“La crioconservazione degli ovociti, come scelta consapevole e autodeterminata, deve poter essere parte integrante di un percorso di salute riproduttiva, accessibile, informato e non stigmatizzato, in grado di garantire pari opportunità e libertà di scelta alle donne e agli uomini”.
Così la Conferenza delle Donne PD –responsabile Roberta Mori, nella foto con Elly Schlein- che intende portare avanti “un impegno politico e culturale forte, volto alla promozione di una nuova alleanza tra scienza, diritti e politiche pubbliche, capace di incidere concretamente sulle condizioni materiali che permettono alle persone di decidere se, quando e come diventare genitori” percorso definito “medicina di genere”.
Posto che la medicina di genere è tutt’altra cosa e attiene alla differenza sessuale -vedere per farsi un’idea il recente parere del Comitato Nazionale per la Bioetica– va rilevato che:
• il prelievo degli ovociti preliminare alla crioconservazione comporta alcuni passaggi pericolosi per la salute delle donne: stimolazione ovarica con il rischio tutt’altro che remoto di sindrome da iperstimolazione ovarica (Ovaric Hyper Stimulation Syndrome – OHSS): distensione addominale e dolore, nausea, vomito, ascite, dispnea, restrizione della minzione, ipercoagulabilità, disturbi elettrolitici. Fino a complicanze fatali, come l’insufficienza renale acuta, il tromboembolismo, la sindrome da distress respiratorio. Secondo i dati dell’American Society for Reproductive Medicine la OHSS si verifica in forma moderata-severa nell’1-6% dei cicli, quindi in un numero significativo di casi. Almeno leggersi “Nel ventre di un’altra” di Laura Corradi (Castelvecchi 2017). Così, per farsi un’idea.
• Alla stimolazione ovarica segue un intervento chirurgico in anestesia generale per il pick up degli ovociti, con i rischi connessi. Può essere necessario ripetere più volte sia i cicli di stimolazione sia il pick up chirurgico qualora gli ovociti non siano “buoni”, non siano adeguatamente maturi, non siano in numero sufficiente etc.
• anche nel caso si disponga di una buona dote di ovociti congelati, la possibilità di riuscire a mettere al mondo un bambino con fecondazione assistita resta molto bassa: in 7-8 casi su 10 -e anche qui con ripetuti tentativi- la procedura non va a buon fine. E le percentuali di insuccesso aumentano con il crescere dell’età: un conto è provarci a 30 anni -ma allora perché congelare gli ovociti?-, un altro dopo i 40. Quindi è del tutto illusorio pensare di affrontare “il preoccupante calo demografico che vede l’Italia al primo posto in Europa” promuovendo la crioconservazione degli ovociti e il ricorso a PMA.
• si stanno moltiplicando gli studi a dimostrazione del fatto che i bambini nati da fecondazione assistita -tutte le tecniche- sono a maggior rischio “statisticamente significativo” di numerose patologie, malattie oncologiche comprese, rispetto ai nati da concepimento naturale. E’ ormai pratica diffusa all’ingresso dei reparti di oncologia pediatrica richiedere nel foglio di anamnesi come sia stato concepito il piccolo paziente, se in modo naturale o tramite PMA.
Non è chiaro quindi per quali ragioni le donne PD, mettendo a rischio la salute di donne e bambini e proponendo pratiche sostanzialmente fallimentari promuovano come un diritto la crioconservazione degli ovociti e il ricorso a PMA intendendoli come “prevenzione dell’infertilità”, “tutela della fertilità”, “concreta possibilità di diventare genitori”, “libertà di scelta”, possibilità “di decidere se, quando e come diventare genitori”, “percorso di salute riproduttiva” e via con gli slogan. Tutto questo è stupefacente.
L’età fertile ha un inizio e una fine, limiti inaggirabili. L’infertilità femminile e maschile è in costante aumento, e così le menopause precoci, e la prevenzione comporta ben altre iniziative.
Almeno studiare, prima di parlare: una volta si usava così.
ELENA BANDIERA
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