Leggiamo che si starebbe discutendo una candidatura al prestigioso Nobel della Pace per Porpora Marcasciano, presidente del Movimento Identità Trans.
Secondo Quotidiano Nazionale esisterebbe una proposta in questo senso “su cui sta lavorando un’ampia rete di accademici, difensori dei diritti umani e soprattutto una famosissima università che, da quanto filtra, dovrebbe essere la francese Sorbona”.
Marcasciano, già premiata da Amnesty International come attivista per i diritti e inserita dall’Onu nell’elenco delle sette persone trans più influenti al mondo, non si sbilancia. «Per me sarebbe un grande passo già ottenere la candidatura». Sapremo entro marzo, quando ci sarà l’ufficializzazione delle candidature, se la cosa è destinata ad andare avanti. Il profilo Wikipedia intanto è già stato aggiornato, e dà Marcasciano come “nominata” al Nobel per la Pace.
La titolarità di chiunque sia di proporre candidature, sia di accettarle non è in discussione. Ma la pace non sembra essere una specialità di Marcasciano. Vediamo…

Il 19 novembre del 2018 a Bologna, alla conclusione della presentazione del libro “Stupro a pagamento” di Rachel Moran a Palazzo D’Accursio, evento organizzato da Giovanna Camertoni, Daniela Danna, Ilaria Baldini, Michelangela Barba, Monica Ricci Sargentini, Caterina Bini, Nicola Piran e Julie Bindel, Marcasciano si avvicinò piuttosto minacciosamente alle manifestanti per contestare l’iniziativa: la scena davvero poco edificante e per nulla pacifica è stata filmata e potete vederla qui. Perché per Marcasciano sex work is work, un lavoro come un altro, e non si doveva dare spazio al racconto di una ex donna prostituita che la vedeva molto diversamente, raccontando un’esperienza di violenza, sfruttamento e abusi. Che qualcuna la veda diversamente non è ammesso, e come si sa il no debate è un dogma queer.
Ne fece le spese in particolare Cristina Gramolini, presidente di ArciLesbica. L’aspirante candidata Marcasciano, esponente della famosa minoranza perseguitata – fino a che non si tratta di dibattere con donne che non condividono il suo pensiero – si avvicinò a Gramolini intimandole di andarsene con toni tutt’altro che pacifici: «Vattene, vattene. Hai fatto un brutta fine». Non sappiamo a che cosa si riferisse ma non avendo argomenti più persuasivi chiuse il suo exploit con la sempreverde misoginia: «È inutile che ridi, perché sei brutta, sei brutta! Invece io sono favolosa!».
Seguì una polemica con l’assessora comunale alle Pari Opportunità Susanna Zaccaria che genuflettendosi al movimento LGBTQ scrisse che l’evento non aveva il patrocinio del comune di Bologna e che la prostituzione può anche essere volontaria. Yawn.
I tempi stanno cambiando. Oggi molti gay e molte lesbiche si stanno dissociando dalla prepotente T dell’LGB. È il caso di LGB Alliance in UK, di Gays Against Groomers e di Lesbian United in Usa. In Italia c’è una proposta di Giovanni Dall’Orto: “Un movimento LGB per il realismo. Proviamoci”.
Anche il woke pare avere i giorni contati. Qualche giorno fa l’Ordine esecutivo (EO) di Trump Defending Women from Gender Ideology Extremism and Restoring Biological Truth to the Federal Government, scritto dalla giurista May Milman, ex direttrice dell’Independent Women’s Law Center e oggi Deputy Assistant di Trump, ha ripristinato la verità biologica dei due sessi: maschio e femmina, uomo e donna. La realtà materiale esiste. La premessa dice che gli ideologi che negano la realtà del sesso hanno usato mezzi coercitivi per permettere agli uomini di accedere a spazi intimi single sex, e questo è sbagliato perché priva le donne di dignità, sicurezza e benessere. In più, si dice, basare la politica federale sulla verità è fondamentale per la ricerca scientifica, la sicurezza pubblica, il morale e la fiducia nel governo stesso.
Il riverbero di quell’atto si farà presto sentire anche da queste parti. Nel mirino la solidità del concetto di identità di genere e tutto quel che ne consegue. L’EO potrebbe costringere alcuni stati a trincerarsi dietro posizioni contrarie oppure influenzare i governi conservatori a fare politiche simili a quelle americane.
Una cosa è certa: data la nettezza della posizione USA sarà l’Europa il prossimo campo di contrattacco e di battaglia.
Nina Wess
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