Ancora una volta il concertone di Capodanno a Milano è stato occasione per una gang di ragazzi nordafricani di seconda generazione per aggredire sessualmente ragazze -in questo caso 4 giovani belghe in vacanza- molestate e palpeggiate per 10 lunghissimi minuti nell’indifferenza generale. Le ragazze sono state salvate da un uomo la cui moglie stava subendo lo stesso trattamento.

E’ la replica del San Silvestro 2021, sempre a Milano, quando 9 ragazze vennero aggredite da gruppi di giovani nordafricani. Ma il precedente più noto è il Capodanno 2015 a Colonia, decine di donne molestate e perfino stuprate da bande di uomini di origine nordafricana.
Il recente episodio milanese è stato sostanzialmente silenziato dai media mainstream: la logica è sempre la stessa, nascondere e minimizzare per non scatenare allarme sociale e per non offrire argomenti alla destra anti-immigrazione. Ma è anche argomento del femminismo intersezionale, contro le donne bianche privilegiate che denunciano uomini poveri e svantaggiati). Logica misogina (quello che capita alle donne è secondario) e anche fallimentare, come si è già visto in Svezia e in Germania dove l’occultamento di episodi come questi non ha impedito la trionfante avanzata delle formazioni di estrema destra.
Un altro argomento reiterato in queste occasioni è che anche gli italiani sono violenti contro le donne, e che i luoghi di maggiore pericolo sono le famiglie e le relazioni “affettive”: evidenza innegabile che tuttavia non funziona come prova dell’inesistenza del problema ormai cronicizzato delle molestie sessuali in piazza a opera di giovani immigrati nordafricani di prima e seconda generazione.
Questa orrenda pratica ha un nome, “Taharrush gamea” (“molestia collettiva” in arabo), può arrivare fino allo stupro ed è totalmente ritualizzata: un primo cerchio di uomini isola le vittime, un secondo cerchio attende il proprio turno per agire, un terzo cerchio passa immediatamente all’azione violenta. Scopo del rito è ricondurre le donne alla modestia e alla sottomissione punendo i loro atteggiamenti troppo liberi e affermare la propria identità contro usi e costumi occidentali (durante il Capodanno milanese sono stati anche gridati insulti contro l’Italia).
Un predicatore salafita ha teorizzato in tv la necessità di estendere la pratica contro le donne occidentali definite “demoni” e “crociate (cristiane) senza vergogna”, sostenendo che sono loro stesse con i loro atteggiamenti a chiamare lo stupro.
Il rito ha avuto origine in piazza Tahir al Cairo a opera delle forze dell’ordine durante la primavera egiziana del 2011, centinaia di donne sottoposte ad aggressioni e violenze, ma già nel 2005 si erano verificati episodi di molestie organizzate. In molti casi le donne aggredite sono state costrette a sottoporsi a “test di verginità”. Successivamente la pratica è stata adottata e replicata da cittadini senza divisa. Dal 2012 gli episodi si sono moltiplicati, soprattutto in occasione delle celebrazioni religiose. I fatti sono venuti alla luce anche grazie alla testimonianza della giornalista sudafricana CBS Lara Logan, lei stessa vittima di Taharrush gamea nel corso dei suoi reportage da piazza Tahir e fortunosamente salvata da gruppi di donne . Una giornalista olandese –stavolta l’episodio è stato filmato- ha subito lo stesso trattamento, brutalmente stuprata. Il femminismo egiziano lotta da anni contro il Taharrush gamea.
Il Taharrush Gamea è stato sucessivamente esportato in Europa e praticato nel corso di celebrazioni e feste di piazza. Istituzioni tedesche, come il ministero dell’Interno della Renania-Vestfalia, lo hanno nominato e riconosciuto come specifico reato. Secondo il rapporto tedesco gli autori dei reati sono “quasi esclusivamente” di origine “nordafricana e araba”. Il quotidiano tedesco Die Welt ha descritto il fenomeno.
Anche l’Italia dovrebbe perseguire il Taharrush Gamea riconoscendone l’esistenza e la specificità, quanto meno come aggravante del reato di molestie e violenza sessuale. Alle donne andrebbe assicurata adeguata protezione contro questi assalti nel corso di eventi pubblici come il Capodanno: se non si è in grado di farlo, meglio rinunciare.
Ma la vergogna più grande è quella del silenzio. Denunciare il Taharrush Gamea!
Perseguirlo nell’ambito del codice rosso antiviolenza!
Punire severamente chi lo pratica!
MARINA TERRAGNI
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