G20 delle donne: lettera aperta alla ministra Bonetti

Il paritarismo ideologico anni Settanta è al capolinea. Alle donne e al mondo serve la differenza femminile. E la rivalorizzazione del legame materno come radice di una nuova civiltà umana
Condividi questo articolo

A Santa Margherita Ligure si tiene oggi la prima Conferenza G20 dedicata alle donne: questa lettera aperta chiede una svolta politica. Ci si centri sulla differenza femminile, senza limitarsi a discorsi paritari: le donne chiedono un cambio da lungo atteso.

E' possibile pensare al G20 delle Donne come un momento di riflessione innovativa ed originale per la nostra vita di donne?

La vicenda afghana di queste ore ci ricorda che decenni di risorse e di lavoro possono essere distrutti in un attimo: il potere  maschile può tornare velocemente alle sue origini e ricacciare i corpi delle donne sul terreno della contesa e della restaurazione. 

Se è vero che le strade dell'autorità femminile devono proporre occasioni di crescita formativa ed infrastrutturale, come indicato nelle dichiarazioni della Ministra Bonetti (l'educazione STEM: sul presunto scarso accesso alle STEM vedere qui; sgravi fiscali per le assunzioni femminili, asili nido) ci sembra manchi all'appello la proposta di azioni concrete sul fronte dei fenomeni di restaurazione neo-patriarcale, simbolica e materiale.

Quattro donne uccise solo nelle ultime ore stanno a significare una lotta alla violenza che ancora non decolla negli strumenti di contrasto e nelle raffigurazione sociali che le attribuiamo.

È evidente la determinazione con la quale, anche da parte di ambiti progressisti, si stanno intaccando i già precari spazi di libertà femminile e si mette in forte discussione il valore della differenza femminile, della genealogia femminile e del legame materno con figlie e figli. 

Non possiamo ignorare la lotta delle madri per i figli strappati, i tentativi di annullare la differenza femminile, di legalizzare la prostituzione organizzata, di introdurre l'utero in affitto, di proporre come soluzione ai bambini i bloccanti ormonali, di ricavare lavoro di cura gratuito dalle donne: saranno questi il nostro burqa, il fucile alla tempia della libertà femminile. 

A fronte di queste battaglie ci sono buone possibilità di perdere, se noi donne continuiamo ad inseguire gli spazi pubblici declinati unicamente al maschile. 

Le donne di molte città d’Italia, associazioni, donne della politica e del femminismo si sono unite ai presidi presso le Prefetture nei mesi di giugno-luglio con le "Madri in rivolta": chiedono di approfondire il discusso "diritto" alla bigenitorialità, gli effetti perversi della legge 54/2006 e la vittimizzazione secondaria delle madri che denunciano violenza e chiedono spazi di libertà proteggendo le/i figlie/i. Con fatica emerge la disumanità dei decreti di allontanamento di bambini verso case-famiglia o padri maltrattanti, delle spese processuali addebitate a madri indigenti e delle CTU – consulenze tecniche di ufficio – per l’affidamento dei figli che diventano trattamenti sanitari obbligatori per le madri a causa di sindromi inesistenti - come l’alienazione genitoriale. Mentre, per contro, i padri maltrattanti vengono giustificati, tutelati, incoraggiati.

La violenza  contro madri e bambine/i rappresenta  solo la punta dell'iceberg di una volontà di ri-assoggettamento delle donne e di ri-affermazione dei “diritti” dei padri. Questi ambiti non possono più essere tenuti separati dall’azione politica perché sono storicizzabili con la crisi delle politiche paritarie che non tengono conto delle differenze tra i sessi.

La bigenitorialità e l'affido condiviso andavano a soddisfare un paritarismo ideologico, animato dall'aspettativa che la condivisione del carico di cura fosse la strada della libertà femminile e della responsabilità maschile, ed è ciò che pensano ancora oggi molte donne. Ma i padri separati sono organizzati in lobby decise a cancellare il "privilegio" della contribuzione economica paterna al mantenimento, e mettono in discussione la preminenza del legame materno nella crescita delle/i bambine/i, sancita e protetta dal diritto di famiglia fino  al 1975.

