A Monteverde, quartiere residenziale di Roma oltre il Tevere, c’è una bambina di cinque anni, oramai nota come Stella, che secondo i giudici del tribunale civile deve essere prelevata dalla casa in cui è sempre vissuta per essere trasferita in comunità in modo da essere “riprogrammata”. Cielo, e che cosa ha fatto questo piccolo angelo per meritarsi una punizione degna di “1984”? Niente, semplicemente rifiuta di stare con il padre (separato e attualmente a giudizio per lesioni nei confronti della madre e indagato per stalking) e in questo modo “disattende” gli ordini dei magistrati.
Ma si dà il caso che, a fianco di Stella, non ci siano soltanto la madre, l’avvocata della madre, i nonni, gli amichetti: ci sono tutti i condomini del palazzo dove abita. Condomini che l’hanno protetta al primo tentativo di prelievo, a marzo, quando la bimba si era legata con lo scotch alle gambe del tavolo (vedi foto in apertura) per non essere presa. Poi hanno evitato che andasse a segno un secondo tentativo; hanno scritto al Presidente Mattarella e ieri hanno rotto gli indugi e hanno scritto direttamente alla persona che più di ogni altra tiene in mano i destini della bambina: la tutrice, avvocata Violetta Dosi.
Scrivono i condomini: “Perché ha chiesto di fare intrusione con abbattimento ostacoli a mezzo della forza pubblica contro
un minore?!! Umanamente ma anche per legge non ci sembra stia curando gli interessi della piccola né della madre né della comunità che tutta inorridisce di fronte a questo”. Sì, perché l’altro giorno in udienza, l’11 luglio, la tutrice ha chiesto l’autorizzazione ad abbattere la porta se la madre non apre.
Abbiamo già visto prelevamenti brutali di altri bambini, portati via da scuola sotto gli occhi allibiti dei compagni, sottratti dopo aver distratto la madre con una scusa, afferrati per mani e piedi come fossero criminali. E contro questi metodi si sono espressi la Corte di Cassazione, il Libro Bianco sulla violenza contro le donne, e varie sentenze di tribunale. Contro questi metodi, richiamando il “superiore interesse del minore” hanno dichiarato la Garante nazionale per l’Infanzia, Marina Terragni, la ministra Eugenia Roccella e uno schieramento bipartisan sia politico (l’assessora comunale Monica Lucarelli, Pd, e la consigliera regionale Chiara Iannarelli, FdI) che mediatico (dall’Avvenire, a Repubblica, il Sole, il Corriere, la Verità).
Come si è arrivati all’assurdità di proporre che si abbatta la porta di casa se una bambina resiste agli incontri con il padre? Con un crescendo di atti giudiziari che rispecchiano alla perfezione la risposta distratta, indifferente, quando non la si volesse considerare prevaricatrice, delle istituzioni al capitolo irrisolto della violenza contro le donne:
“Lei non ha mai tenuto conto delle denunce penali e di quello che Stella ha visto e vissuto -scrivono i condomini -. Dispiace poi che lei stia considerando esclusivamente le dichiarazioni di un padre che è stato aggressivo, aggressività che lei derubrica a semplice conflitto senza soffermarsi prudentemente a considerare i racconti che la bambina ha reso a molte persone, medici compresi. Lei non dovrebbe essere la tutrice di Stella? Ha parlato con Stella di tutto ciò? O ha solo letto il parere di una psicologa e ascoltato il padre che in ogni caso è stato rinviato a giudizio?”.
I condomini sono quasi chirurgici nel ripercorrere il caso. In effetti, la citazione della psicologa è quanto mai appropriata. E’ stata una perizia psicologica a suggerire di affidare la bambina a un padre che in quel momento era stato denunciato per la seconda volta (la prima denuncia è stata archiviata). Si tratta di un episodio del settembre 2023, di un cancello sbattuto addosso alla madre al colmo di una discussione (questi episodi sono definiti “zuffe” da certi giudici) che richiese una corsa al pronto soccorso del San Carlo di Nelly con diagnosi di “dorsalgia postraumatica” e 5 giorni di prognosi.
Dopo l’episodio, la signora ha infatti presentato denuncia al commissariato di Ps di Monteverde il 3 ottobre 2023 e un esposto in procura il 24 novembre. Nel frattempo, il giudice civile aveva incaricato la psicologa di un supplemento di perizia con un quesito che chiedeva di controllare “eventuali condotte ostative” da parte di entrambi i genitori ma guarda caso la risposta, datata febbraio 2024, ha rilevato solo le presunte difficoltà della madre (usiamo la presunzione perché lo psicologo non è il giudice) e non ha indagato gli effetti dei comportamenti del padre che per quel gesto è ora a processo.
Ed è proprio in base alle considerazioni del tecnico che i magistrati hanno deciso sia l’allontanamento di Stella dalla madre e il trasferimento in casa-famiglia sia l’aggiunta successiva dell’uso della forza pubblica “con la specifica finalità di impedire l’interferenza di soggetti terzi” vista la resistenza di Stella a lasciarsi portare via.
Ora si aspetta un’ulteriore decisione, che arriverà a giorni. La presidente del collegio ha suggerito la possibilità di affidare la bambina agli zii o ai nonni. Il padre e la tutrice si sono opposti. Ma spetta ai magistrati decidere: non al padre, non alla tutrice, non ai consulenti tecnici. I magistrati diano una raddrizzata a questa storia.
Daria Lucca
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