Gli psicoanalisti italiani: stop ai puberty blockers
La Società Psicoanalitica Italiana critica sui bloccanti per la pubertà ai bambini: trattamento pericoloso e sperimentale. E si unisce a femministe gender critical e genitori nel chiedere dati scientifici e un dibattito pubblico sul migliore trattamento per i minori che soffrono disforia di genere

Condividi questo articolo

Da anni noi femministe gender critical lottiamo contro lo scandalo della medicalizzazione dei bambini nel nome dell’identità di genere. E da anni veniamo bollate come fasciste, reazionarie, bigotte.

Oggi finalmente una società scientifica accreditata italiana, la Società Psicoanalitica Italiana (SPI), prende posizione, unendosi a noi nel lanciare un grido di allarme: l’uso di bloccanti della pubertà è un trattamento sperimentale che non ha una solida base scientifica, e causa gravi effetti collaterali. Soprattutto, nella maggior parte dei casi la disforia di genere prepuberale -se i minori non vengono medicalizzati- si risolve da sola dopo l’ingresso nella pubertà.

Lo scrive lo psicanalista e presidente SPI Sarantis Thanopulos alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, auspicando l’avvio anche nel nostro paese di “una rigorosa discussione scientifica a cui la Società Psicoanalitica Italiana darà il suo contributo volentieri”.

La lettera dalla Società Psicoanalitica Italiana è coerente con la posizione critica nei confronti dei bloccanti della pubertà espressa da esperti e società scientifiche di tutto il mondo: vi abbiamo già raccontato dell’inchiesta della pediatra Hilary Cass in UK (qui), delle linee guida per il trattamento di minori con disforia di genere in Svezia, Norvegia e Finlandia (qui e qui), della causa dell’American College of Pediatricians contro Biden (qui), delle proposte di legislazione in alcuni stati americani (qui) e della situazione in Australia (qui), etc.

In Italia invece siamo molto indietro: non abbiamo ancora nemmeno i dati di quanti minori siano in trattamento con puberty blockers, né conosciamo nel dettaglio i protocolli che vengono applicati.

E solo l’anno scorso la Società Italiana di Pediatria (SIP) garantiva che gli effetti dei bloccanti della pubertà fossero “completamente reversibili”, citando come fonte il WPATH, associazione americana di “salute transgender” che promuove ideologicamente la transizione medica e chirurgica (ve ne abbiamo raccontato qui).

È ora di esaminare il fenomeno dei minori con disforia di genere, e di come vengono trattati nei nostri ospedali, partendo dai dati e da una valutazione scientifica senza ideologie.

Ecco il testo integrale della lettera della Società Psicoanalitica Italiana a Giorgia Meloni.


Ill.ma Presidente del Consiglio Giorgia Meloni,

L’ esecutivo della Società Psicoanalitica Italiana esprime grande preoccupazione per l’uso di farmaci finalizzato a produrre un arresto dello sviluppo puberale in ragazzi di entrambi i sessi a cui è stata diagnosticata una “disforia di genere”, cioè il non riconoscersi nel proprio sesso biologico.

Vanno seriamente considerate le controindicazioni a questo trattamento:

  • La diagnosi di “disforia di genere” in età prepuberale è basata sulle affermazioni dei soggetti interessati e non può essere oggetto di un’attenta valutazione finché lo sviluppo dell’identità sessuale è ancora in corso.
  • Solo una parte minoritaria dei ragazzi che dichiarano di non identificarsi con il loro sesso conferma questa posizione nell’adolescenza, dopo la pubertà.
  • Sospendere o prevenire lo sviluppo psicosessuale di un soggetto, in attesa della maturazione di una sua definizione identitaria stabile, è in contraddizione con il fatto che questo sviluppo è un fattore centrale del processo della definizione.
  • Anche nei casi in cui la dichiarata “disforia di genere” in età prepuberale si confermi in adolescenza, l’arresto dello sviluppo non può sfociare in un corpo diverso, sotto il profilo sessuale, da quello originario. Lo sviluppo sessuale del proprio corpo anche quando contraddice un opposto orientamento interno consente un appagamento erotico che un corpo “bloccato” o manipolato non offre.

La sperimentazione in atto elude un’attenta valutazione scientifica accompagnata da un’approfondita riflessione sullo sviluppo psichico e suscita forti perplessità. È importante avviare sulla questione dei ragazzi con problematiche di genere una rigorosa discussione scientifica a cui la Società Psicoanalitica Italiana darà il suo contributo volentieri.

A nome dell’esecutivo della Società Psicoanalitica Italiana

Il presidente

Sarantis Thanopulos


Condividi questo articolo
Torna in alto