Compassione per la PM di Benevento

Le parole con cui viene richiesta l'archiviazione del caso di stupro di un marito ai danni della moglie raccontano la vita di tante, istruite a silenziare il proprio desiderio per fare spazio a quello maschile. Forse l'archiviazione non passerà, ma quel racconto resta, in tutta la sua verità
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Leggendo il dispositivo con il quale la PM della Procura di Benevento ha chiesto l’archiviazione della denuncia di violenza sessuale di una donna a carico del marito, mi sono ritrovata a fare i conti con un inconsulto sentimento di compassione.

Quelle parole mi si sono stampate dentro: il fatto denunciato non può essere stupro, sostiene la PM, perché l’uomo deve “vincere quel minimo di resistenza che ogni donna, nel corso di una relazione stabile e duratura, nella stanchezza delle incombenze quotidiane, tende a esercitare quando un marito tenta un approccio sessuale”.
Quindi i presunti atti violenti denunciati dalla donna sono giudicati meri “fatti carnali che devono essere ridimensionati nella loro portata”.

Sono le parole rassegnate di una donna, e dietro di lei una genealogia di donne rassegnate, che raccontano la triste ordinarietà della vita delle mogli educate al fatto che gli uomini, per dirlo con Elena Ferrante, “ann’a fa’ l’uommene… disposte a difenderli e a servirli anche se le schiacciano e le straziano”. Per quieto vivere devono imparare a farsi sorde e mute rispetto ai propri desideri, anche quando sono tristi e stanche, disponendosi docilmente ad accogliere quel sesso di scarica -i “fatti carnali”- al quale un uomo per sua natura ha diritto.  

Leggendo quelle parole mi si è presentata la chiassosa folla delle madri e delle madri delle madri che da sempre istruiscono le figlie spingendole verso il loro ineluttabile destino di donne:si fa così e così”. Ce l’abbiamo fatta noi, abbiamo ingoiato la rabbia, ce l’hai a fa’ pure tu, non cercarti guai.

Con quelle parole, come in un lapsus calami, la pm di Benevento sembra essersi momentaneamente sottratta al linguaggio sia pure approssimativo della giustizia -uno stupro è uno stupro è uno stupro- per scrivere un piccolo feroce racconto sulla vita di tante, in cui troppe si saranno riconosciute.

L’archiviazione sarà probabilmente negata, il clamore è stato troppo. Ma quel racconto resta, con tutto il dolore e tutta la verità che ha dentro. A qualcosa servirà.

Marina Terragni


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