità mette a rischio la sua salute fisica e mentale, perché deve condurre la gravidanza di un feto a lei estraneo geneticamente, con manovre impattanti e intrusive per sostituire la sua fisiologia a vantaggio della gravidanza per altri; e deve operare una scissione tra sé e sé per non sentire come proprio ciò che accade al suo corpo, cioè deve approdare a uno stato psicologico che nelle gravidanze comuni è patologico.

4.       La donna che cede i suoi ovociti si sottopone a stimolazione ovarica per una iperproduzione di gameti, metodica che comporta rischi per la sua salute.

5.       All’argomento secondo cui ogni persona adulta ha facoltà di scegliere i rischi da correre per arrivare a un suo obiettivo, opponiamo che l’obiettivo da raggiungere non è di colei che rischia ma dei committenti, e che lei ha solo bisogno di denaro. 

6.       Non concordiamo con la visione meccanica della donna, dal corpo disgregato in pezzi e separato dalla personalità. Non concordiamo neppure con lo spacchettamento della ratio delle norme: nel dibattito attuale molti ripetono che non è in discussione la legittimità della surrogazione di maternità ma solo la doppia filiazione a tutela dei nati. Ma si tratta di nati da surrogazione! Si dice anche che non è in discussione il diritto alla genitorialità. Ma ciò che si chiede è di trascrivere la genitorialità intenzionale come se fosse quella naturale! In gioco secondo noi ci sono proprio la legittimità della surrogazione di maternità e il diritto alla genitorialità, entrambi contestabili invece.

La Convenzione di Oviedo del Consiglio di Europa all’articolo 21 dispone il «Divieto del profitto - Il corpo umano e le sue parti non debbono essere, in quanto tali, fonte di profitto». 

La Corte di Cassazione nella sentenza 38162/2022 pubblicata il 30/12/2022 dichiara che «nella gestazione per altri non ci sono soltanto i desideri di genitorialità, le aspirazioni e i progetti della coppia committente. Ci sono persone concrete. Ci sono donne usate come strumento per funzioni riproduttive, con i loro diritti inalienabili annullati o sospesi dentro procedure contrattuali. Ci sono bambini esposti a una pratica che determina incertezze sul loro status e, quindi, sulla loro identità nella società».

Ancora prima del rinvio ai codici, è il senso umano dell’inviolabilità delle persone a ribellarsi contro la riduzione delle donne a materie prime e della prole a ordinativo. L’inviolabilità della donna e l’inviolabilità del/la neonata/o è l’inviolabilità di tutti, senza la quale non c’è differenza tra persone e cose.

Per questo ti scriviamo. Nella surrogazione di maternità la donna si consegna alla committenza e non può decidere neppure se interrompere la gravidanza o quali farmaci assumere. La surrogazione di maternità si fonda su premesse (il contratto e la riduzione della donna a contenitore di materiale biologico altrui) che, se accettate collettivamente, mettono a rischio la possibilità per ogni donna di decidere liberamente su questioni riproduttive e rappresentano la base filosofica per ogni recriminazione degli uomini sui figli in senso proprietario. Siamo femministe, quindi non ammettiamo un contratto che implica la rinuncia di una donna al controllo sul proprio corpo. Inoltre, usando le parole di Stefano Rodotà, aborriamo che i ricchi comprino la vita dei poveri, come ci aspettiamo che lo aborrisca chiunque si collochi politicamente a sinistra. 

Chiediamo a te che guidi il principale partito dell’opposizione di prendere una posizione netta contro la surrogazione di maternità e non consentire che si faccia propaganda tramite i bambini a favore dell’uso coloniale e classista della fisiologia degli esseri umani. Non lasciare questo tema alla destra, che lo distorce per piegarlo a un progetto di riaffermazione della famiglia tradizionale istituzionalizzata e obbligatoria, e non lasciare che la sinistra diventi complice di nuove forme di sfruttamento dell’umano. Ti chiediamo anche di proporre sistemi che disincentivino il ricorso alla surrogazione di maternità all’estero. 

I bambini e le bambine nate da surrogazione di maternità hanno adeguata protezione dall’adozione in casi speciali. L’infanzia abbandonata, d’altro canto, dovrebbe trovare accoglienza presso aspiranti genitori singoli o in coppie anche dello stesso sesso e auspichiamo una riforma in questo senso.

Per ultimo ti diciamo che alle femministe come noi, dissidenti dal pensiero unico, è difficile esprimersi in contesti pubblici, perché ci sono vessazioni organizzate, campagne di diffamazione, convenzioni ad escludere dalla discussione. Come ha detto Rosa Luxemburg, «la libertà è sempre la libertà di chi pensa diversamente». Hai parlato tante volte delle idee plurali che devono animare l’alternativa. Ti chiediamo un segnale contro la censura, un incontro a più voci su questi temi sarebbe una svolta promettente. 


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