Sesso e genere: il saggio di JK Rowling

Nel suo testo la scrittrice spiega nel dettaglio le ragioni per le quali ha sentito la necessità di occuparsi della questione trans, sfidando la violenza degli attivisti. Uno scritto-manifesto per il femminismo gender critical tradotto in italiano da Alessandra Asteriti
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Attaccando JK Rowling oggi si può anche fare business. Ultima iniziativa quella di un giovane imbecille canadese creatore di libri d'arte che ha deciso di de-rowlingzzare Harry Potter pubblicando un'edizione speciale della saga sulla cui cover il nome dell'autrice scompare: 170 dollari a copia per un ignobile sopruso. Che gli restino tutte le copie in magazzino.

Tornando alle cose serie: nel giugno del 2020 JK Rowling ha pubblicato un saggio sul suo sito web per spiegare dettagliatamente la sua posizione sul tema dell'identità di genere. Saggio accolto, al solito, da un'ondata di minacce e di abusi pregiudiziali, pretestuosi e inaccettabili, a prescindere dai contenuti.

Con il consenso di Rowling Alessandra Asteriti ha tradotto in italiano il saggio che avrebbe dovuto essere pubblicato dalla rivista Il Mulino. Accampando scuse (al solito, anche qui) la rivista ha in seguito ritirato la sua disponibilità. Asteriti ha quindi deciso di pubblicarlo comunque sul suo sito web Gender Dissident, e ci ha consentito di ripubblicarlo a nostra volta per dargli la massima diffusione possibile. La ringraziamo per questo e ringraziamo JK Rowling.

A seguire il testo tradotto. Buona lettura.


JK ROWLING SPIEGA PER QUALE RAGIONE SI DEVE DISCUTERE DELLA QUESTIONE SESSO E GENERE

Non è stato facile scrivere questo saggio, per motivi che risulteranno presto evidenti ai lettori, ma sono consapevole che è arrivato il momento di spiegare la mia posizione in un dibattito che ha assunto toni particolarmente violenti. Nello scrivere questo saggio, non voglio assolutamente contribuire a questa violenza nei toni.

Per chi non lo sapesse: lo scorso dicembre ho scritto un tweet per esprimere il mio sostegno per Maya Forstater, un’esperta in materia fiscale che aveva perso il suo lavoro per aver scritto dei tweet ‘transfobici.’ Maya ha aperto una controversia al tribunale del lavoro, per avere riconosciuto il suo diritto di credere nel fatto che il sesso sia determinato biologicamente. Il giudice, James Taylor, nella sua sentenza non le ha riconosciuto questo diritto. 

Il mio interesse nel dibattito sui trans precede il caso di Maya di quasi due anni, durante i quali ho seguito da vicino il dibattito sul concetto di identità di genere. Ho conosciuto persone trans, ho letto diversi libri, blog e articoli di persone trans, specialisti sull’identità di genere, persone intersex, psicologi, esperti di salvaguardia, assistenti sociali, medici, ed ho seguito il dibattito online e sui media. Da una parte, il mio interesse è professionale, dal momento che sono correntemente impegnata nella stesura di una serie poliziesca, ambientata ai giorni nostri, e la protagonista, una detective, è della generazione interessata, e affetta, da queste problematiche; dall’altra, si tratta per me anche di qualcosa di strettamente personale. Lasciatemi spiegare. 

Durante tutto il mio periodo di ricerca su questo argomento, mi sono accorta di quante accuse e minacce mi fossero rivolte su Twitter, da parte di persone trans e di attivisti. Tutto è cominciato da un ‘mi piace’. Da quando ho cominciato a studiare il problema dell’identità di genere, e del transgenderismo in generale, ho preso l’abitudine di salvare schermate di commenti che mi interessavano, come pro-memoria per cose da leggere e ricercare in futuro. Una volta, per sbaglio, invece di salvare la schermata, ho cliccato su ‘mi piace.’ Quel singolo gesto è stato assurto a prova di ‘psicoreato’, dando il via ad una campagna di basso tono, ma persistente, negativa nei miei confronti.

