28 Luglio 2022

I record rubati di Petrillo: “Ma vincevo anche da uomo”. È vero? Ecco i fact-checking

Mentre il Comitato Olimpico annuncia un cambio di rotta nelle linee guida sulla partecipazione di corpi maschili negli sport femminili, Valentina nata Fabrizio Petrillo ambisce a partecipare ai Giochi Paralimpici nella categoria femminile. A chi l’accusa di voler vincere facile risponde che vinceva anche prima della transizione. Ma non è così: ecco un’analisi dei tempi di Petrillo e di come sono valutati rispettivamente nella categoria maschile e in quella femminile
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Dopo le federazioni internazionali del nuoto, del ciclismo e di altri sport, anche il Comitato Olimpico fa marcia indietro sullo sport “inclusivo” dei corpi maschili negli sport femminili.

Francesco Ricci Bitti alla guida dell’ASOIF, l’associazione che riunisce le federazioni internazionali degli sport olimpici estivi, ha annunciato in una recente conferenza il bisogno di rivedere le attuali regole sulla partecipazione degli atleti transgender, soprattutto MtF, uomini che “si identificano come donne”.

Francesco Ricci Bitti ha detto: “Secondo l’approccio dei diritti umani le ‘donne transgender’ [gli atleti MtF] dovrebbero vivere una vita normale. Questo è assolutamente vero, ma forse non nel mondo dello sport professionistico d'élite”. Ha poi sottolineato che l'inclusione è un valore sociale, pertanto non dovrebbe essere il primo criterio da seguire nella composizione dei regolamenti sportivi: “Le regole di ammissibilità relative alle restrizioni dovrebbero essere prima di tutto basate sulla scienza e pensate per preservare l'equità nelle competizioni di alto livello. Credo che le linee guida più recenti siano troppo evasive e quindi dobbiamo migliorarle o altrimenti perderemo i livelli [di competitività]" (vedere qui).

Nel frattempo, in Italia l'atleta MtoF Valentina nata Fabrizio Petrillo continua a mietere vittorie nell’atletica femminile (vedere qui). Il mese scorso vi avevamo segnalato la sua partecipazione -come membro della nazionale italiana femminile- al World Para Athletics Grand Prix di Parigi, test importante in vista dei Giochi Paralimpici di Parigi 2024.

E Valentina non ha deluso le aspettative, portando a casa un oro sui 400 metri T13 e un nuovo record femminile italiano. Una settimana dopo, in una gara a Grosseto il 17 giugno, ha anche segnato un nuovo record sui 200 metri T13, migliorando un record che già deteneva (qui).

Insomma, quando corre Petrillo bisogna quasi sempre aggiornare i record italiani nelle varie distanze della corsa femminile paralimpica. Eppure “Valentina” nelle sue interviste ha sempre negato qualsiasi vantaggio dovuto all’essere nato uomo.

Oggi vi presentiamo un’analisi dei tempi di Petrillo in contesto, eseguita dallo statistico Marco Alciator. Alciator ha messo a confronto i tempi e i record di Petrillo con quelli di atleti uomini e atlete donne di livello internazionale, spiegando anche la diversa valutazione di prestazioni simili a seconda che si tratti di categoria maschile o femminile.

Dai dati emerge chiaramente una situazione di assoluta anomalia nel caso Petrillo, che con pressappoco gli stessi tempi di quando gareggiava come Fabrizio, passando alla categoria femminile ha iniziato a vincere anche nelle gare internazionali, un privilegio concesso solo ai corpi maschili che si identificano diversamente, ma non a quelli femminili che si identificano come “uomini”.


FACT-CHECKING: PETRILLO SUI 400 METRI

Valentina Petrillo, nato Fabrizio, atleta ipovedente classe 1973, dal gennaio 2019 (45 anni) ha intrapreso una «terapia ormonale» e dal 2020 partecipa alle gare femminili.

