Sull’aborto solo propaganda: “Emendamento fuffa, buono per la campagna elettorale”
Il comma recentemente approvato che autorizza le associazioni pro life a entrare nei consultori in realtà non aggiunge e non cambia quanto già previsto dalla legge 194. Lo spiegano Marina Terragni e Francesca Izzo. E anche i Pro Vita si affrettano a precisare: non entreremo nei consultori. Il tema è buono per lo scontro politico in vista delle Europee. Ma la legge resta tale e quale

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E’ triste dover parlare di aborto a comando: l’aborto è un’esperienza complessa e dolorosa per la stragrande maggioranza delle donne. “Per il piacere di chi sto abortendo?”: Carla Lonzi sintetizzava la questione in questo modo. E’ tristissimo che il tema venga agitato in campagna elettorale, da una parte e dall’altra, e che ci si senta obbligate a dire qualcosa.

Nei giorni scorsi la destra ha proposto e fatto passare con la fiducia un emendamento al PNRR che autorizzerebbe i pro-life a entrare nei consultori; le opposizioni, dal canto loro, cavalcano l’operazione mettendola al centro della campagna per le europee.

La legge 194 è sotto attacco? Le donne dovrebbero preoccuparsi? Interpellate dal Huffington Post Marina Terragni e Francesca Izzo analizzano la “novità” politica e le sue possibili conseguenze.
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Sull’aborto solo propaganda. “Emendamento fuffa, buono per la campagna elettorale”

“Si tratta di un emendamento fuffa perché non fa che ribadire quello che è già garantito dall’articolo 2 della legge 194. Non aggiunge e non cambia assolutamente nulla. Servirà solo come bandierina per i movimenti Pro Life e Famiglia, che all’orizzonte hanno l’abolizione della 194, e permetterà alle opposizioni di mettere in croce la maggioranza durante la campagna elettorale“. Marina Terragni, giornalista e scrittrice femminista, non ha dubbi che l’emendamento al dl Pnrr su cui il governo ha messo la fiducia e il cui testo, a prima firma di Lorenzo Malagola di FdI, è passato in commissione bilancio, non cambierà di una virgola quello che è già esplicitamente previsto dalla legge. E cioè che le Regioni, nell’organizzare i servizi dei consultori, possono “avvalersi, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, anche del coinvolgimento di soggetti del terzo settore che abbiano una qualificata esperienza nel sostegno alla maternità“.

E’ già così”, le fa eco Francesca Izzo, storica del pensiero politico moderno e contemporaneo, da decenni attiva nel campo dei diritti delle donne e tra le fondatrici di Se non ora quando?. “La legge 194 prevede già la presenza nei consultori di organizzazione del terzo settore deputate all’assistenza alla scelta della donna. Poi le realtà localmente possono essere molto diverse”, spiega. Nei vari consultori, infatti, possono esserci figure e associazioni con una specifica formazione, capaci di fornire informazioni e supportare la donna nella scelta dell’eventuale prosecuzione o dell’interruzione della gravidanza, “come possono essere presenti soggetti del terzo settore a carattere esclusivamente ideologico, che si mettono a fare campagna terroristica contro il diritto all’assistenza sanitaria di una donna che voglia interrompere la gravidanza”. Al di là delle differenze territoriali, rimane comunque il fatto che è già tutto normato dal punto di vista legislativo. In questo senso non si capisce l’intento dell’emendamento “se non eventualmente quello di favorire quanto più possibile la presenza di soggetti nei consultori che possano scoraggiare l’aborto”, conclude Francesca Izzo.

Che si tratti soltanto di un manifesto politico, più che di una reale riforma, è convincimento comune, dunque. A giudicare anche dalla reazione che l’approvazione del testo in commissione bilancio ha suscitato fra le opposizioni. “E’ incredibile come, proprio nei giorni in cui il Parlamento europeo riconosce l’aborto come uno dei diritti che dovrebbero esser costituzionalmente garantiti dai Paesi dell’Unione, la destra al governo in Italia cerchi ancora una volta di limitare la libertà delle donne, permettendo alle Regioni di spalancare le porte dei consultori alle associazioni Pro Vita più di quanto non stiano già facendo”, ha detto Marta Bonafoni, coordinatrice della Segreteria Pd, con delega ad Associazionismo e Terzo Settore, e consigliera regionale del Lazio. “Un passo indietro, l’ennesimo, rispetto a conquiste faticose ottenute con anni di battaglie, sul fronte dei diritti e delle libertà di tutte e di tutti. Anche per questo – anticipa – sarò in piazza Montecitorio per chiedere di tener fuori gli obiettori dai consultori e di attuare veramente, anziché depotenziare, quanto previsto dalla legge 194”.

Nel merito e con le stesse obiezioni si sono espressi anche i parlamentari del Movimento 5 Stelle, la segretaria del Pd Elly Schlein e Riccardo Magi di +Europa: il governo Meloni vuole minare il diritto all’aborto permettendo l’ingresso nei consultori degli antiabortisti di Pro Life proprio mentre in Europa si ragione se far entrare l’interruzione di gravidanza nella Carta dei diritti fondamentali dell’Ue, è la tesi comune. “La costituzionalizzazione del diritto all’aborto è una stupidaggine: il femminismo ha sempre parlato di diritto alla salute e all’assistenza sanitaria della donna che intenda interrompere la gravidanza. Ed è questo che sancisce la legge 194, non il diritto all’aborto”, specifica Marina Terragni che ribadisce che “non ci sono elementi di novità in questo emendamento che è solo di facciata”

C’è una legge in Italia che non può certamente essere cambiata, sulle questioni di questo tipo noi abbiamo sempre lasciato libertà di coscienza”, ha rassicurato, infatti, il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, a margine di una conferenza stampa nella sede di Forza Italia. “Ritengo che sia giusto che ognuno si comporti in base al proprio credo e la propria coscienza, ma non bisogna criminalizzare chi è contro l’aborto”.

Non abbiamo nessuna intenzione di entrare nei consultori, perché il nostro ambito di azione è la sensibilizzazione pubblica e l’influenza politica con campagne nazionali”, ha dichiarato in una nota Jacopo Coghe, portavoce di Pro Vita & Famiglia Onlus. “Ciò non toglie l’urgenza”, ha aggiunto “di riportare i consultori al ruolo per cui furono pensati dalla Legge 194, cioè luoghi dove le donne possano essere aiutate a trovare alternative concrete all’aborto rimuovendo quelle situazioni di disagio socio-economico o di solitudine e abbandono che rendono l’autodeterminazione un vuoto slogan politico”, ribadendo di fatto il concetto di inutilità dell’emendamento dal punto di vista legislativo, ma caricandolo di valenza politica quando ha concluso: “L’emendamento al Pnrr va nella giusta direzione e quella creata da Pd e 5 Stelle è una polemica contro il diritto delle donne in difficoltà di ricevere aiuto e assistenza se vogliono portare avanti la gravidanza e realizzare il desiderio di essere madri”.

Linda Varlese

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