Mesi dopo, ho ulteriormente compromesso la mia posizione seguendo Magdalen Berns su Twitter. Magdalen era una giovane femminista e lesbica immensamente coraggiosa, allora già colpita dal tumore al cervello che l’avrebbe uccisa. Avevo deciso di seguirla perché volevo contattarla direttamente, cosa che poi ho fatto. Tuttavia, dal momento che Magdalen era incrollabile nella sua convinzione dell’importanza del sesso come fatto biologico, e si rifiutava di chiamare bigotte quelle lesbiche che non volevano rapporti con donne trans con organi sessuali maschili, gli attivisti dei diritti trans su Twitter non ci misero niente a fare due più due, e il livello di abuso sui social crebbe di conseguenza. 

Dico questo solo per spiegare che sapevo benissimo cosa sarebbe successo in seguito alla mia dichiarazione di sostegno per Maya. A quel punto ero già alla mia quarta o quinta ‘cancellazione.’ Avevo messo in conto le minacce di violenza, le accuse di stare letteralmente uccidendo le persone trans con il mio odio, di essere chiamata troia e puttana, di vedere i miei libri al rogo, anzi un uomo particolarmente offensivo mi rivelò di averli compostati. 

Non mi aspettavo invece di ricevere una valanga di email e lettere, la maggior parte delle quali erano positive, ed esprimevano supporto e gratitudine. Erano spedite da un insieme variegato di persone gentili, generose ed intelligenti, alcune delle quali lavoravano in ambiti nei quali venivano a contatto con individui trans e con il fenomeno della disforia. Erano tutti seriamente preoccupati da come il concetto teorico di genere stesse influenzando decisioni relative alla salvaguardia, alle cure mediche ed alle scelte politiche. Erano specialmente preoccupati per i rischi a cui erano esposte le persone giovani, i gay, e per i danni ai diritti delle donne e delle bambine. Più di tutto, erano preoccupati per il clima di paura che si era instaurato, che non serviva gli interessi di nessuno – men che meno delle persone trans. 

Mi ero allontanata da Twitter per parecchi mesi a quel punto, intorno al periodo in cui avevo espresso il mio sostegno per Maya, consapevole del fatto che sarebbe stato meglio per la mia salute mentale. L’unico motivo per cui sono tornata recentemente su Twitter è stato il desiderio di condividere un libro per bambini durante la pandemia. Gli attivisti, che ovviamente si credono persone buone, generose e progressiste, si sono precipitate sulla mia timeline, arrogandosi il diritto di censura, accusandomi di fomentare l’odio, coprendomi di insulti sessisti, soprattutto – come sa bene ogni donna che osa intervenire in questo dibattito – TERF.

Nel caso non lo sappiate già – e perché dovreste? – ‘TERF’ è un acronimo creato dagli attivisti, e sta per Trans-Exclusionary Radical Feminist (Femminista Radicale che Esclude i Trans). In pratica, donne di tutte le posizioni politiche vengono chiamate TERF, la maggioranza delle quali non si considerano femministe radicali. Esempi di TERF vanno dalla madre di un giovane gay che temeva suo figlio trovasse nell’essere trans una fuga dal bullismo omofobico al quale era sottoposto, a signore di una certa età, che mai si erano considerate femministe ma era inorridite dal fatto che i grandi magazzini Marks & Spencer permettessero a qualsiasi uomo si identificasse come una donna di usare i camerini per le donne. Non solo, ma in realtà le TERF non escludono i trans, dal momento che includono gli uomini trans nel loro femminismo, in quanto sono nati donna.

