Lei è Giorgia

Utero in affitto, identità di genere, maternità: su molti temi le posizioni della leader che oggi guarda alla premiership coincidono con quelle del femminismo, snobbate dalla sinistra. Che fare di fronte a questa sfida? Il movimento delle donne può dialogare con la destra?
Condividi questo articolo

Giorgia Meloni potrebbe diventare la prima donna premier nel nostro Paese.

Lei non nasconde più la sua ambizione e se di qui alla prossima primavera saprà fare le cose giuste -meglio: se non farà cose sbagliate- e se riuscirà a scampare alle raffiche del fuoco amico, non meno intenso e insidioso di quello nemico, potrà raggiungere il suo obiettivo, dovendo ringraziare solo se stessa oltre agli errori dei suoi avversari: nessuno l'ha cooptata -vedere qui- non ha capibastone a cui rendere conto, ha fatto tutto da sola, con intelligenza e determinazione.

Le variabili sono molte, a cominciare dalla possibilità che il centrodestra stavolta non si presenti compatto alle elezioni. Peseranno anche l'evoluzione della situazione ucraina e perfino il risultato delle elezioni di midterm a novembre negli Stati Uniti, che potrebbero vedere l'amministrazione Biden in serie difficoltà: i repubblicani americani guardano a Meloni con interesse e apprezzamento Ma la strada è ormai delineata e la Conferenza Programmatica di Fratelli d'Italia, non a caso organizzata a Milano e aperta a contributi "esterni", ha dato il via formalmente alla partita.

Per quanto Carla Lonzi sia stata molto netta contro "il marxismo" che "ci ha vendute alla rivoluzione ipotetica", e per quanto la dialettica movimento delle donne e sinistra sia da sempre piuttosto complessa, non può esserci dubbio sul fatto che storicamente il femminismo si radichi in una sinistra che per prima ha assunto la cosiddetta "questione femminile", aprendo all'inclusione delle donne in politica e nei partiti, compresi i partiti di destra: il femminismo ha tracciato la strada anche per loro.

Da tempo, tuttavia, la sinistra ha interrotto la sua interlocuzione con il femminismo -in particolare con il femminismo gender critical- scaricando le donne come soggetti ormai vecchi e obsoleti in favore di nuovi e postmoderni clientes nell’orizzonte della fluidità sessuale, procedendo a inclusioni più up to date: ormai nelle istituzioni gli uffici pari opportunità sono prevalentemente dedicati ai diritti Lgbtq.

Porte chiuse, insofferenza, rifiuto di dialogo su tutti i temi sensibili, dal ddl Zan che il PD nei giorni scorsi ha ripresentato tale e quale al Senato, all'utero in affitto: che con poche eccezioni -Stefano Fassina, Valeria Valente, il sindaco di Bergamo Giorgio Gori- è ritenuto una pratica accettabile, nonostante a suo tempo fossimo faticosamente riuscite a estorcere il no dell'ex-segretario PD Zingaretti, e anche quello di Roberto Gualtieri, attuale sindaco di Roma, che poi in perfetta coerenza ha nominato come responsabile ai diritti The Queen of Gender Marilena Grassadonia, presidente onoraria di Famiglie Arcobaleno.

Ma anche su temi non-sensibili -in verità sensibilissimi- come la guerra alla maternità che spiega in gran parte la nostra formidabile denatalità, da tempo l'attenzione della sinistra è scarsa, intermittente e male impostata.

E' stato un colpo al cuore sentire Giorgia Meloni affermare che "Il vero obiettivo dell'ideologia gender non è quello tanto decantato della lotta alle discriminazioni e neanche il superamento della differenza tra maschio e femmina. Il vero obiettivo non dichiarato è la scomparsa della donna in quanto madre. Lo ha spiegato con una straordinaria lucidità e potenza Eugenia Roccella - ha aggiunto - che mi ha aperto la mente su qualcosa che non avevo perfettamente focalizzato. L'individuo indifferenziale al quale si tende con la teoria gender non è così indifferenziale, è maschio. L'uomo può essere tutto oggi: padre, madre, maschile, femminile, le parole più censurate dal politicamente corretto sono donna e madre. E' l'identità femminile ad essere sotto assedio perché si vuole distruggere la straordinaria forza simbolica della maternità".

E ancora: vederla prendere posizione a sostegno della docente britannica Kathleen Stock -del cui caso abbiamo scritto più volte-"femminista e lesbica che è stata costretta a lasciare la sua cattedra nell'università del Sussex" a causa delle persecuzioni da parte dei transattivisti. "Le prime vittime dell'ideologia gender sono le donne, di qualunque orientamento sessuale. Possibile che il pensiero unico non lo capisca?".