In una recente intervista a Fanpage ha dichiarato a proposito dei suoi risultati «Valentina non è che vince sempre, purtroppo» e «non è detto che un ex uomo sia avvantaggiato rispetto a una donna», ha parlato dei titoli ottenuti già nelle gare maschili e dei record che detiene, mentre un anno fa su Rai1 aveva fornito come prova di equità l’«aver perso 12 secondi sui 400 metri» e di sentirsi assolutamente alla pari con le atlete ai blocchi di partenza.

Per vederci più chiaro andiamo ad analizzare i tempi “pre-transizione” e i record nella categoria maschile sui 400 metri e successivamente i tempi “post-transizione” e record nella categoria femminile.

Tabella 1 – Record maschili italiani e mondiali nei 400 metri piani outdoor, assoluti, master M45 e paralimipici T12/13.

Record  400m MElite – AssolutiCategoria età –Master M45
Fidal
World Athletics
44”77
43”03
50”27
49”09
Fispes T12/T13
International Paralympic  
51” 96
46”70
  F.Petrillo 56”67 (2018)  

Da questa prima tabella si evince quanto il record personale di Petrillo sui 400m fosse  lontano da tutti i record maschili, sia rispetto al record dei coetanei master M45 sia rispetto al record paralimpico italiano ipovedenti T12/T13, tempo più lento di oltre 6 e 4 secondi rispettivamente, pari a +12,7% e 9,1%, percentuali utili per confronti successivi.

Tabella 2Record femminili italiani e mondiali nei 400 metri piani outdoor, assoluti, master F45 e paralimipici T12/13.

Record  400m FElite – AssolutiCategoria età –Master F45
Fidal
World Athletics
50”30
47”60
58”29
56”14
Fispes T12/T13
International Paralympic  
1’01”47*
54”46
  V.Petrillo 58”57** (2022)  

*record precedente

**dai primi mesi del 2021 Petrillo corre nella categoria ipovedenti T13 anziché T12, i record sono una categoria unica T12/T13 per FISPES

Il record personale successivo al 2020 risulta solo 3,4% più lento del record precedente (circa due secondi, non 12 secondi di differenza) e il record italiano master F45 è lontano solo pochi decimi di secondo (+0,5%) mentre quello paralimpico è stato migliorato di circa 3 secondi (-4,7%).

La forte anomalia dei due primati personali (2018 e 2022) è avvalorata anche dalla valutazione quantitativa assegnata tramite  punteggio Fidal, più alto è il punteggio più la prestazione è prestigiosa, il balzo è evidente, dai 476 punti come Fabrizio agli 815 punti come Valentina. Come termine di paragone, nelle tabelle dei punteggi Fidal una donna ottiene 476 punti con un tempo di 1:08”31 (qui sì 12 secondi in più dei 56”).

I record rubati di Petrillo: “Ma vincevo anche da uomo”. È vero? Ecco i fact-checking
Da Fabrizio a Valentina la prestazione rallenta di circa 2 secondi, tuttavia la prestazione di "Valentina" nella categoria femminile è valutata più punti (fonte: Fidal).

Dal confronto tra record maschili e femminili sulla distanza (Assoluti, Master45, T12/13) si ottiene una differenza media tra sessi del 14,7% (intervallo 10,6%-18,3%). Petrillo nel passaggio ha registrato vantaggi in tutti i confronti analizzati (vedere l’anomala inclinazione del segmento nel grafico che lo porta all’interno della “bolla” dei record), vantaggi compresi tra gli 8,7 e i 13,8 punti percentuali, con una media di 11,6 punti percentuali. (Con punti percentuali si intende la differenza tra percentuali, ad esempio da +10% a -5% si ottiene un vantaggio di 15 punti percentuali.)

I record rubati di Petrillo: “Ma vincevo anche da uomo”. È vero? Ecco i fact-checking
Grafico - Confronto tra record maschili e femminili nei 400m, mondiali, italiani, master e paralimpici T12/13 e primati personali di Petrillo “pre-transizione” e “post-transizione”

Sulla base dei tempi analizzati il vantaggio fisico pare essere conservato in larga parte e non possiamo escludere che parte del rallentamento dei tempi sia dovuto al fattore età (dai 44 ai 48 anni).