In ogni modo, accusare qualcuno di essere TERF si è rivelata una tattica molto efficace per intimidire individui, istituzioni e organizzazioni che un tempo ammiravo, e che vedo ora arrendersi a queste tattiche da cortile di scuola. ‘Diranno che siamo transfobici!’ ‘Diranno che odiamo i trans!’ Che altro, diranno che hai le pulci? Detto da una donna, credo che molti personaggi pubblici abbiano bisogno di farsi crescere gli attributi (cosa indubbiamente possibile, secondo gente che crede che l’esistenza del pesce pagliaccio dimostri che gli essere umani non siano una specie dimorfica).

Allora, perché faccio tutto questo? Perché ho deciso di parlare? Perché non continuare a fare il mio lavoro e tenere la testa bassa?

Ci sono cinque diversi motivi per cui questo nuovo attivismo trans mi desta preoccupazione, e che mi hanno spinto a parlare.

Primo, dirigo una fondazione in Scozia che si occupa di alleviare il fenomeno della privazione sociale, soprattutto per le donne e i bambini. Tra le altre cose, la fondazione finanzia progetti di donne nelle carceri e donne che hanno subito violenza domestica e sessuale. Finanzio anche la ricerca medica per la cura della sclerosi multipla, una malattia che affligge uomini e donne diversamente. Mi è chiaro da tempo che questo nuovo attivismo trans sta avendo un impatto (o lo avrà, qualora tutte le loro richieste dovessero essere accolte) su tutto un insieme di progetti a cui tengo e che sostengo, in quanto vuole ottenere che il sesso venga sostituito dall’identità di genere come categoria legale.

Secondo, ho lavorato nel mondo della scuola ed ho dato vita ad una fondazione benefica per i bambini, e quindi mi stanno specialmente a cuore sia l’istruzione che la salvaguardia dei bambini. Come molti, temo gli effetti che certe rivendicazioni per i diritti trans potrebbero avere su entrambi.

Terzo, da autrice che ha subito la censura numerose volte, ho un interesse particolare per la libertà di espressione, e la difendo pubblicamente e con forza, anche per Donald Trump.

Quarto, e qui veniamo ai motivi più strettamente personali. Mi preoccupa molto l’esplosione di casi di giovani donne che si definiscono trans, ed esprimono il desiderio di intraprendere il processo di transizione di genere, nonché il numero crescente di ragazze che intraprendono il processo opposto (di ritorno al loro sesso femminile originario),  avendo cambiato idea ed essendosi pentite di aver compiuto dei passi che le hanno portate a modificare il loro corpo in modo irrimediabile ed a compromettere la loro fertilità. Alcune di loro hanno rivelato di aver deciso di intraprendere la transizione dopo aver realizzato di essere lesbiche, e che la transizione era un modo di evitare l’omofobia, sia nella società che nella loro famiglia.

La maggior parte della popolazione probabilmente non sa - certamente io non lo sapevo, fino a quando non ho cominciato la mia ricerca in questo settore - che dieci anni fa, la maggior parte degli individui che intraprendono il processo di transizione di genere erano uomini. Adesso la percentuale si è capovolta. In Gran Bretagna abbiamo avuto un aumento del 4400% di ragazze che hanno intrapreso il processo di transizione sotto controllo medico. La percentuale di ragazze autistiche tra loro è molto alta.

La stessa cosa si sta verificando negli Stati Uniti. Nel 2018, Lisa Littman, medico e ricercatrice statunitense, cominciò a ricercare il fenomeno. Come lei stessa spiega in un’intervista:

‘Alcuni genitori sui social cominciarono a riportare un pattern molto inusuale di ragazze amiche tra loro, o addirittura a volte interi gruppi di ragazze che si dichiaravano trans contemporaneamente. Era mio dovere come ricercatrice di non considerare la possibilità che si trattasse di un fenomeno di contagio sociale.

Littman fa menzione di Tumblr, Reddit, Instagram e YouTube come fattori che possono contribuire alla sindrome da lei definita Rapid Onset Gender Dysphoria (disforia di genere improvvisa), un fenomeno per il quale, nell’ambito dell’identificazione transgender, ‘i ragazzi hanno creato delle casse di risonanza completamente isolate dall’esterno.’