L’effetto paradossale è stato quello di dividere in due i bambini, anziché le responsabilità, e di proteggere persino le competenze genitoriali dei maltrattanti. Questo è stato possibile con il passaggio cruciale dalla differenza all’indifferenza sessuale. Il neutro sfavorisce coloro che sono oppresse proprio in base al loro sesso: le donne. Rimossa, politicamente e simbolicamente, la differenza sessuale non può produrre liberazione. La decostruzione del valore simbolico della differenza chiama la politica ad una inversione radicale e lungimirante.

Alle donne va assicurato uno spazio pubblico restituito alla libertà femminile per potersi dedicare se lo vogliono alla crescita dei bambini con un adeguato sostegno economico, oppure una adeguata protezione contrattuale. Questo vuol dire non solo asili nido, peraltro proposti oggi persino in fase di eso-gestazione.

Tutto il mondo della fragilità va assicurato con adeguato sostegno modellato sulla differenza. La cura, come paradigma di rinnovate visioni politiche, rischia l'ennesima svalorizzazione retorica se non declinata come concreta strategia. Il legame materno è anche la chiave per crescere e vivere nella consapevolezza della fragilità e della interdipendenza.

Sulle madri si scaglia tanta violenza perché sono la radice delle relazioni dell'umano. Abbiamo scritto altrove che "il sogno paritario degli anni 70 ha lusingato le figlie promettendo loro la libertà contro le proprie madri, contro ciò che esse rappresentavano”. Siamo pronte, oggi, a riconoscere l'ingenuità  di quel pensiero? Se le madri non sono libere nella loro differenza non potranno crescere figlie libere. Nella precarietà sociale ed economica non potremo accogliere altre  donne, né potremmo illudere sui vantaggi della vita in Occidente.

Questo corto circuito ha generato i danni dell'oggi e non possiamo più vedere agire tanta mortifera e distruttiva presenza. Ci rivolgiamo alla ministra Bonetti perché si avvii una riflessione possibile, senza contrapporre modelli o interpretazioni: le donne, se vogliono, sanno farlo.

Maria Esposito Siotto- Collettivo Donne In-Curanti (con il contributo della redazione di Feminist Post)


Buona parte delle notizie pubblicate da Feminist Post non le leggerai altrove. Per questo è importante sostenerci, anche con un piccolo contributo: Feminist Post è prodotto unicamente grazie a lavoro volontario di molte e non gode di alcun finanziamento.
Se pensi che il nostro lavoro possa essere utile per la tua vita, saremo grate anche del più piccolo contributo.

