Nuovo NO della Cassazione alla registrazione dei “due padri” da utero in affitto

Le sentenze vanno lette con attenzione perché il diavolo, per così dire, si nasconde nei dettagli. Ma nessun dubbio sul fatto che la Cassazione a Sezioni Unite con la sentenza 38162 depositata ieri torna a respingere la richiesta di registrazione integrale e automatica degli atti di nascita dei bambini nati all’estero da utero in affitto, consentendo all’anagrafe unicamente l’indicazione del genitore biologico.

La domanda era molto semplice. In breve: l’atto di nascita realizzato in Canada di un bambino nato da maternità surrogata per iniziativa di due uomini va trascritto integralmente, indicando oltre al padre biologico anche il cosiddetto “padre intenzionale”? La risposta della Cassazione è altrettanto semplice (NO), in linea con un’altra sentenza della Cassazione nel 2019.

Quanto al/alla partner che ha condiviso il progetto -e il contratto- di ricorrere a gestazione per altri e non è genitore biologico, la sola strada possibile per essere riconosciuto/a a sua volta come genitore resta la richiesta al tribunale dei minori (istituto dell’adozione in casi particolari).

Inoltre, in linea con la legge 40 e con tutte le successive sentenze, la pronuncia di ieri ribadisce più volte la condanna della maternità surrogata intesa come elevato disvalore e come pratica che “offende in modo intollerabile la dignità della donna e mina nel profondo le relazioni umane”.

Una seria battuta d’arresto per le rivendicazioni dei “surrogatori”.

Come detto, la strada dell’adozione in casi particolari era già stata indicata dalla sentenza 12193/19 della Cassazione a Sezioni Unite, e viene pertanto ribadita. Prima importante conseguenza è che tutte le anagrafi che con decisione autonoma stanno procedendo alla registrazione integrale e automatica di questi atti di nascita realizzati all’estero -per esempio quella del Comune di Milano- dovranno immediatamente sospendere dette registrazioni, peraltro già in contrasto con quanto disposto dalle norme in materia di ordine pubblico e da successive pronunce: l’esposto contro il sindaco di Milano Beppe Sala recentemente depositato della Rete per l’Inviolabilità del Corpo Femminile trova dunque ulteriori ragioni nella sentenza di ieri.

Ci aspettiamo che il sindaco ne tragga le inevitabili conseguenze.

Vero è che nel 2021 la Corte Costituzionale ha ritenuto lo strumento dell’adozione in casi particolari non del tutto adeguato e ha indicato la necessità che il Parlamento legiferi sulla questione di questi atti di nascita, bilanciando la finalità di disincentivare il ricorso a utero in affitto con l’interesse del minore alla continuità affettiva. La nuova sentenza si allinea a questa impostazione. Ma allo stato attuale il Parlamento non ha ancora legiferato e nel frattempo l’istituto dell’adozione in casi particolari è stato riformato (Corte Costituzionale 79/22) e reso pienamente legittimante, quindi adeguato.

Più problematico il passaggio della sentenza dove si sostiene che in nome dell’interesse del minore il giudice potrebbe dare il suo assenso all’adozione da parte del partner del genitore biologico anche se il genitore biologico fosse in disaccordo: un frangente delicato, che riguarderebbe probabilmente un numero davvero esiguo di casi e che potrebbe comunque ingenerare una pioggia di ricorsi.

Resta il fatto che la sentenza di ieri, che ha molto deluso i legali arcobaleno -ed è oggetto di alcune interpretazioni di stampa a dire poco fantasiose e che tendono a minimizzare la sconfitta, come questa del Corriere della Seraribadisce in modo inequivoco la condanna dell’utero in affitto e torna a negare la possibilità di trascrivere in automatico detti atti di nascita, diniego che continua a costituire un forte disincentivo al ricorso a questa pratica.

Nell’attesa che il Parlamento legiferi, se intenderà farlo, regolando la questione degli atti di nascita ed eventualmente considerando la possibilità di perseguire il ricorso a surrogata come reato anche qualora realizzato all’estero.

Marina Terragni

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