Il suo articolo fece furore. Fu accusata di parzialità e di diffondere disinformazione sulle persone trans,  fu sommersa da uno tsunami di abusi e fatta oggetto di una campagna ben congegnata per rovinare la sua reputazione personale e professionale. La rivista rimosse l’articolo dal sito web e lo sottopose ad un ulteriore processo di peer-review, prima di pubblicarlo nuovamente. Nonostante ciò, la sua carriera seguì una traiettoria simile a quella di Maya Forstater. Lisa Littman aveva osato mettere in discussione uno dei dogmi fondamentali dell’attivismo trans, cioè che l’identità di genere sia innata, come l’orientamento sessuale. Nessuno, insistevano gli attivisti, può essere persuaso a diventare trans.

Molti attivisti trans sostengono che, se non si consente ad un adolescente trans di intraprendere il processo di transizione di genere, il risultato può essere il suicidio. In un articolo scritto per motivare la sua decisione di dimettersi dalla clinica Tavistock (un centro del servizio sanitario nazionale inglese per la cura della disforia di genere) lo psichiatra Marcus Evans ha dichiarato che l’asserzione che i ragazzi al quale non è permesso intraprendere la transizione di genere potrebbero suicidarsi ‘non è in armonia con i dati e gli studi in questo campo, né con la mia esperienza pluri-decennale come psicoterapista.’

Gli scritti di queste giovani donne trans rivelano sensibilità ed intelligenza. Più leggo le loro storie di disforia di genere, la loro accurata descrizione delle sensazioni di ansietà, dissociazione mentali, disturbi dell’alimentazione, autolesionismo e odio per sé stesse, più mi sono chiesta se anche io, se fossi nata 30 anni più tardi, non avrei tentato la transizione di genere. Il desiderio di evitare il mio essere donna era immenso. Da adolescente ho sofferto di un grave disturbo ossessivo-compulsivo.  Se avessi trovato una comunità e la solidarietà online che non riuscivo ad avere nella mia vita e nel mio ambiente, credo che avrei potuto essere persuasa a diventare il figlio maschio che mio padre disse apertamente avrebbe preferito.

Quando leggo teorie sull’identità di genere, mi torna in mente quanto mi sentissi mentalmente ‘asessuata’ da giovane. Mi ricordo la descrizione che Colette dette di sè stessa come di una ‘ermafrodita mentale’ e le parole di Simone de Beauvoir: ‘È perfettamente normale per una futura donna indignarsi di fronte alle limitazioni che le vengono imposte per il suo sesso. La vera domanda non è perché mai le rifiuti: il problema è capire piuttosto perché mai le accetti.’

Dal momento che diventare uomo non era nell’ambito del possibile negli anni ottanta, mi sono rifugiata nei libri e nella musica per superare sia i miei problemi mentali sia l’interesse maschile per la sessualità nascente e l’atteggiamento giudicante, che spinge così tante ragazze ad una vera a propria guerra contro il loro corpo. Per mia fortuna, mi sono riconosciuta nelle opere di tante scrittrici e musiciste, che si interrogavano come me sul loro senso di estraneità e la loro ambivalenza nell’essere donna, e mi hanno riassicurato che, nonostante la pressione che la società sessista esercita sul corpo femminile, non c’è niente di male a non sentirsi una bambola arrendevole vestita di volant rosa; che ci si può sentire confuse, cupe, esseri sessuati e asessuati insieme, insicuri sul cosa e chi siamo.