Vi risulta una dichiarazione del genere da parte da una-un parlamentare della sinistra?

E vederla firmare una proposta di legge sull'utero in affitto -potrebbe essere calendarizzata a breve alla Camera- che coincide con la nostra richiesta di renderlo reato universale -proposta che PD e Leu hanno respinto.

Siamo anche certe che su molte altre questioni -a cominciare dalla tragedia delle bambine e dei bambini gender nonconforming sottoposti a terapie ormonali precoci, scandalo medico senza precedenti- Meloni sosterrebbe la nostra battaglia.

Che fare, quindi?

Che posizione assumere a fronte dell'irresistibile ascesa di quella che la buona parte di noi considera un'avversaria politica ma che su un nutrito pacchetto di temi -quelli che, in sostanza, delineano il progetto transumano- potrebbe promuovere e sostenere interamente la nostra agenda da una posizione di considerevole forza -mai così tanta per una donna nelle istituzioni?

Domande che non possono essere ulteriormente rinviate. Insieme a un'altra: chi voteremo alle prossime elezioni politiche? Con quali forze abbiamo la possibilità di interloquire efficacemente, contribuendo a comporre l'agenda?

Per quelle fra noi -non tante, ma ci sono- che sostengono la destra, non può esserci dubbio: la sfida di Giorgia va sostenuta. Ma le altre? Potranno continuare, in coerenza con le proprie vite, a supportare una sinistra che le ha letteralmente cancellate?

Io qui comincio a dire la mia speranza e il mio auspicio: che quelle che fra noi -che condividiamo questi obiettivi- lo desiderano, possano liberamente candidarsi in tutte le forze dell'arco parlamentare, creando una rete informale efficace. Non possiamo più permetterci di non avere interlocutrici all'interno delle istituzioni rappresentative. La sfida è difficilissima, comporta che noi troviamo la forza per contrattare con i partiti alcune posizioni e poi per sostenerle. Ma più di una volta siamo state capaci di affrontare sfide apparentemente impossibili, ed è bene attrezzarsi per provarci.

Per quanto riguarda Giorgia: se saprà vincere la sua sfida politica, tenersi aperte al dialogo e provare a "impigliarla" nella rete. Come stiamo vedendo, su tante questioni non ci sarà nessuna fatica da fare.

Marina Terragni


Buona parte delle notizie pubblicate da Feminist Post non le leggerai altrove. Per questo è importante sostenerci, anche con un piccolo contributo: Feminist Post è prodotto unicamente grazie a lavoro volontario di molte e non gode di alcun finanziamento.
Se pensi che il nostro lavoro possa essere utile per la tua vita, saremo grate anche del più piccolo contributo.

