Portogallo, la destra vuole riesaminare la legge sul self id, reintrodurre la valutazione psichiatrica e vietare i bloccanti della pubertà
Ma Volker Türk, Alto Commissario delle Nazioni Unite, ha deciso di chiedere allo Stato portoghese di mantenere la norma. Chi tutela donne e bambini?

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Due anni fa, senza saperlo, Giorgia Meloni è stata applaudita da lontano da molti genitori portoghesi quando ha votato «no» all’elezione di António Costa alla presidenza del Consiglio europeo. Meloni è stata l’unica tra i leader europei a votare contro, e l’ex primo ministro socialista portoghese ha finito per ottenere la carica che ricopre ancora oggi. Il motivo per cui questi genitori nutrono tanto disprezzo per Costa è legittimo: i loro figli sono stati distrutti dall’industria trans creata dalla legge sull’autodeterminazione di genere n. 38 approvata da António Costa nel 2018, che permette ai maggiorenni di cambiare nome e sesso senza alcuna valutazione psichiatrica e ai minorenni tra i 16 e i 18 anni con il consenso di rappresentanti legali e un referto che attesti la capacità di decidere, non una diagnosi. Oggi ci sono 120 minori in trattamento farmacologico.

Oggi quella legge, voluta dal governo socialista guidato da António Costa, in coalizione con l’estrema sinistra, e che mette sullo stesso piano una ragazza che ha sviluppato dismorfia corporea perché è stata abusata sessualmente, un feticista che vuole entrare negli spazi delle donne, o un opportunista con precedenti penali che vuole sottrarsi al carcere destinato agli uomini è in fase di rivalutazione da parte dei partiti di centrodesra e destra (PSD, CDS e Chega). L’obiettivo è reintrodurre l’obbligo di valutazione psichiatrica e interrompere la somministrazione di bloccanti e terapia ormonale nei minorenni.
E nel bel mezzo di questo processo, Volker Türk, Alto Commissario delle Nazioni Unite, ha deciso di interferire e chiedere allo Stato portoghese di mantenerla, nonostante abbia danneggiato bambini e giovani, soprattutto ragazze e anche donne. In Portogallo ci sono sei uomini nelle carceri femminili, alcuni dei quali con precedenti per stupro.
Perché Türk trova tutto questo tollerabile? L’intervento è arrivato su richiesta della deputata europea Catarina Martins, del Bloco de Esquerda, un partito di estrema sinistra, per la quale «le donne trans sono donne», come ha riaffermato di recente in un incontro a Bruxelles con la transessuale brasiliana Erika Hilton.
Ma che peso ha la richiesta di Türk?
1. Accogliere il suo appello sarebbe una interferenza gravissima dell’ONU nella dinamica politica del Portogallo.
2. L’attuale legge sull’autodeterminazione di genere SENZA valutazione psichiatrica, che Türk sostiene essere ragionevole, esiste solo in un terzo dei Paesi dell’UE. I restanti due terzi hanno approvato leggi in linea con le evidenze scientifiche, quindi con valutazione psichiatrica obbligatoria. Come dovrebbe essere.
3. La raccomandazione di Türk, che cita le linee guida dell’OMS, non è in linea con l’ONU stessa. Due anni fa, un altro rapporto dell’ONU ha rivelato l’assoluta mancanza di imparzialità dell’OMS sulle questioni riguardanti la comunità trans. Questo perché, quando ha definito le sue linee guida, la stragrande maggioranza dei 20 membri del panel dell’OMS apparteneva (o appartiene ancora) a organizzazioni LGBT (come ILGA Europe) e alla altamente controversa WPATH, coinvolta in molti scandali e attualmente denunciata negli Stati Uniti.
Il vero rischio dunque non è l’Onu in sé ma che una maggioranza eletta si pieghi alla richiesta di una lobby calpestando i diritti delle donne e la tutela dei minori.

Marisa Antunes


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