Ci tengo a essere il più possibile chiara: sono sicura che per alcuni individui che soffrono di disforia, la transizione di genere è la soluzione giusta, ma so anche che c’è una grande quantità di ricerca che conferma che un numero compreso tra 60-90% di adolescenti con disforia la superano senza interventi. Mi si dice in continuazione di ‘incontrare persone trans.’ L’ho fatto: oltre ad alcuni giovani, tutti immancabilmente adorabili, conosco di persona una transessuale, più anziana di me, che è una persona fantastica. Anche se non fa segreti del suo passato da uomo gay, per me è sempre stata una donna, e credo (e certo spero) che sia completamente felice di aver fatto questo passo. Vista la sua età, però, si è sottoposta ad un processo lungo e rigoroso di valutazione, psicoterapia e transizione per gradi. Gli attivisti trans di oggi chiedono la rimozione di quasi tutte le regole ed i passaggi a cui i candidati per la transizione di genere dovevano sottoporsi. Un uomo che non ha intenzione di avere un intervento chirurgico di riassegnazione di genere, o di assumere ormoni, può ottenere un Certificato di Riconoscimento del Genere e diventare legalmente una donna. Non molti sono consapevoli che la legge attualmente garantisca questo diritto.

Stiamo vivendo il periodo più misogino che abbia mai vissuto. Negli anni ottanta immaginavo che le mie figlie, se ne avessi avute, avrebbero avuto una vita migliore della mia; invece, tra il rigurgito anti-femminista e la cultura online intrisa di pornografia, credo che in realtà le cose, per le ragazze, siano peggiorate. Mai prima d’ora avevo visto le donne così umiliate e disumanizzate come adesso. Dalla lunga storia di molestie sessuali del leader del mondo libero, e il suo vanto di ‘grabbing them by the pussy’, al movimento incel (‘celibi involontari’) che si accanisce contro le donne che non acconsentono al sesso con loro, agli attivisti trans che invitano apertamente alla violenza contro le TERF ed alla loro ‘rieducazione,’ uomini di tutti i colori politici sono d’accordo su una cosa: le donne se la cercano. Ovunque alle donne viene detto senza mezzi termini di stare zitte e mettersi da parte.

Mi sono letta tutti gli argomenti su come la femminilità non sia necessariamente connessa all’avere un corpo femminile, e l’asserzione che le donne, come classe biologica, non abbiano esperienze comuni, e li trovo profondamente misogini e reazionari. Inoltre è evidente che uno degli obiettivi di chi nega l’importanza del sesso come categoria sia di smantellare l’idea, erroneamente percepita come una forma ingiusta di segregazione, che le donne abbiano una loro distinta esperienza biologica in quanto donne o  – e qui è il pericolo – una realtà che le accomuna e ne fa una classe politica coesa. Le centinaia di email che ho ricevuto negli ultimi giorni sono la prova che la preoccupazione che questo progetto di smantellamento sia in atto è almeno altrettanto sentita.  Apparentemente non basta che le donne siano solidali con i trans. Alle donne viene richiesto che accettino ed ammettano che non c’è alcuna differenza materiale tra le donne trans e le donne.

E però, come tante donne prima di me hanno già detto, ‘donna’ non è un costume. ‘Donna’ non è un concetto nella testa di un uomo. ‘Donna’ non è un cervello rosa, o la passione per le Jimmy Choo e altri criteri profondamente sessisti e che adesso passano per progressisti. In più, il linguaggio ‘inclusivo’ che impone di chiamare le donne ‘mestruanti’ ‘persone con la vulva’ e simili, risultano umilianti e disumanizzanti per molte donne. Capisco perché gli attivisti trans possano pensare che questi termini siano appropriati e sia un segno di gentilezza e cortesia usarli, ma per le donne che hanno ricevuto insulti degradanti tutta la loro vita da parte di uomini violenti, non sono neutrali, sono ostili e alienanti. 

E così arrivo alla quinta ragione per cui sono preoccupata degli sviluppi dell’attivismo trans.

