Vladimir Putin e le “libertà di genere”
La sua guerra "spirituale"al gender e all'Occidente corrotto è solo propaganda. La gran parte degli occidentali è contro self id e la trans-industry, che è patriarcato (glitterato) tanto quanto il suo, affamato di potere e di soldi

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Nel suo orribile discorso rilanciato dai quotidiani, oltre ad avere definito bastardi e “moscerini da schiacciare” i presunti traditori della Russia, ovvero chiunque dica no alla guerra -fra cui molte donne coraggiose come la giornalista Marina Ovsyannikova, l’influencer di moda Belonika-Veronika Belotserkovskaya, Yelena Osipova, anziana arrestata per avere manifestato la sua richiesta di pace e tante altre- Vladimir Putin ha anche parlato di un Occidente indebolito e fiaccato dalle sue mollezze, fra cui le cosiddette “libertà di genere”.

Al tema aveva fatto riferimento anche il patriarca Kirill, sostenendo che l’attacco in Ucraina era una guerra giusta contro la decadenza spirituale dell’Occidente, ben rappresentata dalle “lobby gay” e dai Pride.

La nostra lotta contro l’identità di genere non ha assolutamente niente a che vedere con quanto espresso dai patriarchi Putin e Kirill.

In Russia la vita delle persone Lgbt è molto difficile, le manifestazioni di piazza sono proibite, non esistono le unioni civili. Siamo e saremo sempre per la giustizia e per la non-discriminazione delle persone omosessuali e transessuali. Lottiamo contro gli stereotipi sessisti, diversamente dai conservatori e dai dittatori come Putin orientati unicamente dalla volontà di riaffermare i ruoli tradizionali e le gabbie patriarcali, donne a casa e maschi in guerra.

Resistiamo all’ideologia dell’identità di genere e alla sostituzione del termine sesso con genere nei regolamenti, nelle leggi, nei documenti degli organismi internazionali. Lo facciamo a tutela delle donne e delle bambine e dei bambini: in particolare delle-i minori lesbiche e gay, indotte-i dal transattivismo a considerare il proprio orientamento sessuale come “essere nati nel corpo sbagliato”. Lottiamo contro la manipolazione dei corpi di bambine e bambini.

La gran parte della popolazione nei Paesi occidentali la vede come noi -nonostante i media offrano ben altra rappresentazione, e sarebbe ora che si assumessero la responsabilità di questa mistificazione- ed è proprio questo a darci forza e convinzione.

Putin e Kirill fanno solo propaganda di guerra, non c’ è niente di “spirituale” in quello che dicono.

E non è affatto vero, come ha sostenuto la transfemminista Giorgia Serughetti, che la vera “posta in gioco” in questa guerra è “il conflitto intorno ai modelli di genere e sessualità” ovvero la guerra alla “trasformazione dei costumi promossa dai movimenti femministi e Lgbt”. Le ragioni delle guerre sono sempre e solo il potere e i soldi.

Siamo per la libera espressione della differenza sessuale e la libera significazione di sé contro ogni stereotipo.

Se uno dei binari su cui ci muoviamo è la resistenza all’identità di genere, l’altro binario è la lotta contro il sistema patriarcale in tutte le sue declinazioni, dalla guerra mossa da Putin ai glitter delle gender politics: anche la trans-industria è patriarcato e business.

LA REDAZIONE DI FEMINIST POST


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