Dopo il caso Imane Khelif alle Olimpiadi di Parigi lo Scandinavian Journal of Medicine & Science in Sports interviene con un editoriale in cui si richiede la reintroduzione dei sex-test per l’analisi cromosomica (XX, donna, o XY, uomo) delle atlete. Titolo dell’editoriale: Fair and Safe Eligibility Criteria for Women’s Sport.
Nell’editoriale si afferma che le gare di boxe a Parigi hanno visto atleti con un presunto vantaggio maschile nelle categorie femminili, e questo pone con maggior forza la questione dell’idoneità negli sport femminili. Facendo riferimento a un precedente studio in cui si spiegava come alla produzione endogena di testosterone durante lo sviluppo del soggetto conseguono differenze basate sul sesso nelle dimensioni corporee, nella massa muscolare, nella resistenza, nella velocità e nella forza, si ribadisce la necessità di categorie femminili separate e si pone la necessità di una rivisitazione della questione.

La soluzione proposta per garantire gli sport femminili è l’esclusione dalle categorie delle donne di ogni individuo che abbia avuto uno sviluppo maschile -piuttosto che basarsi sui livelli attuali di testosterone- oltre al fatto di non basarsi sul sesso legale indicato nei passaporti o sull’identità di genere percepita dal soggetto.
L’editoriale ricorda che i test sui cromosomi sono stati aboliti nel 1999, “ma oggi, 25 anni più tardi, vi è ampia evidenza del fatto che il sesso biologico è un differenziatore cruciale per quanto riguarda la lealtà sportiva, e influenza la sicurezza delle atlete”.
Oggi il sex test -un semplice tampone nella guancia- è una procedura semplice, non invasiva, ripetibile e non viola la dignità della persona. Per preservare la privacy dell’atleta, questi test andrebbero effettuati prima possibile -non a ridosso delle gare.
Un sondaggio dopo i giochi di Atlanta 1996 ha rivelato che l’82 per cento delle atlete è a favore dei sex-text (solo il 6 per cento ha espresso una ferma contrarietà).
“Quasi tre decenni dopo dobbiamo riconsiderare e rispettare la voce delle atlete. E’ cruciale che le federazioni degli sport in cui il sesso è rilevante abbiano il potere necessario a proteggere le atlete assicurando una competizione leale”.
Lo studio indica come modello possibile le regole introdotte da World Acquatic, federazione mondiale del nuoto.
Abbiamo lanciato da tempo una petizione per chiedere il sex-test a protezione degli sport femminili. SOTTOSCRIVETELA QUI!
MARINA TERRAGNI
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