Sono ormai più di venti anni che sono un personaggio pubblico, e in tutto questo tempo, non ho mai parlato in pubblico delle violenze sessuali e domestiche che ho subito. Non perché me ne vergogni, ma perché ricordarmene è per me traumatico. Inoltre, volevo proteggere la privacy della figlia che ho avuto dal mio primo matrimonio. Non volevo che questa fosse solo la mia storia, appartiene anche a lei. Recentemente però le ho chiesto se fosse d’accordo che io raccontassi pubblicamente questa parte della mia vita, e lei mi ha incoraggiato a farlo.

Se dico questo non è per farmi compatire, ma per solidarietà con tutte quelle donne, e sono tantissime, che hanno una storia simile alla mia, e che sono state accusate di essere delle bigotte perché vogliono mantenere spazi solo per le donne.

Mi è stato difficile uscire da quel primo, violento primo matrimonio, ma adesso sono sposata con un uomo buono, dai solidi principi, e mi sento sicura come mai mi sarei aspettata di esserlo. Però, le cicatrici delle violenze e delle molestie sessuali di cui sono stata vittima non scompaiono, nonostante tu sia amata, nonostante tu sia ricca. È diventata una leggenda familiare il mio perenne star sul chi vive – persino io mi rendo conto che sia ridicolo – ma intanto prego che le mie figlie non abbiano mai motivo di odiare i rumori improvvisi, o il trovarsi una persona alle spalle senza averla sentita avvicinarsi.

Se poteste vedere cosa sento quando leggo di una donna trans uccisa da un uomo violento, vedreste solo solidarietà. Ho un senso viscerale del terrore provato da queste donne trans negli ultimi momenti della loro vita, perché anche io ho conosciuto quei momenti di terrore cieco, quando sapevo che l’unica cosa a tenermi viva era il senso labile di autocontrollo del mio assalitore.

Sono sicura che la maggioranza degli individui trans non presentino alcun rischio per gli altri, essendo al contrario vulnerabili alla violenza, come ho già spiegato. I trans hanno bisogno di, e meritano, protezione. Come le donne, sono a rischio di morire uccise dai propri partner. Le donne trans che lavorano come prostitute, e specialmente le trans donne di colore, corrono rischi particolari. Insieme a tutte le altre donne sopravvissute alla violenza di coppia e sessuale, non provo altro che empatia e solidarietà per le donne trans che sono state abusate da uomini.

Quindi voglio che le donne trans siano protette. E però non voglio che bambine e donne siano meno protette. Se si permette a qualsiasi individuo di sesso maschile che crede di essere o si sente una donna di accedere a spazi per sole donne come bagni pubblici e spogliatoi – e, come ho detto, la legge permette di ottenere un certificato di riconoscimento del genere senza ormoni o intervento chirurgico – si apre la porta per qualsiasi uomo voglia approfittarne. Questa è la semplice verità.

Questo sabato mattina, ho letto che il governo scozzese ha deciso di attuare il suo controverso progetto di riforma della legge sul riconoscimento di genere, effettivamente riducendo i criteri necessari per cambiare genere ad una semplice dichiarazione. Per usare un termine molto in voga, mi sono sentita ‘triggered’. Esausta per gli attacchi continui dagli attivisti trans sui social, quando volevo solo rispondere ai bambini che mi inviavano disegni per il libro che stavo scrivendo durante il lockdown, ho passato la maggior parte di quel sabato tormentata da pensieri cupi, con i ricordi della violenza sessuale sofferta da giovane che si ripetevano nella mia mente. Quella violenza che avevo subita in un momento della mia vita in cui ero vulnerabile, e un uomo approfittò di quella vulnerabilità. Non riuscivo a fermare il flusso dei ricordi, e mi riusciva difficile contenere la mia rabbia e la mia delusione per il modo in cui il governo ignorava la sicurezza delle donne e delle bambine.