Puoi darci il tuo contributo cliccando qui: Patreon - Feminist Post
Potrebbe interessarti anche
20 Maggio 2024
Perché l'Italia non ha firmato la dichiarazione UE sui diritti LGBTIQ (ne ha firmato un'altra però)
Passata sotto silenzio la dichiarazione contro l’omolesbobitransfobia sottoscritta in Europa da tutti gli stati membri. Grande clamore mediatico invece su una seconda dichiarazione non firmata dall’Italia perché fortemente sbilanciata sull’identità di genere sul modello del fu-ddl Zan: ecco tutti i punti critici
Qualche giorno fa in occasione della Giornata Internazionale contro l'omofobia, la bifobia e la transfobia (IDAHOT) in Europa è passata all'unanimità -Italia compresa, quindi- la seguente risoluzione: 1498th Meeting of the Committee of Ministers (7 May 2024) - EU Statement ahead of the International Day Against Homophobia, Biphobia and Transphobia on 17 May07.05.2024 Press and information team of the Delegation to the COUNCIL OF EUROPE in StrasbourgI have the honour to speak on behalf of the European Union and its […]
Leggi ora
16 Maggio 2024
UK: a scuola non si parlerà più di identità di genere
Nuovo giro di vite del governo Sunak dopo il rapporto Cass che mette in guardia anche sui rischi della transizione sociale dei minori, la cosiddetta "identità alias" che è già stata adottata anche da molte scuole italiane: in classe non si insegnerà più che si può cambiare sesso e l'educazione sessuale sarà calibrata in base all'età. E mai senza il consenso dei genitori
Dopo anni e anni che i transattivisti di associazioni come Stonewall e Mermaids fanno il bello e il cattivo tempo con i loro corsi di educazione sessuale nelle scuole inglesi di ogni ordine e grado, il governo di Rishi Sunak annuncia oggi con la ministra dell’Istruzione Gillian Keegan nuove linee guida obbligatorie per scolari e studenti su questi temi. In classe non si insegnerà più che si può cambiare la propria identità di genere, come è stato fino ad ora […]
Leggi ora
14 Maggio 2024
Da Gaza alle sale parto occidentali, Judith Butler vede fascisti dappertutto
Fasciste, ovviamente, anche noi femministe gender critical, "alleate della destra e del Vaticano". L'intellettuale californiana, rinunciando a ogni sottigliezza filosofica, compila un'agenda politica che coincide con la piattaforma degli universitari in lotta. E auspica un'alleanza tra trans, antifa, movimento pro-Pal, senza casa, persone nere, migranti e anche donne -intese come una delle tante minoranze- per edificare "una democrazia radicale ispirata agli ideali del socialismo". Un resoconto della tappa bolognese del suo trionfale tour europeo
Forse oggi si potrebbe parlare di "Agenda Butler": la sua piattaforma coincide perfettamente con la piattaforma di lotta delle-degli studenti in tutto l'Occidente, con poche certezze sul fatto se sia nato prima l'uovo o la gallina. Certo Judith Butler è a tutti gli effetti la madre delle Gender Theory a cui queste/i studenti (comunque una minoranza) aderiscono con entusiasmo; a loro volta queste/i studenti con le loro mobilitazioni sono fonte di ispirazione per Butler, le loro piattaforme sono anche una […]
Leggi ora
12 Maggio 2024
La festa della non-mamma
La maternità naturale è di destra, quella biotech è di sinistra perché pensata come un diritto e non subita come destino: la diatriba su questo tema tra femminismo radicale e transfemminismo si potrebbe sintetizzare in questo modo. E' tutt'altro che nuova ma si è radicalizzata. Anche perché il contesto è molto cambiato: un conto è il baby boom, un altro le nascite al minimo storico
L'altro giorno alla ministra Eugenia Roccella è stato impedito di dire quello che aveva da dire, giusto o sbagliato che fosse, agli Stati Generali della Natalità. Gli studenti che la contestavano hanno potuto esprimere le proprie istanze -una loro delegata è salita sul palco, e ha infilato anche Gaza nel suo discorso, giusto o sbagliato che fosse- ma questo evidentemente non è bastato perché alla ministra è stato comunque impedito di intervenire. Forse sbaglio, ma se io fossi convinta del […]
Leggi ora
6 Maggio 2024
La chirurgia trans aumenta il rischio-suicidio
Un recentissimo studio su 90 milioni di pazienti dimostra che le persone trans operate corrono "un rischio significativamente più elevato di suicidio, morte, autolesionismo e disturbo da stress post-traumatico" e necessitano di un supporto psichiatrico. Quindi il coronamento del lungo e faticoso percorso di transizione con la chirurgia "affermativa" non assicura il raggiungimento del benessere sperato
"La chirurgia per l’affermazione di genere è associata a un rischio significativamente più elevato di suicidio, morte, suicidio/autolesionismo e disturbo da stress post-traumatico rispetto ai gruppi di controllo in questo database del mondo reale. Poiché il suicidio è una delle cause di morte più comuni tra gli adolescenti e gli individui di mezza età, è chiaro che dobbiamo lavorare per prevenire questi esiti sfortunati. Ciò rafforza ulteriormente la necessità di un’assistenza psichiatrica completa negli anni che seguono la chirurgia per […]
Leggi ora
5 Maggio 2024
Saman: la "loro cultura" come attenuante
Il matrimonio della ragazza era «combinato e non forzato» e nel giudizio «bisogna tenere conto anche della cultura del reo»: le motivazioni della sentenza (firmata da giudici donne) per il brutale assassinio della giovane pakistana lasciano sconcertate. Così come l'autosessismo della madre che sarebbe l'esecutrice materiale del delitto. Di questo passo, secondo le proiezioni Unicef, la bambine continueranno a essere vendute a uomini almeno per i prossimi 300 anni
Nella foto, un manifesto con il volto di Saman composto dalle foto di tante donne vittime della violenza maschile. La storia di Saman Abbas è una ferita aperta. Uccisa dalla sua famiglia tre anni fa, il corpo occultato ritrovato a più di un anno dalla morte. All’inizio di quest’anno il funerale, con grande partecipazione della gente comune. Pochi giorni fa sono arrivate le motivazioni della sentenza del processo in primo grado alla famiglia di Saman del dicembre scorso: ergastolo ai […]
Leggi ora