La nuova proposta PD sui bambini nati da utero in affitto è sbagliata: ecco perché
L’idea è un percorso agevolato "premiante"-solo 4 mesi- per l’adozione dei bambini nati da gestazione per altri: un quasi-automatismo che anziché contrastarlo incoraggerebbe il ricorso alla pratica. Inoltre si fa una differenza tra questa tipologia di adottanti -i clienti di Gpa- e tutti gli altri per i quali la tempistica non cambierebbe. Ma la Costituzione ci vuole uguali davanti alla legge

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Il PD ha depositato al Senato -primo firmatario il cattodem Alfredo Bazoli, vicepresidente vicario del gruppo Pd- una proposta di legge che prevede una “adozione speciale” cosiddetta “affettiva” per i figli di coppie etero o omo nati da utero in affitto.

In sostanza si accetta la procedura dell’adozione in casi particolari dei nati da Gpa per il genitore “intenzionale”, ma si richiede di accelerarla per arrivare a sentenza entro 4 mesi.

Il tribunale, dunque, si legge nel testo, “verifica se la nascita del minore sia espressione di uno specifico e condiviso progetto genitoriale, seguito dalla cura e dal rapporto affettivo costanti, nonché che l’adozione realizzi il preminente interesse del medesimo”. La valutazione del caso verrebbe affidata a psicologi, assistenti sociali, pedagogisti o psichiatri infantili: la loro relazione dovrebbe essere depositata entro due mesi. Inoltre il Tribunale può emettere entro un mese i provvedimenti provvisori opportuni per il minore “ivi inclusi quelli relativi all’esercizio provvisorio della potestà genitoriale da parte dell’adottante”. La sentenza, come detto, dovrebbe arrivare entro e non oltre 4 mesi.

La proposta -sottoscritta da 22 senatori dem su 37, tra cui Graziano Delrio e Alessandro Alfieri, Valeria Valente, Andrea Martella, Sandra Zampa e Walter Verini, mentre manca l’adesione di esponenti “schleiniani”- nasce senza dubbio da una buona volontà mediatoria tra una maggioranza che si accinge ad approvare anche al Senato la proposta di legge sull’utero in affitto “reato universale” e una sinistra che punta alla trascrizione automatica e integrale degli atti di nascita di questi bambini.

Si tratta però di una proposta che presenta molte criticità. Infatti:

1. discrimina tra i “figli di Gpa” e gli altri bambini per i quali si ricorra alla procedura dell’adozione in casi particolari: il caso più frequente e probabilmente maggioritario quello dei figli di madri single che intendano fare adottare la bambina o il bambino al loro nuovo compagno. Non è chiaro infatti per quale ragione, in violazione dell’art. 3 della Costituzione che ci vuole uguali davanti alla legge, chi ha fatto ricorso a utero in affitto peraltro violando la legge dovrebbe godere di un percorso agevolato rispetto ad altre a ad altri che accedano ad adozioni in casi particolari, non meno “affettive”. Si tratterebbe quindi di una riforma dell’istituto a vantaggio solo di una parte della cittadinanza e non di tutta, in una bizzarra logica “premiale”.

2. ogni richiesta di adozione costituisce un caso a sé e non è possibile predeterminare una tempistica standard uguale per tutti (in questo caso uguale solo per tutti i nati da utero in affitto). Al netto delle lungaggini burocratiche che affliggono ogni atto pubblico, i tempi della procedura -per i quali è possibile eventualmente stabilire un limite massimo, ma certamente non così stretto- sono a tutela del superiore interesse del minore da adottare e non della fretta di chi adotta, interesse del minore che merita tutte le obbligatorie verifiche e tutto il tempo necessario a metterle in atto. In ogni caso 4 mesi sono un tempo irragionevolmente breve e il processo adottivo si ridurrebbe quindi a una formalità burocratica.

3. la legge 40 e tutte le successive sentenze emesse in materia da Corte Costituzionale e Cassazione condannano senza tentennamenti l’utero in affitto: il ricorso alla pratica va quindi in ogni modo scoraggiato e i firmatari della proposta sono certamente di questo avviso. Ma proponendo una soluzione rapida, indolore e pressoché garantita -un quasi-automatismola legge finirebbe invece per incoraggiare il ricorso a Gpa, aumentando pertanto il numero delle bambine e dei bambini nati in questo modo (mentre alla legge sul reato universale, qualora approvata anche al Senato, seguirebbe inevitabilmente un crollo di queste nascite).

Per queste ragioni non condividiamo la proposta di legge PD, più funzionale a contrapporsi “ragionevolmente” alla legge sull’utero in affitto reato universale che a contrastare il ricorso a Gpa.

Ma il vero obiettivo resta questo.

Marina Terragni


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