Sabato sera tardi, scorrendo i disegni dei bambini prima di addormentarmi, mi sono dimenticata la prima legge di Twitter – impossibile avere conversazioni ragionevoli su Twitter – e ho reagito a quella che ritenevo fosse un’espressione degradante nei confronti delle donne. Ho ribadito l’importanza del termine sesso (distinto da genere) e da allora ne pago il prezzo. Sono transfobica, una stronza, una puttana, una TERF, mi merito di sparire, di essere presa a pugni, di morire. Sei Voldemort mi ha scritto uno, pensando chiaramente che questo fosse il solo linguaggio per me comprensibile.

Sarebbe così facile twittare solo gli hashtag che riscuotono approvazione – perché certo che i diritti trans sono diritti umani, certo che le vite trans contano – ricevere il mio premio e gloriarmi per aver segnalato la mia virtù. Il conformismo dà contentezza, sollievo, protezione. Per tornare a Simone de Beauvoir, “… senza dubbio è più comodo sopportare una cieca servitù che combattere per la propria liberazione; i morti si trovano meglio in terra dei vivi.”

C’è un numero impressionante di donne che sono terrorizzate dagli attivisti trans; lo so perché in tante mi hanno contattato per raccontare le loro storie. Hanno paura che i loro dati personali vengano diffusi, di perdere il lavoro e il reddito, e di subire atti di violenza.

Ma per quanto spiacevole siano questi attacchi costanti, mi rifiuto di sottomettermi a un movimento che sta provocando seri danni, io credo, nel suo tentativo di modificare il significato della parola ‘donna’ nel suo senso di classe biologica e politica, offrendo il fianco a uomini intenti ad approfittarne per fare del male alle donne, in modo che non si era mai visto prima. Mi schiero con donne e uomini coraggiosi, gay, etero e trans, che hanno preso posizione per la protezione della libertà di pensiero e di espressione, e per i diritti e la protezione di alcuni degli elementi più vulnerabili della nostra società: ragazzi gay, adolescenti fragili, e donne che hanno bisogno di spazi solo per donne e desiderano che rimangano disponibili. I sondaggi mostrano che queste donne sono la vasta maggioranza, e non includono solo quelle che per privilegio o fortuna non hanno mai avuto esperienza di violenza maschile o molestie sessuali o peggio, e non si sono mai preoccupate di scoprire quanto sia comune questa esperienza.

Ciò che mi dà speranza sono le donne che si stanno organizzando politicamente e protestano, e gli uomini e i trans che stanno al loro fianco. I partiti politici che ascoltano solo chi grida più forte ignorano le istanze delle donne a loro rischio e pericolo. In Gran Bretagna, le donne di tutti i partiti hanno cominciato a lavorare insieme, preoccupate per la perdita di diritti e la campagna di intimidazione nei loro confronti. Nessuna delle donne che criticano la teoria di genere con le quali ho parlato odiano i trans; al contrario. In molte di loro, l’interesse per questo problema è nato proprio per le preoccupazioni che avevano sul trattamento degli adolescenti trans, e provano un’immensa empatia verso gli adulti trans che non chiedono altro che vivere la propria vita, e sono adesso coinvolti in questo rigetto per un tipo di attivismo che rifiutano. Ironicamente, questi tentativi di zittire le donne con l’epiteto TERF ha spinto molte giovani a riscoprire quel genere di femminismo radicale che non si vedeva da decenni.

L’ultima cosa che voglio dire è questa. Non ho scritto questo saggio per riscuotere la simpatia di nessuno. So di essere una donna estremamente fortunata. Sono sopravvissuta, ma non sono certamente una vittima. Ho parlato del mio passato solo perché, come ogni altro essere umano al mondo, anche io ho un passato che influenza le mie paure, i miei interessi e le mie opinioni. Non dimentico mai quella complessità interiore quando creo i miei personaggi e certamente non la dimentico mai quando si parla di individui trans.

L’unica cosa che chiedo – l’unica cosa che voglio – è la stessa empatia, la stessa comprensione per i molti milioni di donne il cui unico crimine è voler essere ascoltate senza ricevere minacce e abusi.

JK Rowling


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