Puoi darci il tuo contributo cliccando qui: Patreon - Feminist Post
   — oppure —
Puoi inviare a: ASSOCIAZIONE CULTURALE BLU BRAMANTE
Causale obbligatoria: FEMINIST POST
IBAN: IT80C0200812914000104838541
Potrebbe interessarti anche
13 Maggio 2022
Destra, sinistra, umano, transumano
Il tema dei "diritti" -dall'identità di genere all'utero in affitto- non è complementare o a latere, ma delinea l'orizzonte verso il quale ci si muove. Ma la prospettiva post-umana perseguita dai progressisti non è unica e ineluttabile. L'alternativa esiste: una civiltà a radice femminile
Ripresentando il ddl Zan, al Senato con scarsissime possibilità che passi -quando invece altre soluzioni, tipo il ddl Scalfarotto, avrebbero assicurato una legge contro l'omobitransfobia- il segretario PD Letta ha più volte sottolineato che il tema dei diritti è decisivo per il suo partito. Tema dei diritti che tuttavia è sempre posto come complementare, a latere di questioni ritenute ben più rilevanti: la guerra, certo, i temi economici ma anche semplicemente la legge elettorale. In verità il più della partita […]
Leggi ora
1 Maggio 2022
Lei è Giorgia
Utero in affitto, identità di genere, maternità: su molti temi le posizioni della leader che oggi guarda alla premiership coincidono con quelle del femminismo, snobbate dalla sinistra. Che fare di fronte a questa sfida? Il movimento delle donne può dialogare con la destra?
Giorgia Meloni potrebbe diventare la prima donna premier nel nostro Paese. Lei non nasconde più la sua ambizione e se di qui alla prossima primavera saprà fare le cose giuste -meglio: se non farà cose sbagliate- e se riuscirà a scampare alle raffiche del fuoco amico, non meno intenso e insidioso di quello nemico, potrà raggiungere il suo obiettivo, dovendo ringraziare solo se stessa oltre agli errori dei suoi avversari: nessuno l'ha cooptata -vedere qui- non ha capibastone a cui […]
Leggi ora
28 Aprile 2022
Caso Sargentini: l'assordante silenzio di Saviano
La giornalista femminista Monica Ricci Sargentini minacciata di sanzione -tre giorni di sospensione- dal Corriere della Sera per avere condiviso lo spirito di un'iniziativa di protesta contro un articolo pubblicato sull'allegato Sette in cui lo scrittore napoletano parlava di regolarizzare il "sex work" come lavoro ordinario. Sarebbe importante conoscere il suo punto di vista di difensore della libertà di opinione sulla vicenda. Ma al momento nessun segnale
Conosciamo Roberto Saviano come un difensore della libertà di opinione e di stampa. Così si è sempre presentato. Non soltanto per i rischi corsi personalmente, ma per avere in più occasioni difeso la libertà di pensiero con prese di posizioni pubbliche, spiegando che un giornalista deve “poter fare il proprio lavoro senza essere attaccato sul piano personale, senza un clima di minaccia” e lamentando che “qualsiasi voce critica sa di potersi aspettare ritorsioni”. In questi giorni Monica Ricci Sargentini, giornalista […]
Leggi ora
26 Aprile 2022
Trans-medicina: la nuova lobotomia
Secondo Lisa Michele il trattamento di minori sani con ormoni è "uno dei più grandi scandali medici della storia" e può essere paragonato alla lobotomia di 50 mila americani a metà del secolo scorso: in entrambi i casi, nessuna evidenza scientifica e gravi danni per i pazienti. Intanto nasce in Italia un sito di auto-aiuto per genitori di bambine e bambini con disforia di genere
Parlando di quello che definisce "uno dei più grandi scandali medici della storia americana" (e non solo americana, purtroppo: i trattamenti di cui parla si fanno anche in Italia) la femminista americana Lisa Michele,azzarda un paragone molto forte tra le terapie ormonali per le persone con disforia (specie le-i minori) e la pratica chirurgica della lobotomia, trattamento devastante molto in voga negli USA tra gli anni '40 e gli anni '60. Quella che leggerete è una trascrizione del video di […]
Leggi ora
22 Aprile 2022
Torna al Senato il ddl Zan. Tale e quale. E noi di nuovo pronte alla lotta. Tale e quale
Irriducibili, Zan e il PD tornano alla carica. Con lo stesso identico testo già caduto al Senato. Vero obiettivo, l'identità di genere e la formazione nelle scuole. E mentre gran parte dell'Occidente -dalla Gran Bretagna alla Svezia, alla Finlandia. all'Australia, alla Florida- arretra sul self-id dopo averne constatato i danni per donne, bambine e bambini, in Italia si intende importare questo prodotto scaduto
Guerra o non guerra, Covid o non Covid, la settimana prossima al Senato, presumibilmente mercoledì 27- il PD ripresenterà il ddl Zan. Tale e quale. Nessuna obiezione è stata considerata, né tanto meno discussa. L'identità di genere -è la cosa a cui si tiene di più, il vero architrave della legge- resta al centro, con la formazione nelle scuole e tutto il resto. Il mondo occidentale arretra dopo avere constatato i danni causati dall'autoidentificazione di genere e dal self-id, a […]
Leggi ora
20 Aprile 2022
Università di Barcellona: prof femminista boicottata dagli studenti queer
Un altro caso Stock, questa volta nell'ateneo catalano. Presa di mira la docente e scrittrice femminista Juana Gallego a causa del suo gender criticism. Casi che si moltiplicano in tutte le accademie occidentali, ma le autorità stanno a guardare. L'iniziativa a sostegno della docente lanciata dal femminismo spagnolo
Juana Gallego, scrittrice e docente all'Universitat Autònoma de Barcelona -Master di Genere e Comunicazione- ​​è sotto attacco da parte degli studenti queer che prima dell'inizio del corso hanno annunciato al coordinatore del master che avrebbero boicottato le sue lezioni a causa delle idee che esprime sui media o nel suo blog. Una vicenda che ricorda quella di molte altre docenti -il caso più famoso quello di Kathleen Stock- allontanate dalle università per le loro posizioni gender critical. Della questione della […]
Leggi ora