Chiuse in un recinto. Come a Kabul
Lettera aperta al Sindaco Gualtieri e alle altre autorità competenti sull’incredibile scena di discriminazione nel quartiere Centocelle a Roma: donne isolate come animali impuri per le celebrazioni di fine Ramadan. Chi ha dato il permesso per l’inaccettabile manifestazione? E che iniziative si intendono intraprendere contro questa barbarie misogina?

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Al Sindaco di Roma Roberto Gualtieri

Al Presidente del Municipio V Mauro Caliste

Alla Commissione Pari Opportunità del Comune di Roma

e p.c.

Alla Ministra Pari Opportunità e Famiglia Eugenia Roccella

Al Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi

Gentile Sindaco, gentile Presidente, gentili membri della Commissione Pari Opportunità,

manifestiamo sgomento e sconcerto a fronte delle modalità con cui nel Municipio V della Capitale -piazza dei Mirti, quartiere Centocelle, a pochi metri dalla scuola intitolata ad Artemisia Gentileschi- si sono svolte le celebrazioni di fine Ramadan, le donne chiuse in un recinto come animali impuri per isolarle e impedire loro di guardare gli uomini intenti nella preghiera.

Una scena “afghana” nel cuore di Roma che non può essere giustificata da alcun principio di “tolleranza” e di pacifica convivenza tra differenze religiose e culturali.

Chiediamo alle autorità se erano state informate di questo allestimento, se hanno concesso permessi per l’installazione di dette recinzioni sul suolo pubblico, nonché quali iniziative intendano intraprendere nei confronti di chi ha ideato e organizzato questa inaccettabile e umiliante scena di discriminazione.

In attesa di cortese e sollecito riscontro

Rete per l’Inviolabilità del Corpo Femminile

RadFem Italia

Donna che prega in un recinto a Roma, in zona Stazione Termini


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