Riguardo i titoli nazionali ottenuti “pre-transizione” l’informazione è corretta, ci sono una decina di titoli ottenuti sia in campionati outdoor che indoor tra il 2016 e il 2018, sui 100, 200 e 400 metri, tuttavia risultano solo in ambito paralimpico Fispes (T12) a differenza di quanto avvenuto dopo con titoli nazionali master Fidal, quindi contro atlete della stessa età e normodotate (titoli master: Arezzo 2020, Rieti 2021, Ancona indoor 2022, ecc).

Quando Petrillo afferma di detenere ora 5 record italiani su 6 nelle corse veloci T13 (200m-400m, indoor e outdoor, 60m indoor) dice il vero ma questo è un ulteriore elemento a sostegno del vantaggio iniquo acquisito perché non risultano record “pre-transizione” tra gli uomini.

Come ulteriore elemento di confronto Fabrizio Petrillo con 56”67 aveva un tempo più lento di oltre 6 secondi rispetto all’ultimo classificato nella finale 400m T13 di Rio 2016 (vedere qui), ora come Valentina il suo 58”57 fatto registrare a Imola il 23 giugno potrebbe essere sufficiente per accedere alla finale di Parigi 2024 quando avrà 50 anni (a Tokyo 2020 il tempo di accesso alla finale è stato 58”48, l’età media delle otto finaliste era 24 anni, vedere qui).

Questo passaggio da atleta non di rilievo a potenziale partecipante alle Olimpiadi ricorda per vari aspetti la vicenda di Will/Lia Thomas, con un rallentamento del 2,6% sulle 200 yard stile libero è passato dal 462° posto nelle classifiche maschili al 1° in quelle femminili (i tempi maschili e femminili qui hanno un differenziale circa del 12%, vedere qui). Grazie alle nuove regole della FINA, Federazione internazionale di nuoto, Thomas non è più idoneo nelle gare femminili in quanto non sono più permessi passaggi di categoria dopo la pubertà/12 anni di età, riportando così saggiamente il criterio sul sesso biologico e non sull’identità di genere percepita.

«MA NON VINCONO SEMPRE»

A chi difende lo sport femminile viene contrapposto chi assicura che la competizione è regolare perché non sempre gli atleti che si identificano come transgender vincono nelle competizioni femminili. Questo argomento è fuorviante e facile da smontare: ad esempio partire prima del via dato dallo starter o fare uso di sostanze dopanti non garantisce la vittoria ma è comunque vietato perché rappresenta un vantaggio iniquo. Vi è poi anche il rischio -difficilmente dimostrabile, ma reale- che l’atleta che volesse occultare il vantaggio acquisito dal passaggio di categoria potrebbe prodursi in performance inferiori a quelle reali.

Se si costruiscono le regole sul presupposto non scientifico di assenza di vantaggio il rischio è quello di scivolare verso due categorie, una dominata dagli atleti (maschi) più forti, l’altra che vedrebbe contrapporsi atleti modesti contro le migliori atlete.

Accertato a più livelli che lo sport femminile deve rimanere solo femminile per equità, è possibile trovare una soluzione perché tutti possano praticare sport. Una strada percorribile, proposta da Linda Blade nel libro “Unsporting”, consiste nel prevedere due categorie: una solo femminile (XX) e una categoria maschile aperta, in cui possono gareggiare gli atleti uomini che si identificano come donne.

All’obiezione sollevata che i transgender sarebbero a disagio in una categoria che non sentono propria è opportuno ricordare che in vari casi atlete femmine che si dichiarano transgender partecipano nella categoria del loro sesso biologico senza che si riscontrino problemi (vedere qui).

Non è possibile ignorare più a lungo le evidenze scientifiche e fare finta di non vedere il vantaggio iniquo dell’ordine del 10% in uno sport in cui anche il singolo centesimo di secondo è importante. Bisogna garantire una categoria femminile sia per evitare di togliere credibilità ai valori sportivi e ancor di più per non privare le atlete di opportunità, vittorie e premi che spettano a loro e soltanto a loro.

Postilla ai lettori: Ogni segnalazione di imprecisione, dato assente o simili è apprezzata.

Marco Alciator


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